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Giappone 2008 – parte 8

Il museo dello Studio Ghibli.

Grazie a un amico che ci ha prenotato i biglietti in anticipo (è meglio farlo 1-2 mesi prima) siamo riusciti ad andare al Ghibli Museum.

autobus1Il museo si trova nel quartiere/città di Mitaka. Ci si arriva con la JR dopo quasi un’ora di treno. Da Hamamatsucho abbiamo preso la Yamanote fino a Shinjuku, e da lì la Linea Chuoo Rapida fino a Mitaka. Dalla stazione al museo ci sono autobus che, anche se non diretti, sono abbastanza riconoscibili, come potete vedere dalle foto.

AutobusIn una decina di minuti l’autobus arriva al museo e al parco che lo affianca.

Arrivati lì con quasi 2 ore di anticipo abbiamo pensato di andare a mangiare qualcosa, e qui la brutta sorpresa (l’unica della giornata, per fortuna): non ci sono ristoranti raggiungibili a piedi. Per fortuna a un centinaio di metri c’è un konbini dove siamo riusciti a recuperare un paio di sandwich (non era molto fornito…).mappaparco

Morale della favola: se dovete mangiare fatelo vicino alla stazione o portatevi qualcosa “al sacco”.

Perdonate la pessima qualità della foto alla mappa del parco. Il parco e il museo sono quelli in alto, indicati dalla grossa freccia gialla. Non lasciatevi ingannare dalle proporzioni. totoroA piedi è abbastanza lunga fino alla stazione!

A una delle due entrate (quella vicino ai campi da tennis) del museo potete trovare un bigliettaio un po’ speciale: Totoro. :)

MuraSeguendo il piccolo vialetto che costeggia le alte mura del museo, coperte di edere e rampicanti e attorniata da piante di tutti i tipi, arrivate all’entrata vera e propria, quella più vicina al parco.

Robot LaputaIl tutto somiglia molto alle ambientazioni di Laputa, e l’effetto è sottolineato dall’enorme robot a grandezza naturale sul tetto del museo.

Attraverso la scala a chiocciola che vedete nella foto, dall’interno del museo si può arrivare “al cospetto” del robot. Purtroppo era vietato fare foto dentro il museo, ma ne potete vedere una nella pagina di Wikipedia dedicata a Laputa.

cartelliAll’entrata, dei “chiarissimi” cartelli in gran parte in kanji indicano le varie direzioni che si possono prendere, ma in realtà il percorso è abbastanza obbligato.

entrataSi entra da questa specie di rifugio antiatomico che vedete nella foto a destra (nel quale riesco a leggere solo “foresta” in kanji, e “Ghibli” (jiburi) in katakana…), dove viene consegnato un pieghevole con le indicazioni sul museo e altro materiale, tra cui una diapositiva con un fotogramma di uno dei film dello Studio Ghibli.

Subito dopo si viene fatti scendere verso il piano interrato del museo. Da qui in avanti non ho potuto fare nessuna foto, ma posso dirvi che vale assolutamente la pena andarlo a visitare.

Le prime due stanze sono forse la parte più simile a un museo, anche se mascherate da parco giochi. Ci sono varie attrezzature usate durante la produzione di film di animazione, e altre che dimostrano come il rapido movimento dei singoli fotogrammi venga percepito come animazione dall’occhio umano. e non sto parlando di apparecchiature grandi quanto una scatola di scarpe, ma anche di un paio grandi come un armadio o un’automobile.

Da qui si arriva a un salone centrale dal quale si raggiungono gli altri ambienti del museo. In particolare ci si può mettere in coda per assistere al cortometraggio proiettato nel piccolo cinema interno, purtroppo solo in giapponese e senza sottotitoli. Cortometraggio è un po’ limitante come definizione, visto che dura intorno ai 20-25 minuti. Noi abbiamo visto “Il giorno che ho cresciuto una stella”.

Al piano terra si trova, da un lato, il Petit Louvre (che, ho scoperto, è presente solo nel 2008 e 2009, poi verrà cambiato con qualcos’altro), una serie di piccole stanze con riproduzioni di capolavori dell’arte, ma anche e soprattutto dei piccoli tocchi di genio, come i buchi nei muri da cui, guardando, si vedono paesaggi 3D ricostruiti in modo molto realistico.

