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A new world

Sto pensando di prendere un palmare nuovo…

Sharp Zaurus sl-c1000Da ormai 3 anni vivo quasi in simbiosi con il mio Zaurus SL-C1000 “Akita”, che come il fedelissimo omonimo cane, mi segue un po’ dappertutto. Forse è stato il migliore acquisto che abbia fatto, e svolge ancora egregiamente il suo lavoro (la batteria dura ancora 7-8 ore di uso attivo e mesi in standby), ma sta iniziando a mostrare i segni del tempo. Ormai fuori produzione da quasi 2 anni, anche il supporto del team di Angtrom sta latitando, al punto che ormai da appunto 2 anni non lo posso più aggiornare. Inoltre la mancanza di una connessione WiFi o comunque di rete funzionante ne limita un po’ l’uso. In pratica è diventato un ottimo ebook reader (mi  ci sparo una cinquantina di libri l’anno…), ma ben poco altro.

Allora, visto che mia moglie ci sta sbavando sopra da un po’ (anche lei è una avida lettrice ed è stanca di portarsi libri da 1 Kg in borsa), ho iniziato a guardarmi intorno per vedere cosa offre il panorama Linux di oggi. Le scelte sono fondamentalmente quattro.

Nokia N800/N810

nokia n810Un bell’oggettino, con un bello schermo (800×480) e, nel caso dell’810, una tastiera fisica che mi farebbe molto comodo quando, in giro, mi capita di dover prendere appunti in velocità e magari non ho con me l’Eee. L’ho valutato per un po’, e l’avrei anche trovato a un prezzo stracciato, per le sue caratteristiche, ma poi ho pensato: perché non fare il grande passo e unire il cellulare al palmare, andando su uno smartphone?

Anche perché Nokia sta un po’ stravolgendo il panorama Linux in casa sua: sta portando Maemo verso le Qt, ha acquistato Symbian e lo sta rendendo Open Source, ha preso accordi con Intel per collaborare. Non è ancora chiarissimo verso cosa stia andando.

Allora il primo pensiero è stato…

OpenMoko Freerunner

openmoko freerunnerUn progetto interessante, due anni fa. Bellissimo lo schermo da 640×480, anche se forse un po’ piccolo. Peccato per il resto dell’hardware, e in particolare la scarsa flash memory interna (pur se espandibile con microSD) e la limitazione a reti telefoniche 2G. Ma avrei anche potuto sopportarlo (non mi collego mai in mobilità, e il WiFi integrato sarebbe stato più che sufficiente), ma le vicende degli ultimi mesi in casa OpenMoko mi hanno fatto pensare.

In definitiva la piattaforma hardware è stata abbandonata a sé stessa. Il nuovo modelli ha solo una piccola correzione hardware che toglie il ronzio di sottofondo (bug del precedente modelli, sistemabile con una saldatura), ma non offre maggiore memoria interna (sia RAM che flash) e non è ancora chiaro se scaricando la batteria fino al minimo si rimane ancora fregati.

Dal lato software si vedono continuamente, nei blog degli sviluppatori, nuove versioni del software di sistema. Peccato che ci siano 3-4 versioni di sistema operativo con forse una trentina di sviluppatori, quindi tutto è perennemente in beta e non si capisce nemmeno se ci si può telefonare.

In pratica è diventata una sala giochi per gli sviluppatori. Il che non mi sarebbe dispiaciuto, se non avessi la necessità di un device funzionante e con un po’ di software stabile disponibile, quindi ho valutato le due iniziative “commerciali”:

Palm Pre

palm preDopo anni di attesa finalmente la Palm è riuscita a presentare il suo cellulare basato su Linux, e gli è anche riuscito abbastanza bene, con una CPU a 600 MHz, 256 MB di RAM, 8 GB di flash. Peccato per la risoluzione dello schermo, che ormai sembra standardizzata tra i cellulari, di solo 320×480 (metà del mio Zaurus e del Freerunner, quasi 1/3 del Nokia N8x0).

