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Gnome 3, mezzo disastro

L’ho visto in experimental, l’ho tenuto d’occhio per un po’ e finalmente una decina di giorni fa ho deciso di installarlo. Ma me ne sto pentendo.

L’ambiente è stato completamente rivoluzionato. Per alcune cose (poche) in meglio, per altre (molte) in peggio. In generale si nota una spiccatissima tendenze ad assomigliare più possibile a OSX. Per non dire che lo stanno copiando a man bassa. Continue reading

Carrellata di novità dal CES

Buona parte delle novità presentate erano attese, altre sono semplici evoluzioni di tecnologie già note, ma ci sono anche cose molto interessanti.

Come promesso, eccomi a presentare una (prima?) carrellata di quello che è stato presentato al CES. Naturalmente un occhio di riguardo va a tutti quei prodotti che inglobano Linux in qualche modo, e sono tanti. Ma ci sono anche alcune cosine interessanti che ho notato seguendo i vari blog tecnologici. Continue reading

Ottimizzare Linux (3)

Accorcio il titolo dei post, perché ormai non si tratta più solo di portatili e server, ma rientrano anche i client. L’argomento di oggi infatti è totalmente trasversale e riguarda tutti gli usi possibili.

Per motivi di efficienza nell’allocazione delle risorse, ogni (buon) programma su Linux si appoggia a una serie più o meno lunga di librerie condivise, le cosiddette Shared Objects, riconoscibili per l’estensione .so

Queste librerie sono gestite in modo da averne in memoria una sola copia in ogni momento, e tutti i software che hanno bisogno delle funzioni fornite leggono dalla stessa copia in memoria. In questo modo si risparmia RAM e tempo di caricamento da disco, in quanto la libreria viene letta da disco una volta sola e poi viene collegata (link) agli eseguibili che ne fanno richiesta.

Ma c’è un problema: ogni programma ha una sua area di memoria isolata dagli altri programmi, e il kernel deve mappare all’interno di ognuna di queste aree le diverse librerie, e ricalcolare tutti gli offset delle funzioni all’interno del binario che le richiama. Questa operazione ha il vantaggio di slegare completamente il binario dalle librerie (possiamo avere due versioni della stessa libreria in memoria con due software diversi che le usano, e caricarli quando vogliamo), ma ha lo svantaggio che, al caricamento del programma, tutte queste mappature devono essere ricalcolate.

Ma c’è, naturalmente, un modo per rendere più efficiente questa operazione.

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L’anno di Linux!

Ormai questa frase è emblematica del periodo natalizio. Un po’ come “Buon anno!”

Io vado un po’ controcorrente, ma non troppo, altrimenti entro nella corrente opposta, quella che dice “sono dieci anni che lo dite e non è ancora successo”. Non è successo semplicemente perché non succederà mai. Non succederà che nel giro di un mese o anche di un anno Linux ribalti la sua situazione di mercato e passi a dominarlo. Si tratta di un processo continuo di erosione delle quote di utenza (non di mercato, è diverso), iniziato a metà degli anni 90 e continuamente rinvigorito.

Le prime schermaglie

Quindi no, il 2008 non sarà “l’anno di Linux”, ma sarà “un altro anno di crescita di Linux”, come sta succedendo da un bel pezzo. Solo che ora sta succedendo più vicino all’utente. Negli anni scorsi Linux ha guadagnato importanti quote nel settore server, spinto da un’ottima affidabilità affiancata da ottime prestazioni (continuamente migliorate) e da una buona facilità di amministrazione (per i tecnici, naturalmente). Anche il costo ha fatto la sua parte, ma diverse distribuzioni non proprio economiche (le RedHat da più di 1000 euro o le SuSE anche più costose) sono andate via come il pane (e hanno fatto schizzare le rispettive azioni in borsa), perché comunque le caratteristiche del sistema sono importanti per il settore. Avere un server con 2 anni di uptime è una richiesta abbastanza comune e, con Linux, alla portata di chiunque. Hardware permettendo. :)