Dall’altro lato si segue un percorso snodato su 4-5 stanze che riproducono lo studio dove lavorano gli artisti dello Studio Ghibli, con scrivanie, cataste di libri, colori, pennelli, studi, provini, cell, modellini di aerei e ricostruzioni di oggetti usati o visti nei film. Il materiale è talmente tanto che non basterebbe una giornata per vederlo tutto. Ne è pieno anche il soffitto.

Al primo piano c’è uno stanzone per i bambini (sotto i 12 anni) con un enorme Nekobus, e la scala per arrivare sul tetto a vedere il robot di Laputa. Un breve corridoio decorato con le locandine dei film in proiezione (quest’anno c’erano Ponyo e Sky Crawlers) porta all’uscita dal museo, dove è presente un piccolo negozietto che vende un po’ di tutto, dai pelouche alla cristalleria, dai modellini del Savoia in varie scale alle magliette, dai portachiavi ai biscotti, ecc. ecc.

Fuori dal museo c’è anche un caffé. Qui ho potuto riaccendere la macchina fotografica e fare una bella panoramica di tutto, anche se stava facendo buio e la luce non era eccezionale, ma dà un bell’effetto con le luci accese.

panoramica

Se avete notato quello strano puntino rosa in basso a destra nella foto precedente, eccolo ripreso in primo piano. :)

maialinoAll’uscita ho cercato di fare altre foto dei dintorni e, soprattutto, del robot sul tetto, ma la qualità è indecente, quindi ve le risparmio.

Il giro completo è durato circa 3 ore, ma se potessi tornarci sono sicuro che non me ne basterebbero altre 3 nemmeno per vedere solo quello che mi sono perso in questo giro, nonostante il museo non sia grandissimo e, a parte l’entrata, non si trovi calca di gente in ogni stanza, grazie al numero chiuso di visitatori.

Se pensate di andare a Tokyo e amate anime e manga, accettate un consiglio: non potete rinunciare a una visita a questo museo.

Giappone 2008 – parte 7

Shibuya. Il quartiere “fashion”.

Un paio di giorni del nostro viaggio li abbiamo passati a Shibuya. Probabilmente è il quartiere di Tokyo più conosciuto al mondo, finendo anche come circuito nel videogame “Race Driver: GRID“. Sicuramente è uno dei più affollati. Si trova sulla Yamanote, a una solHachikoa fermata da Harajuku (famoso per i negozi di alta moda e alto costo) e a tre da Shinjuku (reso famoso da City Hunter). Purtroppo è dalla parte opposta di Akihabara… ;)

La stazione della JR è enorme, e chissà perché il treno si fermava sempre esattamente dalla parte opposta all’uscita, quindi toccava farsi 3-4 minuti a piedi per uscire. Appena fuori, in una affollatissima piazza, cercando in mezzo alla gente si può trovare la statua di Hachiko, uno dei cani più famosi del mondo assieme a Balto e Rin-Tin-Tin.

Lo spettacolo fuori della stazione probabilmente si presenta proprio come la maggior parte della gente intende il Giappone: alti palazzi a specchio con megaschermi in cui gira di continuo pubblicità di vestiti e cantanti. Qui sotto potete vedere un panorama a quasi 360° dalla piazza davanti alla stazione. Per gustarvi l’effetto stampatela e fatela diventare un cilindro. ;) Continue reading

Giappone 2008 – parte 6

Una delle poche “concessioni turistiche” che ci siamo presi.

Entrata del tempioHo dovuto insistere per riuscire a fare almeno una visita veloce al tempio di Zojo-ji, che si trova a pochi metri dalla Torre di Tokyo, nel quartiere di Hamamatsucho. Purtroppo il brutto tempo che ci ha accompagnato per quasi tutto il viaggio non ci ha dato tregua, e il cielo è sempre stato nuvoloso. Per fortuna almeno non ha piovuto.

Il nome completo del tempio è San’en-zan Kodo-in Zojoji (三緑山広度院 増上寺), e si tratta del tempio principale della setta buddista Jodo (Terra Pura).

Famiglia TokugawaNel 1598 è stato spostato alla posizione attuale da Tokugawa Ieyasu, ed è diventato il tempio della famiglia Tokugawa, che molti appassionati di anime e manga ricorderanno perché si tratta della famiglia a cui si rifaceva l’anime dello Shogun Mitsukunimito.

Nella foto qui a fianco potete vedere il simbolo della famiglia inciso sulle porte di una specie di capitello all’interno del giardino del Tempio.