Grazie a un bug della prima versione del S.O., alcuni sviluppatori sono anche riusciti a “rootarlo”, e quindi ad accedere agli internals del S.O.. E perfino ad installarci Debian!

Il sistema non è male, anche se lo sviluppo di applicazioni è un po’ limitato, visto che i programmi devono praticamente essere delle webapp scritte in HTML5, CSS e Javascript, anche se c’è supporto per database SQLite.

Purtroppo non sopporto il tipo di tastiera che ha. I tasti sono troppo piccoli. Se avessero fatto lo slider dalla parte lunga sarebbe stato un po’ meno “blackberroso”, magari non si sarebbe potuto scrivere con una mano sola, ma almeno sarebbe stata usabile. Scartato. Non rimane molto tra cui scegliere…

Android

htc g1Il primo cellulare con questo S.O. è stato l’HTC G1, detto anche Dream, e ha fatto sognare per un po’ parecchia gente. Ormai è un anno che è sul mercato, ma per una cosa è ancora insuperato: la tastiera fisica. Anche se aggiunge un po’ di spessore al telefono, sarebbe perfetta in un device aggiornato, con linee un po’ più arrotondate e, grazie ai nuovi componenti di dimensioni ridotte, magari montato su un device più snello. Purtroppo il quantitativo di RAM (192 MB) e flash (256 MB) è ridotto a misure di oltre un anno fa. La CPU è buona (528 MHz) e lo schermo è il tristemente diffuso 320×480, ma qui da 3.2″. Punto debole denuinciato da molti la durata della batteria.

In seguito al suo successo (ne sono stati già venduti più di 1 milione), altri modelli l’hanno seguito a ruota, e quest’anno si preannuncia come “l’anno di Android”. htc magicL’HTC Magic (chiamato anche “G2” da alcuni) è già sul mercato da un po’, e sono usciti o in uscita (sul mercato italiano) il Samsung i7500 Galaxy e l’HTC Hero. Entro fine anno si prevede che i modelli sul mercato, da vari produttori, saranno almeno una ventina, e già si parla di Motorola e di Sony Ericsson.

Intanto le note dolenti: sempre lo stesso schermo 320×480 e niente tastiera fisica. Per il resto, ognuno si distingue dagli altri per alcuni particolari, ma tutti integrano le caratteristiche salienti di Andoid: connettività 2G, 3G, WiFi, Bluetooth, GPS e accelerometri integrati, touchscreen e, naturalmente, applicazioni sia ufficiali che di terze parti basate sulla VM dalvik disponibili in rete.

HTC è il pioniere di Android e si trova in vantaggio rispetto agli altri. Se il Magic è una piccola evoluzione del Dream dal punto di vista hardware (raddoppiata la flash, a 512 MB, ma la RAM, la CPU e lo schermo sono rimasti uguali) e software (monta Android 1.5 contro l’1.0, comunque aggiornabile, del G1), HTC Herol’Hero è un passo più lungo. La RAM è stata portata a 288 MB, la flash rimasta a 512 MB e la CPU a 528 MHz, ma l’interfaccia “classica” di Android è stata completamente stravolta da HTC, e sono stati creati appositamente diversi widget per integrare meglio tutte le funzioni “social” del telefono. Purtroppo non ha un connettore standard da 3.5mm per le cuffie/microfono, ma solo una ExtUSB, che non ho ancora capito se è fisicamente compatibile con le prese microUSB standard.

Rimane il dubbio se questa nuova interfaccia implichi qualche incompatibilità con le applicazioni standard di Android Market, o se possa andare in conflitto con widget di terze parti. Vedremo i primi test cosa diranno.