Il fronte

Ha iniziato la Mandrake (ora Mandriva) la battaglia sul fronte desktop, e in seguito Ubuntu ne ha ereditato l’impegno al fronte, forte di una comunità che si stava allargando, di progressi tecnici ingenti ed indirizzati al desktop anche e livello di kernel, oltre che di desktop environment, e di accordi strategici e tecniche di marketing che l’hanno portata ad essere la distribuzione più usata nei desktop nel giro di un paio d’anni. Dalla geniale idea di inviare gratis per posta i CD di installazione della distribuzione agli accordi con Dell e altri produttori per fornire la distribuzione preinstallata, la quota di utenti ha continuato a crescere in modo costante. Ora l’uscita di Vista, con innumerevoli problemi tecnici, periferiche non supportate, sistemi di sicurezza al limite del sopportabile, diminuzione delle prestazioni, ecc. sta avvantaggiando sia Linux che Apple. Gli utenti esperti hanno continuato con la loro distribuzione preferita (Debian, Fedora, SuSE, Slackware, oltre a quelle già citate, si contendono il grosso degli utenti), spostando solo di poco le posizioni precedenti.

“L’altro” fronte

Dall’altra parte c’è stata una guerra silenziosa, combattuta a colpi di infiltrazioni e “sabotaggi”. Linux nell’embedded è cresciuto tanto quanto, se non di più, di Linux nel desktop. Ha iniziato timidamente su pochi dispositivi: gli Zaurus, gli Yopi, l’Agenda, per poi diffondersi a macchia d’olio, spesso nascosto, su PDA, UMPC, PMP, console e cellulari. Fino agli annunci di questi giorni/mesi: OpenMoko, Asus Eee, Android, Kindle, gPC.

Asus prevede di vendere circa 4 milioni di Eee entro il 2008 (e tuttora non riesce a coprire le richieste, se ne vende uno ogni 6 secondi), i gPC sono andati esauriti in due settimane (ora è stato fatto un restock). Il Kindle è andato esaurito in 5 giorni. OpenMoko e dispositivi basati su Android non sono ancora in vendita al pubblico.

Archos usa Linux sui suoi PMP, la GP2X ha visto ormai 4 o 5 versioni (ho perso il conto), Motorola usa Linux “di nascosto” da parecchio, Nokia ha cercato (poco) di nasconderlo sui sugli N770 e N800/N810, sempre Asus lo usa come “S.O. embedded” in una sua scheda madre per navigare e usare Skype senza caricare il S.O. vero e proprio, iRex lo usa nel suo e-book reader, ecc. ecc.

Pochi, fino a pochi mesi fa, si sono accorti di questo fronte di guerra, ma ormai le quote sono importanti e la crescita prevista ancora di più.

Conclusioni

Nei primi paragrafi ho parlato di quote di utenza e non di mercato, perché troppo spesso “i concorrenti” usano le magiche parole “quota di mercato” per dimostrare che Linux non sta sfondando. Però le quote di mercato interessano poco a Linux, perché gran parte delle installazioni vengono effettuate con immagini ISO scaricate da Internet, non acquistate, e quindi non entrano a far parte di una “quota di mercato”. Le quote di mercato vanno bene per farle vedere agli azionisti e farsi dare liquidità o potere decisionale, ma nel complesso contano poco contro un sistema operativo libero. Anche l’acquisto di intere server farm per cambiare il S.O. di domini parcheggiati e falsare le statistiche di Netcraft  contano poco al di fuori dell’assemblea dei soci/azionisti.

Qui non ci sarà una bomba atomica che ribalterà le sorti della guerra da un giorno all’altro, ma anni di trincea a combattere su più fronti porteranno, per dirla con le parole di Linus Torvalds, alla conquista del mondo.

XFCE vs Gnome: round 1

Il “terzo incomodo” nella annosa guerra tra Desktop Environment per Linux.

XFCE vs GnomeBao mi ha finalmente convinto a provare XFCE al posto di Gnome, mio desktop manager di elezione. Oggi finalmente ho trovato un po’ di tempo per farlo, e quindi posto le prime impressioni. Per ora si tratta di un uso di un paio d’ore, ma sto resistendo alle “scomodità” che trovo man mano, nella speranza che siano solo alcuni dettagli di configurazione. In generale, sta andando abbastanza bene. Avviso quindi che questo post è “XFCE (4.4.1) visto da un utente Gnome (2.20)” e non “quale dei due è meglio”. Continue reading