Purtroppo la parte principale del Tempio era in ristrutturazione proprio in quel periodo, quindi non si poteva ammirare la facciata, ma dalla foto potete vedere quanto sia vicino alla Torre di Tokyo, mentre nel sito ufficiale potete vedere la facciata com’è.

Fortunatamente le due ali laterali erano visibili, e le potete ammirare nelle foto seguenti.

Ala sinistra Facciata in ristrutturazione Ala destra

La parte a sinistra non l’abbiamo visitata. Abbiamo pensato fossero le strutture di studio e residenza dei monaci, mentre quella a destra è un piccolo negozietto che vende portafortuna e souvenir del tempio e della famiglia Tokugawa.targheaugurali

Vicino alll’edificio adibito a negozietto ci sono le caratteristiche lavagne in cui lasciare messaggi augurali e desideri personalibigliettiaugurali.

Alcuni messaggi sulle targhe di legno erano anche in inglese, ma la maggior parte, naturalmente, in giapponese.

Tutto il giardino è pieno di piccole e grandi strutture che la maggior parte degli occidentali, me compreso, conosce solo superficialmente grazie ai manga e agli anime.

Qui sotto potete vedere una foto panoramica a 180° di centinaia di piccole statuine con delle girandole, che mi hanno lasciato impressionato già due anni fa, quando le avevo viste di notte da fuori del Tempio, di ritorno dalla visita alla Torre. Quest’anno ho deciso di fare una foto:

panoramaVi lascio alla gallery qui sotto per tutte le altre foto. Ho l’impressione che qualsiasi cosa io possa dire potrebbe rovinarne la bellezza, già messa a dura prova dalle mie scarse qualità di fotografo. :)

Giappone 2008 – parte 5

Ecco il quartiere dove abbiamo alloggiato.

Hamamatsucho è un quartiere abbastanza tranquillo. Ci eravamo già stati nel 2006, durante il nostro primo viaggio in Giappone, e, visto che che lo Shiba Park Hotel ha quattro stelle ma è comunque uno dei più economici offerti dalla JALPAK per i pacchetti di viaggio, e visto che ci siamo trovati molto bene, ci siamo tornati anche quest’anno.

Torre di TokyoL’hotel si trova in una stradina laterale, e non sulla via principale che va dalla stazione della Yamanote alla Torre di Tokyo. Già, perché la famigerata Torre si trova proprio in questo quartiere, come potete vedere dalla foto.

Nella stessa foto potete vedere anche l’entrata della via che porta al tempio che sarà oggetto del prossimo post.

A parte queste due cose non c’è molto da vedere in questo quartiere, ma la sStazionetazione della Yamanote è a qualche centinaio di metri dall’albergo, e da lì si può raggiungere praticamente qualsiasi punto della città grazie a una rete capillare di treni, anche se sarebbe meglio chiamarli “metropolitane di superficie” visto la frequenza con cui passano. Date le dimensioni della città, la comodità è assoluta.

Perdonate la pessima foto, ma mi è venuto in mente di scattarla solo l’ultimo giorno, mentre tornavamo all’aeroporto in autobus. Un centesimo di secondo dopo e quel camion mi avrebbe rovinato completamente l’immagine. :)

World Trade CenterVicino alla stazione si trova anche il World Trade Center, che non ha praticamente niente in comune con le (vecchie) Twin Towers di New York, tranne forse il fatto che si tratta di due palazzi, uno di fronte all’altro.

Ho visto dalle tabelle esterne che dovrebbe esserci un osservatorio sulla cima, ma non ci siamo andati, e posso presumere che con “observatory” intendano una terrazza da cui guardare il panorama, più che un osservatorio come lo intendiamo noi.

Ma la “vera attrazione” del quartiere è il konbini, Konbinicomodamente posto a metà strada tra la stazione e l’albergo, dove ci fermavamo ogni sera a prendere degli onigiri per placare la fame o altre delikatessen come il succo di mela,  il latte, il pane al cioccolato, i biscotti ripieni o altre cose del genere per la colazione.

L’albergo non era particolarmente economico da questo punto di vista, mentre al konbini si trovano prezzi veramente stracciati su tutto. Ci si trovano anche riviste e altre cose di uso comune. Un po’ come le botteghe di quartiere che da noi stanno pian piano sparendo.

Anche questo contribuisce ad accentuare l’apparente paradosso del Giappone: strade a 6 corsie attorniate da negozietti come questo e da “trattorie” in mezzo a palazzoni di 20-30 piani, il tutto spesso perfettamente integrato nel paesaggio.