Per quanto riguarda Samsung Galaxy i7500il Samsung Galaxy, non sono ancora riuscito a trovare specifiche hardware complete, ma credo che la CPU sia la “solita” 528 MHz, mentre la RAM dovrebbe essere oltre i 256 MB, forse 288 (ne dichiarano 192 MB liberi). Punti forti sono la memoria flash, di ben 8 GB, e lo schermo Amoled. Inoltre sembra che la tastiera a schermo abbia un feedback tramite la vibrazione del telefono. Ho provato questa funzione sul Samsung YP-P3 e, nonostante non riesca a dare lo stesso feeling delle tastiere fisiche, è comunque molto utile per capire se un tasto lo si è premuto o meno, senza essere costretti a fare su-e-giù con lo sguardo tra la tastiera e l’entry widget.

Per il resto la GUI è “classic Android”, e fortunatamente i connettori per cuffie/microfono e microUSB sono standard, quindi si potranno usare gli accessori che si preferisce. Non è ancora chiaro se l’accesso al market sarà completamente libero o limitato. Durante la conferenza di presentazione è stata un po’ fumosa la questione. Ma il video pubblicitario di presentazione è simpatico. :)

Sembra anche che il prezzo in Italia sarà di 399 euro, un centinaio di euro in meno rispetto all’Hero e, visto la dotazione hardware, mi fa propendere molto verso questo modello.

Cento per Trecentosessantasei

La prima tappa del viaggio.

Innanzitutto mi scuso con tutti se non ho aggiornato il blog per oltre una settimana, ma appena ho finito di scrivere l’articolo sul Giappone mi sono accorto che era il numero 99 e…

Oggi è passato esattamente un anno (bisestile, quindi 366 giorni) dal primo post su questo blog, e un maniaco dei numeri come me (che chiama il blog come un generatore di numeri casuali e ne studia il layout basandosi sul rapporto aureo) non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione di postare il centesimo post esattamente a un anno di distanza dal primo. :)

L’avventura è iniziata con un post sui netbook (che allora non si chiamavano ancora così) e sugli UMPC, e il tema ha accompagnato gran parte dei post da allora. Oggi i netbook sono uno dei settori più vivi del mercato informatico. Asus ha quasi raggiunto il suo traguardo di 5 milioni di Eee venduti, e Acer sembra abbia raggiunto la stessa velocità di diffusione. Qualche giorno fa sono stati annunciati i nuovi Eee che usciranno nel 2009, con touchscreen e Atom dual core.

Nello stesso mese ho parlato dell’iLiad, e di recente è stato presentato il nuovo modello Digital Reader con WiFi e touchscreen.

Avevo annunciato il Linux Day 2007, e tra qualche giorno troverete l’annuncio del Linux Day 2008. Vi anticipo che sarà il 25 ottobre.

Avevo parlato della versione 2.4 di Gimp, e qualche giorno fa è uscito Gimp 2.6, con importantissime novità sulla gestione del colore, che aprirà la strada per il pieno supporto alla quadricromia, e delle selezioni.

Il mese si chiudeva con alcuni link su documentazione per sviluppare in Zend Framework, e oggi praticamente ogni sito che realizzo utilizza questo framework, di cui è stata da poco rilasciata la versione 1.6, con integrazione di Dojo per AJAX, oltre a molte altre funzionalità, e iniziati i lavori per la versione 2.0.

Un po’ di numeri

Attualmente ci sono 10 categorie e 95 tags, esattamente 50 commenti approvati e 5.343 di spam (nascosti). Ho 10 widget e 19 plugin attivi. Con tutti quei numeri tondi mi sta venendo voglia di mettere altri 5 tags a questo articolo e attivare un altro plugin solo per arrivare a 100 e 20!

Naturalmente fin dal primo giorno ho attivato le statistiche sul sito, con Google Analytics. Premetto che ci sono filtri per Firefox che bloccano Analytics, quindi le statistiche potrebbero essere leggermente falsate, ma non ho molta voglia di mettere su un webalizer solo per questo.