Giappone 2008 – parte 4

Il Giappone non smette di stupire.

Chiudo il “ciclo” di questi post dedicati ad Akihabara con questa gallery, che mi ha lasciato stupito la prima volta che me ne sono accorto.

Passeggiando per Akihabara non capita spesso di guardare il marciapiedi, visto che ci sono vetrine e palazzoni con pubblicità e insegne luminose e non alte anche 6 o 7 piani. E infatti li ho notati per puro caso mentre ci stavamo rifocillando seduti sul guard rail.

Ogni 20-30 metri di marciapiedi sulla via principale c’è uno di questi “tombini”, che in realtà non sono tombini, ma proprio “mosaici” incassati per terra, e sono tutti diversi.

Nonostante i cambiamenti che stanno avvenendo nel quartiere, sono stati preservati in tutti i modi, come potete vedere in una delle foto in cui il marciapiedi è stato riasfaltato, ma rispettando il disegno.

Godetevi la gallery. Dal prossimo post passeremo ad altri quartieri di Tokyo. Ho in serbo Hamamatsucho, con un’extra, Shibuya e un altro extra a Mitaka. Continue reading

Giappone 2008 – parte 3

Rimanendo in tema di Akihabara…

Abbiamo passato talmente tanto tempo ad Akihabara (circa 8 giorni su 11… :) ) che ormai la conosciamo quasi quanto casa nostra, ma quest’anno abbiamo scoperto un pezzo nuovo, molto probabilmente sviluppatosi in seguito alle profonde modifiche che ha subito questo quartiere negli ultimi due anni.

Akiba Ichi

Si tratta di un enorme edificio, che si sviluppa più in larghezza che in altezza. Ce lo si trova davanti uscendo da quella che io chiamo “l’uscita sul retro” della stazione di Akihabara: andando verso l’uscita “Electric Town” la massa di gente vi porterà ad uscire verso sinistra, dove ci sono i primi negozi di cui ho parlato nel precedente post. Uscendo invece sulla destra ci si trova in una piazza sviluppata in lunghezza. Sulla destra si vede un piccolo (per gli standard di Akihabara) negozio tipo duty free. Sulla sinistra un grande palazzo principalmente adibito a uffici e qualche ristorante. Continuando dritti, in fondo si vede una scala che porta a un ponte pedonale coperto per attraversare una strada. Salendo la scala e passando dal ponte pedonale o attraversando la strada si arriva all’Akiba Ichi.

La foto che vedete qui a destra mostra solo una parte dell’edificio, e quello che vedete sullo sfondo è la continuazione dello stesso, e non uno diverso. Nella foto qui a sinistra, invece, metto un particolare dell’entrata.

Lo stile del palazzo è molto moderno: metallo e vetro dominano, e ci sono sia le scale mobili che l’ascensore per raggiungere i piani. C’è anche una specie di “piazza” coperta, dove sono stati posizionati dei tavolini da bar, un po’ come si vede qui da noi all’aperto. Il tutto con aria condizionata.

Ma in mezzo alla modernità si trovano anche delle “chicche retrò” come quella che vedete qui di fianco, in bambù, con le classiche campanelline augurali.

I primi tre piani dell’edificio sono dedicati ai ristoranti. Se non sapete decidervi, o se siete “vigliacchi gastronomici” e non volete adeguarvi alla cucina Giapponese (male, perché è molto buona, e ve lo dice uno “difficile”), qui troverete ristoranti con specialità americane, cinesi, e perfino un bar e una pizzeria all’italiana.

Ma trovate anche una ventina di altri ristorantini con cucina orientale, alcuni più generici, altri più specialistici. Noi abbiamo approfittato di uno specializzato in katsudon (li preparavano in almeno 15 modi diversi) e di uno un po’ più generico e più raffinato, con un servizio al tavolo impeccabile. Nonostante tutto non siamo mai riusciti a spendere più di 2500 yen in tutto (più o meno 16 euro, per due persone!)

Non abbiamo mai approfittato, invece, dei ristoranti occidentali. La volta scorsa (nel 2006) siamo andati a mangiare al KFC (per il semplice motivo che si vede in alcune storie di City Hunter e volevamo provarlo!), mentre quest’anno abbiamo cercato di sfruttare ogni occasione per provare un ristorantino diverso. Solo in uno siamo andati due volte, per due motivi: avevamo fame e ci stavamo passando davanti, e cucinavano veramente bene!

Ma se me lo chiedessero, non saprei indicarne uno dove abbiamo mangiato male. I giapponesi hanno una specie di culto per la preparazione del cibo. Tutti i piatti, oltre che buoni, sono anche belli da vedere, accompagnati sempre da ciotoline di verdura, riso, salse, ecc. E praticamente ovunque nel giro di 5 minuti dall’ordine il piatto è pronto e servito.

Non posso dire la stessa cosa di come lo consumano. Sarà perché eravamo in un quartiere commerciale, ma la parola d’ordine sembrava sempre “finire prima possibile”. Noi eravamo delle mosche bianche, perché stavamo lì anche 20-25 minuti a gustarci il pranzo.

Anime Center

Il motivo per cui abbiamo “scoperto” l’Akiba Ichi è che, guardando la mappa di Akihabara che avevamo trovato in omaggio in un negozio, abbiamo notato un “Anime Center” presente al suo interno. Dal nome ci sembrava una specie di esposizione, quindi non ci siamo passati subito, lasciandola per “quando eravamo stanchi di girare i negozi”.

Non abbiamo sbagliato del tutto, visto che una buona metà è dedicato proprio a un’esposizione di oggetti, statue, locandine e altro dedicati agli anime, ma c’è anche un negozio annesso.

Ci sono anche alcuni… non so come definirli… “demo” di come funziona l’animazione e il disegno, come quello che vedete qui di fianco.

Premendo il tasto, il cilindro ruota e, guardando verso lo specchio centrale, si vede Atom correre fluidamente.

C’è un wall-screen dove vengono trasmessi continuamente trailer di anime, film e qualche videogioco.

Infine c’è un punto informativo con disponibili mappe del Giappone, di Tokyo e di Akihabara in diverse lingue, flyer e depliant informativi sulle nuove uscite al cinema e addetti a cui fare domande.

Sullo sfondo di questa ultima foto si vede anche l’entrata dello shop.

Pensavamo che fosse “inuticaglia”, ma ci siamo dovuti ricredere. La si potrebbe definire roba per turisti, ma in realtà è per turisti appassionati di manga. Ci abbiamo trovato la maglietta lenticolare di Atom, il salvadanaio a forma di Tezuka (come si disegna lui nei suoi fumetti), la carta igienica di Black Jack, i biscotti di Evangelion e moltissima altra roba che non abbiamo visto in nessun altro negozio di Akihabara.

Se cercate qualcosa da regalare o dei souvenir a tema, non lasciatevelo scappare.

Quando ci siamo ritornati la seconda volta, all’esterno dell’Anime Center, nel corridoio, c’era una coda di almeno 200 persone. Entrando ne abbiamo capito il motivo: in un angolo c’è anche una sala di incisione insonorizzata che non avevamo notato alla prima visita dove, a gruppi, stavano registrando canzoni. Non abbiamo capito cosa fosse di preciso, ma probabilmente era una concorso per cantanti dilettanti o una selezione per qualche doppiaggio. Purtroppo non era permesso fare foto, quindi non ne posso allegare una.

Un aggiornamento sul post precedente

Purtroppo una brutta notizia. Ricordate la foto di quell’edificio nero che ho messo nel post precedente, lo Tsukumo? Beh, sembra che la crisi economica e il cambiamento di abitudini dei giapponesi (che comprano sempre di più online) lo abbia fatto fallire. Peccato, perché era in attività da molti anni, ed era un punto di riferimento importante ad Akihabara.

Giappone 2008 – parte 2

Ci ho pensato per un po’ a cosa mettere nella seconda parte…

Ho finalmente terminato di selezionare, ridimensionare e “panoramizzare” le varie foto. Ce n’erano circa 400, ne ho selezionate circa un centinaio, e le ho divise per argomento.

Oggi parliamo di…

Akihabara

So che tutti lo stavate aspettando, e anche io, visto che, a parte il quartiere dell’albergo, è stato il primo posto dove siamo andati, ed anche quello in cui abbiamo passato più tempo. Continue reading

Giappone 2008 – parte 1

Ho finalmente ripreso il fuso orario!!

Dopo due settimane di latitanza torno a popolare il blog. Non me ne ero dimenticato, ma evidentemente nei 15 giorni di ferie si erano accumulate troppe cose da darmi da fare… :)

Ma andiamo al dunque e vediamo com’è stato questo viaggio in Giappone.