In un anno ho avuto 9.983 visite, per un totale di 15.613 pagine visualizzate, con una media di 1,56 pagine per visita. All’inizio la media di visitatori era intorno ai 2 al giorno, ora siamo intorno ai 50. Non è uno sfracelo di visitatori, ma non mi lamento. :)

La crescita di visitatori è stata abbastanza costante nel tempo, e la maggior parte delle visite vengono da Google (7.362), da click diretti (1.081) e, molto distanziati, Linuxfeed (278) e IlBloggatore (265) quasi a pari merito. Più distanziato BongoLinux (130), quasi alla pari  con Wikio (128), a cui però non mi sono iscritto. Invece non ho mai ricevuto risposta alla richiesta di essere iscritto a Tuxfeed, ma ora come ora non mi interessa particolarmente, quindi non l’ho reinoltrata.

Visto che le visite sono circa 10.000, basta dividere per 100 per avere le percentuali (73% Google, 10% diretto, ecc.). Seguono varie visite da altri siti in cui ho commentato, o da altri blog che mi hanno linkato.

Le parole chiave più ricercate per arrivare qui sono state “nokia n810” (87), “ottimizzare linux”, (75) “xfce vs gnome” (70), “asus eee 10” (49+32+23+13+11+10+8), “dell serie e” (48) e altre 5.350 che non vi sto ad elencare. Sicuramente (come nel caso di “asus eee 10”) ci sono doppioni con magari un leggero errore o modifica al nome (“asus 10”, “eee 10″”, “eee 1001”, ecc.).

Le pagine più visitate sono state la home (1.319), l’articolo su xfce contro gnome (627), quelli su Debian sull’Eee900 (596+479+436) e l’articolo su rsync (542). La pagina statica più visitata è stata quella su Esse (122 visite), subito seguita da quella sui widget per WP (116). A nessuno frega niente di me (la pagina About è 66-esima con 46 visite) :) Magari devo migliorarla un pochino.

Il browser più usato è Firefox (55,47%), seguito da IE (27,04%), da Mozilla (9,51%), Opera (2,92%), Safari (2,62%), Konqueror (1%) e Galeon (0,73%). A seguire gli altri (Chrome, Camino, Netscape, e Playstation 3. Ho anche 3 visite con degli HTC: P3300, TouchDual e TyTN).

Il 59% dei visitatori usa Windows (metà con Firefox e metà con IE), il 36% Linux, il4,3% Mac, ma c’è anche uno 0,08% con iPhone, 0,06% con Symbian e 0,03% con iPod. FreeBSD, NetBSD, Playstation 3 e SunOS sono alla pari allo 0,02%.

Praticamente tutti (94%) hanno 16 milioni di colori, il 6% ne ha 65000 e un solo utente ha 256 colori.

Per le risoluzioni è un marasma, ma la stragrande maggioranza ha 1024×768 (o 1024×600) o superiore. Non sto a fare la somma di tutti i casi, ma ce ne sono di veramente strane, come 1360×768 (che mi sembra una TV wide), 320×396 (un HTC?), 1344×840 (che non sapevo esistesse), 170×180 (un Palm?), 122×132 (un cellulare?) e altre. Forse alcuni browser riportano la dimensione della finestra invece di quella dello schermo.

Circa il 4% sembra non abbiano Flash installato, mentre gli altri hanno quasi tutti Flash 9, con un 1% di Flash 10, un 3-4 % di Flash 8 o inferiore e un 2% circa di gnash, swfdec e simili.

L’88% ha Java installato, il 12% no.

Quasi tutti hanno linee veloci, ma compatisco quei poveri 435 che si collegano in dialup o ISDN. Avete tutta la mia comprensione, e spero vi arrivi presto la banda larga.

AdSense

Un piccolo esperimento che ho voluto fare è stato mettere AdSense, anche se non da subito. Le visite all’inizio erano comunque abbastanza rade da non compromettere i risultati.

Ci sono state 12.639 impression. Se confrontate con le 15.600 pagine viste, significa che in circa 3000 pagine non è stato visualizzato il banner di Google, quindi circa il 20%. La spiegazione che credo sia più plausibile è che circa il 20% degli utenti ha un blocco sugli ad.