La partenza

Siamo partiti da Milano Malpensa il 23 agosto, volo JAL JL418 diretto per Tokyo. E qui apro subito una piccola parentesi per ringraziare il personale JALPAK che ha provveduto praticamente a tutto: ci hanno spedito i biglietti per corriere espresso, assieme alle informazioni utili sul clima, sul fuso orario, sugli orari dei negozi, oltre a una mappa di Tokyo, altri opuscoli informativi, 4 biglietti per il Limousine Bus dall’aeroporto all’albergo (prenotato sempre da loro) e una comoda borsa in nylon per tenere tutto. Dopo il ritorno ho riciclato la borsa per tenerci l’Eee900 che ci sta perfettamente con tanto di alimentatore, mouse e altri accessori. :)

Siamo arrivati “un po'” in anticipo all’aeroporto, non sapendo quanto traffico avrei trovato per strada: 5 ore prima. Poco male, abbiamo trovato parcheggio con calma, siamo entrati, abbiamo imbarcato i bagagli e ci siamo comprati una rivista di enigmistica per passare il tempo. Uno spuntino veloce da McDonalds (non mangiavamo dalle 7 di mattina…) e finalmente, alle 21:00, ci siamo imbarcati.

Non ho foto dell’aeroporto di Milano, ma vi basti sapere che è abbastanza triste. Corridoi lunghissimi, completamente vuoti. Niente negozi (tranne in un angolo in fondo), niente WiFi per passare un po’ il tempo su Internet, le TV che mandavano solo pubblicità, previsioni del tempo e informazioni sui voli, ecc.

Il volo è stato piacevole. O almeno credo, visto che ho dormito quasi tutto il tempo. Ho trovato giusto un paio d’ore, prima dell’atterraggio, per vedermi Kung Fu Panda in anteprima (ma in inglese).

L’arrivo

Dodici ore dopo, più tempi morti, più fuso orario, erano circa le 5 del pomeriggio del giorno dopo quando siamo arrivati a Tokyo Narita. Recuperati i bagagli e cambiati i voucher del Limousine bus, siamo usciti sul piazzale e, puntuale come sempre, alle 17:06 è arrivato il nostro bus, di cui potete ammirare un dettaglio nella foto qui a fianco.

Una particolarità che mi è sempre piaciuta del Giappone, visto che sono un non fumatore, ed anche un (bel) po’ allergico al fumo, è che gli spazi per fumare sono ben delimitati, e fortunatamente la gente è in genere molto rispettosa delle regole.

Quello che vedete nella seconda foto è uno spazio per fumatori. Sì, avete capito bene: per fumare si deve entrare lì dentro, non uscirne!

Saliti sul bus ci siamo preparati all’ora e quaranta minuti di viaggio fino all’albergo. Ho cercato di fotografare il cartello che indica “Tokyo 65 Km” (incontrato dopo una quindicina di Km dall’aeroporto), ma la foto è venuta mossa. Complice anche il fatto che l’autista se ne fregava bellamente del limite a 80 Km/h e andava a 100-110. Credo tenesse gli 80 all’ora solo mentre entrava e uscita dal Telepass…

Durante il trasferimento mi sono accorto (purtroppo tardi) che siamo passati a fianco del Disney Resort Tokyo (o come si chiama…), e sono riuscito a fare una foto al volo al castello.

Entrati a Tokyo abbiamo trovato una coda assurda, che ci ha fatto perdere quasi mezz’ora extra (quindi oltre 2 ore di corriera…). Grazie alla lentezza una foto è un po’ meno mossa delle altre, ed evidenzia abbastanza bene il tempo che ci apprestavamo ad affrontare nei giorni successivi.

Le luci dei palazzi iniziavano ad accendersi proprio in quel momento.

Più avanti, quando il bus aveva già superato 3 dei 7 alberghi nella lista delle fermate, ho approfittato di un semaforo rosso per fare l’unica foto non sfocata di tutto il viaggio. Come vedete, siamo partiti col chiaro e siamo arrivati al buio. Ed erano solo le 7 meno un quarto. Poi mi sono ricordato che non hanno l’ora legale, quindi era come fosse un’ora più tardi.