Ho voluto anche mettere gli ad in posizione “non mi rompere”, sulla barra laterale, sotto i menu. Sicuramente molti di voi non li avranno nemmeno visti. Detesto i siti in cui non si capisce nemmeno dove inizia l’articolo, dalla quantità di pubblicità che c’è. Magari sono anche redditizi, ma a me non interessava particolarmente fare i soldi col blog, quanto piuttosto ricevere un po’ di commenti pacati e sensati, e da questo punto di vista sono molto contento.

Grazie a tutti quelli che hanno commentato! Continuate così, è il miglior stimolo per spingermi a scrivere.

Per chi fosse curioso, il totale dei “guadagni” con AdSense, in un anno, è stato di ben 11,25 $ (meno di 8 euro…) su un totale di 33 clicks, cioè lo 0,26% di CTR.

Non vi inviterò a cliccare sugli annunci solo per farmi guadagnare, mi guadagno da vivere lavorando, ma se ritenete utile qualcosa che scrivo, qualche centesimo in più non mi fa schifo. ;)

Se invece trovate inutile o sbagliato quallo che scrivo, ma anche se lo trovate utile, interessante, incompleto o qualsiasi altra cose, fatemelo sapere nei commenti.

Grazie a tutti quelli che sono arrivati fin qui e soprattutto a tutti quelli che mi seguono, saltuariamente o assiduamente.

Al prossimo post!

Google non è poi così open-friendly…

… come voleva far sembrare.

In questi giorni sono pieno di lavoro fin sopra la testa, quindi perdonatemi se posto poco, ma oggi sono venuto a conoscenza di una cosa che mi ha fatto perdere parecchia della stima che avevo in Google.

Sembra che Google stia distribuendo le nuove versioni dell’SDK per Android solo ai programmatori che hanno superato la prima fase del concorso per lo sviluppo di applicazioni, quello che aveva suscitato le ire degli italiani e anche un’interrogazione in parlamento, a causa delle nostre leggi sui concorsi.

Tutti gli altri sviluppatori stavano aspettando le patch da oltre 4 mesi, e avevano segnalato diversi bug, anche gravi, nell’SDK stesso, ed ora un dipendente di Google, per sbaglio, ha inviato alla mailing list degli sviluppatori, invece che a quella dei vincitori del concorso, un messaggio in cui li informa che la nuova versione dell’SDK è disponibile della loro area privata di download.

Si è scoperto poi che quegli sviluppatori hanno firmato un NDA (Non Disclosure Agreement) che vieta loro di rilasciare informazioni sull’SDK.

Ora molti sviluppatori sono delusi dal comportamento di Google, e io sono d’accordo con loro. Che senso ha rilasciare l’SDK solo ad alcuni e non a tutti? Potrebbe essere comprensibile dare un canale preferenziale per le informazioni o per il debug all’SDK a questa elite, ma lasciare indietro tutti gli altri significa semplicemente che non c’è alcun interesse nello sviluppo open source, ma solo nello sfruttamento della comunità per la scoperta di bug, senza dare loro nulla in cambio.

Cercando informazioni ho poi scoperto che Google non ha nemmeno mai rilasciato i sorgenti di Android, e che si riserva di farlo solo dopo che sarà uscito il telefono vero e proprio, e che David “Lefty” Schlesinger, che se ne è lamentato nella mailing list, è stato moderato per averlo chiesto.

Non mi meraviglia che molti stiano abbandonando Android per sviluppare per l’iPhone, anche se avrei preferito si fossero rivolti a OpenMoko, che ne ha più bisogno. Ma solo sicuro che qualcuno tra loro lo farà.

Pessima figura, Google.

L’anno di Linux!

Ormai questa frase è emblematica del periodo natalizio. Un po’ come “Buon anno!”

Io vado un po’ controcorrente, ma non troppo, altrimenti entro nella corrente opposta, quella che dice “sono dieci anni che lo dite e non è ancora successo”. Non è successo semplicemente perché non succederà mai. Non succederà che nel giro di un mese o anche di un anno Linux ribalti la sua situazione di mercato e passi a dominarlo. Si tratta di un processo continuo di erosione delle quote di utenza (non di mercato, è diverso), iniziato a metà degli anni 90 e continuamente rinvigorito.

Le prime schermaglie

Quindi no, il 2008 non sarà “l’anno di Linux”, ma sarà “un altro anno di crescita di Linux”, come sta succedendo da un bel pezzo. Solo che ora sta succedendo più vicino all’utente. Negli anni scorsi Linux ha guadagnato importanti quote nel settore server, spinto da un’ottima affidabilità affiancata da ottime prestazioni (continuamente migliorate) e da una buona facilità di amministrazione (per i tecnici, naturalmente). Anche il costo ha fatto la sua parte, ma diverse distribuzioni non proprio economiche (le RedHat da più di 1000 euro o le SuSE anche più costose) sono andate via come il pane (e hanno fatto schizzare le rispettive azioni in borsa), perché comunque le caratteristiche del sistema sono importanti per il settore. Avere un server con 2 anni di uptime è una richiesta abbastanza comune e, con Linux, alla portata di chiunque. Hardware permettendo. :)

Il fronte

Ha iniziato la Mandrake (ora Mandriva) la battaglia sul fronte desktop, e in seguito Ubuntu ne ha ereditato l’impegno al fronte, forte di una comunità che si stava allargando, di progressi tecnici ingenti ed indirizzati al desktop anche e livello di kernel, oltre che di desktop environment, e di accordi strategici e tecniche di marketing che l’hanno portata ad essere la distribuzione più usata nei desktop nel giro di un paio d’anni. Dalla geniale idea di inviare gratis per posta i CD di installazione della distribuzione agli accordi con Dell e altri produttori per fornire la distribuzione preinstallata, la quota di utenti ha continuato a crescere in modo costante. Ora l’uscita di Vista, con innumerevoli problemi tecnici, periferiche non supportate, sistemi di sicurezza al limite del sopportabile, diminuzione delle prestazioni, ecc. sta avvantaggiando sia Linux che Apple. Gli utenti esperti hanno continuato con la loro distribuzione preferita (Debian, Fedora, SuSE, Slackware, oltre a quelle già citate, si contendono il grosso degli utenti), spostando solo di poco le posizioni precedenti.

“L’altro” fronte

Dall’altra parte c’è stata una guerra silenziosa, combattuta a colpi di infiltrazioni e “sabotaggi”. Linux nell’embedded è cresciuto tanto quanto, se non di più, di Linux nel desktop. Ha iniziato timidamente su pochi dispositivi: gli Zaurus, gli Yopi, l’Agenda, per poi diffondersi a macchia d’olio, spesso nascosto, su PDA, UMPC, PMP, console e cellulari. Fino agli annunci di questi giorni/mesi: OpenMoko, Asus Eee, Android, Kindle, gPC.

Asus prevede di vendere circa 4 milioni di Eee entro il 2008 (e tuttora non riesce a coprire le richieste, se ne vende uno ogni 6 secondi), i gPC sono andati esauriti in due settimane (ora è stato fatto un restock). Il Kindle è andato esaurito in 5 giorni. OpenMoko e dispositivi basati su Android non sono ancora in vendita al pubblico.

Archos usa Linux sui suoi PMP, la GP2X ha visto ormai 4 o 5 versioni (ho perso il conto), Motorola usa Linux “di nascosto” da parecchio, Nokia ha cercato (poco) di nasconderlo sui sugli N770 e N800/N810, sempre Asus lo usa come “S.O. embedded” in una sua scheda madre per navigare e usare Skype senza caricare il S.O. vero e proprio, iRex lo usa nel suo e-book reader, ecc. ecc.

Pochi, fino a pochi mesi fa, si sono accorti di questo fronte di guerra, ma ormai le quote sono importanti e la crescita prevista ancora di più.