Avrei voluto fare altre foto durante il viaggio, ed alcune ne ho fatte, ma sono inguardabili e incomprensibili da quanto sono mosse. Solo il giorno dopo il ritorno ho scoperto che la macchina fotografica aveva la funzione “anti-sommossa” (come l’ho battezzata io) che migliorava l’effetto. :(

Ne ho anche un paio della Torre di Tokyo in lontananza, irriconoscibile, ma nei prossimi giorni posterò quelle un po’ più decenti. :)

L’albergo, finalmente!

Arrivati in albergo, lo Shiba Park Hotel, appunto vicino al parco Shiba e alla Torre di Tokyo, abbiamo fatto la registrazione, lasciato i bagagli in camera, e siamo andati a cenare.

Come da tradizione (cioè come l’unica altra volta) siamo andati a mangiare il Katsudon. Non ho potuto fotografarlo perché è visto abbastanza male fare foto nei locali, ma nelle prossime puntate ci sarà qualche foto delle vetrine. ;)

Alla prossima!

In due settimane il mondo cambia, e a volte finisce…

Uno non può andare in ferie tranquillo che gli stravolgono l’esistenza?!?

Sono tornato dalle tanto attese ferie. Il viaggio è stato piacevole, anche se funestato dalla pioggia per 6 giorni su 10, e da un viaggio di ritorno che ha visto l’aereo ballare per le turbolenze per 11 ore e 30 su 11 ore e 45 di viaggio. Ma credo che vi racconterò il tutto in qualche post nei prossimi giorni, accompagnandoli anche con un po’ di foto.

Ma mentre ero via sono successe un sacco di cose!

Intel si è comprata OpenedHand

Per chi non lo sapesse, OpenedHand era forse la società con la crescita più veloce in ambito Linux Embedded. Ha creato la distribuzione Poky (dal solito OpenEmbedded), la libreria Clutter, diversi programmi PIM per palmari/smartphone (Pimlico) e il window manager matchbox.

Sono abbastanza contento della notizia. Intel si è più volte confermata un discreto alleato dell’open source, rilasciando driver open e specifiche tecniche per le sue periferiche, contribuendo a diversi progetti e sviluppando tool molto utili (come powertop).

Credo che il grosso dello sviluppo procederà su clutter, ma spero che anche poky e gli altri progetti vengano portati avanti.

Intel accelera Xorg

Ancora Intel, a conferma che supporta Linux. Questa volta Packard è diventato release manager di Xorg 1.6, col preciso intento di accelerare lo sviluppo con l’introduzione di diverse tecnologie nuove e il miglioramento di altre (DRI 2, randr 1.3, xinput 2, mpx, ecc.)

Naturalmente daranno la precedenza ai loro driver, ma molte innovazioni andranno a vantaggio di tutti gli utenti.

Un sacco di nuovi netbook

Dell presenta il suo 8.9″, di cui ho già accennato il mese scorso, ma anche Commodore e, nei giorni scorsi, Toshiba e Samsung, anche se era nell’aria già da un po’.

Se devo essere onesto… bastaaaa! Sono tutti uguali! Atom 1.6 GHz, 1 Gb di RAM, 80 GB di HD, 8.9″ da 1024×600, webcam, 3 usb, SD-card, wifi, bluetooth, presa vga, video Intel  con 8 MB. Cambia praticamente solo la forma e il colore. E tutto per rientrare nei “parametri” dettati da MS per poterci mettere XP. Intanto ASUS incasina il mercato con decine di versioni dell’Eee, e non ci si capisce più niente.

Almeno fateli un po’ diversi, che ne so, con Atom a velocità diverse o con AMD/VIA, con schermi a risoluzione diversa, con uscita DVI invece di VGA, con un lettore di schede diverso dal solo SD, con openfirmware (o openBIOS o LinuxBIOS) al posto del BIOS, col touchscreen, senza l’inutile webcam, col telecomando, ecc.

L’unico che si distingue un po’ dalla massa sembra il GDium, che almeno propone qualcosa di diverso: tutti i dati su una chiavetta senza la quale il PC è inutilizzabile. Anche la CPU non è il solito Atom, e nemmeno x86, ma una Loongson a 64bit, compatibile MIPS, da quel che ho capito, quindi non c’è pericolo che ci possa girare Windows.