Conclusioni

Nei primi paragrafi ho parlato di quote di utenza e non di mercato, perché troppo spesso “i concorrenti” usano le magiche parole “quota di mercato” per dimostrare che Linux non sta sfondando. Però le quote di mercato interessano poco a Linux, perché gran parte delle installazioni vengono effettuate con immagini ISO scaricate da Internet, non acquistate, e quindi non entrano a far parte di una “quota di mercato”. Le quote di mercato vanno bene per farle vedere agli azionisti e farsi dare liquidità o potere decisionale, ma nel complesso contano poco contro un sistema operativo libero. Anche l’acquisto di intere server farm per cambiare il S.O. di domini parcheggiati e falsare le statistiche di Netcraft  contano poco al di fuori dell’assemblea dei soci/azionisti.

Qui non ci sarà una bomba atomica che ribalterà le sorti della guerra da un giorno all’altro, ma anni di trincea a combattere su più fronti porteranno, per dirla con le parole di Linus Torvalds, alla conquista del mondo.

Google Android: uscito il SDK

Pubblicati gli strumenti di sviluppo di Google per Android.

Ieri è uscito il SDK (Software Development Kit) per il nuovo progetto di Google per conquistare il mondo: Android (di cui ho parlato al momento della presentazione, qualche giorno fa). In rete si è iniziato a parlarne molto, sia per la curiosità, sia perché Google l’ha supportato con un concorso, con in palio un montepremi di 10 milioni di dollari. Continue reading

Google Android

Rivelato il Google Phone: non esiste. Ma c’è ben altro al suo posto.

In questo momento Google sta presentando, in collaborazione con Motorola, HTC, Qualcomm, T-Mobile ed altri, la suo nuova piattaforma per dispositivi mobili, in particolare telefoni cellulari.

Engadget sta seguendo in diretta la presentazione.

Dopo l’introduzione sono iniziate le domande/risposte, da cui sono emersi i primi dettagli: Google non produrrà alcun telefono, ma lo faranno le aziende interessate a sfruttare la piattaforma, che è basata su Linux, e richiede un minimo di 200 MHz di processore (ormai non si trova niente di più lento, puntando invece spesso sui 400 MHz e a volte sui 600…). Non ha limiti di dimensione dello schermo o di presenza o assenza di tastiera hardware.

Avrà un browser con piene capacità. La cosa è abbastanza logica, visto che praticamente tutto quello che produce Google si basa su HTML, CSS e soprattutto Javascript, con solo qualche spruzzatina di Flash. “Premonizione” mia è che il nuovo browser sia quel famoso Mozilla mobile che è stato annunciato qualche settimana fa.

Dovrebbe funzionare su praticamente tutte le reti disponibili, quindi GSM, GPRS, Edge, UMTS, HDSPA, ecc., ma anche Wi-Fi, Wi-Max e sul nuovo standard a 700 MHz in via di definizione. beh, vista la flessibilità di Linux nelle reti non mi aspettavo niente di meno :)

ll’ultima domanda, se l’annuncio fosse in qualche modo legato a OpenSocial, hanno glissato, ma dalla risposta (“OpenSocial girerà bene su Android”) si può intuire qualcosa.

Il SDK dovrebbe essere disponibile entro 1-2 settimane, mentre i primi dispositivi hardware sono previsti per la seconda metà del 2008. Il software sarà totalmente open source, probabilmente con Apache License (per i componenti nuovi, mentre per quelli “riciclati” sarà naturalmente usata la licenza attuale, come la GPL per il kernel di Linux). Sollevata la preoccupazione che i produttori hardware possano chiudere la piattaforma, impedendo di installare software di terze parti (come è successo all’iPhone finora) la risposta è stata “sarà possibile, ma molto improbabile”.

L’annuncio dovrebbe scuotere un po’ di rami in giro, visto che ci sono già diverse iniziative per portare Linux sui dispositivi mobili: OpenMoko (a sua volta derivato da Angstrom), Ubuntu (ma è più indirizzata verso gli UMPC che verso i cellulari), oltre ad altre iniziative proprietarie.

Qualche link

Open Platform for Mobile Devices Press release

Il sito ufficiale della Open Handset Alliance

Open Handset Alliance Members

Introducing Android

If I had a magic phone