Su questo argomento ci sarebbe ancora un bel po’ da discutere. Per esempio sul Gigabyte 704, sul Willkom D4 e su altro, ma vedremo nei prossimi giorni se ne vale la pena… :)

In proposito, le statistiche di Akihabara (il quartiere dedicato a elettronica e manga di Tokyo): l’Eee 901 era praticamente in ogni negozio o centro commerciale, (oltre una ventina) ma solo in versione 12 GB con Windows. Nessuna traccia della versione Linux. Il Wind di MSI si piazza secondo, era in 5 negozi (sempre solo Windows). L’Acer AspireOne (Windows…) l’ho visto in due negozi, e l’HP 2133 (indovinate il S.O. …) in uno solo. Di tutti gli altri non c’era traccia. Ma a farla da padrone era il Kohjinsha, presente dappertutto, sia nuovo che usato, in vari modelli. Peccato costasse il triplo dell’Eee… :)

L’Eee 701 era quasi onnipresente quanto il 901, solitamente in offertona a 1000 yen al mese (6,5 euro) se abbinato a un contratto UMTS. Nessuna traccia degli altri modelli (900, 900A, 904, 1000*, ecc.), e nemmeno di altre marche.

Android è sempre più vicino e Google ci metterà Chrome

Nonostante il disastro con gli sviluppatori, Google continua per la sua strada e rilascia la 0.9 di Android, promettendo altre patch nel corso del mese prima del rilascio della 1.0 entro fine anno. A novembre infatti dovrebbe uscire il primo “googlefonino” ad opera di HTC.

Intanto Google cerca di capitalizzare sui suoi servizi online (vive di pubblicità) rilasciando un browser: Chrome.

Sull’opportunità di un nuovo browser non mi esprimo. Sull’opportunità di prendere una vecchia versione di webkit, che non supera nemmeno l’acid 3 (quindi moooolto vecchia), invece sì: pessima idea. Sarebbe stato meglio partecipare fin da subito allo sviluppo della nuova versione collaborando con gli sviluppatori, invece di lavorare su una vecchia e mandare quintalate di patch per l’inclusione (alcune sono già state rifiutate perché non cross-platform). C’è di buono che ne è uscita una nuova libreria per le immagini, Skia, che sembra offrire le stesse cose di Cairo ma con un’architettura più semplice. Resta da vedere se veramente offre le stesse cose o se magari non manca giusto quella funzionalità che gli fa risparmiare 10.000 righe di codice rispetto a Cairo (il fatto che sia in C++ invece che in C potrebbe essere un problema in alcuni casi, tra l’altro).

Anche la fine del mondo è vicina…

… ma poi nemmeno tanto. Al CERN di Ginevra è stato acceso oggi il Large Hadron Collider, un acceleratore di particelle lungo 27 Km che dovrebbe cercare di verificare se il Bosone, particella subatomica finora solo teorizzata, esiste davvero, e se è veramente l’origine della materia del nostro universo.

Cosa c’entra Linux? Linux c’entra sempre! :)

Stephen Hawking ha scommesso 100 dollari che non troveranno niente. Secondo alcuni, invece, questo avrebbe portato alla fine dell’universo a causa della creazione di buchi neri che avrebbero inghiottito tutta la materia. Google ha dedicato all’evento il suo logo, e vi rimando alla pagina di Repubblica qui di fianco per gli approfondimenti (fonte: vendotutto.org).

Ma non disperate! Quello di oggi era solo un esperimento di accelerazione di un po’ di protoni. I veri scontri tra particelle ad alta energia avverranno nei prossimi mesi, quindi potete continuare a tremare almeno fino alla metà del 2009!

E nel caso non finisse il mondo, spero che riescano a miniaturizzare l’LHC, diciamo sull’ordine dei 27 cm (con le regexp è semplice: “s/k/c/g” :) ), così posso installarlo sulla macchina e sparare buchi neri quando c’è troppa coda.

Ritorno in Giappone

Non è che qualcuno cerca un sistemista/programmatore web nella zona di Tokyo?

Tra i miei buoni propositi per il 2008 c’era l’intenzione di tornare in Giappone.

Ebbene, mentre leggete queste righe sarò in aeroporto ad aspettare il volo per Tokyo Narita. :D

Purtroppo le previsioni del tempo non sono delle migliori (pioggia e temporali per almeno una settimana, temperature tra i 20 e i 28 gradi, umidità al 95-99%), ma… non me ne frega niente!

Nelle prossime due settimane i post sul blog saranno di tono molto meno tecnico, ma per chi è interessato al paese del Sol Levante, cercherò di postare un po’ di foto e impressioni di viaggio.

Per tutti gli altri, ci si risente dopo il 10 settembre.