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Ho cercato comunque di fare una recensione obiettiva.

Recensione generale

In una parola: ottimo. Anche se migliorabile.

A memoria credo sia il primo a trattare l’integrazione tra PHP e MongoDB.
Lo stile è molto scorrevole. I concetti sono spiegati in modo chiaro nella maggior parte dei casi. Fanno eccezione i concetti di programmazione funzionale nel capitolo dedicato a map-reduce, che avrebbero beneficiato di un maggiore approfondimento.
Ogni capitolo presenta diversi esempi di codice per gli argomenti trattati.
I quiz di cui è costellato aiutano a richiamare i concetti appena appresi e a capire se sia il caso di rileggere quanto appena studiato. Peccato che non siano molto numerosi. Le soluzioni ai quiz si trovano alla fine del libro.

Vengono presentati anche alcuni “compiti per casa” (di cui non viene data soluzione, naturalmente) che invitano ad implementare soluzioni diverse da quelle presentate o software che utilizzando i concetti esposti li espandano per creare software più complessi.

La caratteristica che ho apprezzato di più è la presentazione degli esempi: prima viene esposto il codice completo di tutti gli script, e in seguito, durante la spiegazione, vengono riportati i frammenti di codice. Questo consente di avere una visione globale e di poterla studiare da soli. Molti altri testi spezzano i sorgenti rendendoli illeggibili, o integrano la spiegazione in commenti lunghissimi che, senza colorazione della sintassi, li rendono altrettanto illeggibili.

Lo stile adottato sembra distaccarsi un po’ dal classico dei manuali tecnici, per tendere a quello dei testi universitari.

In alcuni casi si ha la sensazione che ci sia molto di più dietro (e spesso a ragione), e che il libro copra solo l’uso base di alcune caratteristiche.
In altri casi è scritto chiaramente (con relativo link) che per approfondire si possono consultare fonti online.

Alcuni piccoli errori tipografici come campi di array separati da :  (come in javascript) invece che da => in PHP, o virgolette dimenticate  nelle chiavi di accesso agli array sono facilmente individuabili e non pregiudicano la qualità del libro.


Capitolo 1 – Installazione

Inizia con una breve panoramica del “movimento NoSQL”, ne spiega brevemente i fondamenti, e poi passa alla procedura di installazione vera e propria, sia per Windows che per Linux, mentre per OSX dice semplicemente “è come su Linux”.
In tutti i casi la procedura è tanto semplice da richiedere non più di un paio di pagine.
Passa velocemente all’avvio del server, coprendo le principali opzioni di configurazione, alla creazione di database e collection, per finire con l’installazione, tramite PEAR, dei driver per PHP e a un primo script dimostrativo.

Capitolo 2 – La prima applicazione

Ormai diventato l’”hello world” dei libri che trattano web, si parte costruendo un piccolo blog senza troppe pretese: inserimento, cancellazione, modifica degli articoli. Quindi si passa ad
approfondire tramite paginazione dell’archivio per finire con l’inserimento di commenti ai post.
Durante il percorso vengono spiegate le classiche operazioni CRUD (Create, Read, Update, Delete), spiegando anche il particolare linguaggio di query di MongoDB, le operazioni di limit e skip, il concetto di cursore e di scrittura safe.
Si conclude con alcune operazioni particolari (upsert, incremento di un campo, rimozione di un campo) e con la distinzione tra documenti embedded e esterni, spiegando anche come fare le “select” cercando dati su documenti embedded.

Capitolo 3 – Session Manager

Dopo una breve introduzione a cosa sia una sessione, passa subito a definire un session handler personalizzato. Con l’occasione viene anche creata una classe (singleton) per la connessione al DB, che verrà utilizzata nel resto del libro.
Viene quindi creata una classe per la gestione della sessione tramite MongoDB, facilmente riutilizzabile in altri progetti in quanto quasi totalmente
trasparente.
Il capitolo si conclude con un esempio di gestione di login/logout degli utenti.
Molto utile non solo per capire come come astrarre l’accesso a MongoDB tramite una classe e come usare upsert, ma anche per capire come usare un DB generico (anche SQL) per le sessioni in PHP.

Capitoli 4 e 5 – Aggregazioni e statistiche

Accorpo la descrizione dei due capitoli perché trattano più o meno lo stesso argomento: map-reduce e group().
Il primo è forse l’argomento più difficile per chi è abituato a linguaggi procedurali o ad oggetti, in quanto riprende concetti della programmazione funzionale, mentre il secondo si avvicina di più a concetti conosciuti come quelli dell’SQL.
Due capitoli non facili da assimilare, nei quali avrei forse visto bene un numero maggiore di esempi. Fortunatamente quelli che ci sono riguardano applicazioni pratiche (tag cloud, statistiche di accesso alle pagine, ecc.) e non argomenti astratti.
Vengono introdotte anche le capped collections.

Capitolo 6 – Integrazione con i RDBMS

Forse il capitolo meno interessante per me, anche se tratta un argomento importante. Vengono portati diversi esempi di come usare in parallelo MongoDB e un database SQL (MySQL): come usare MongoDB per fare cache delle query complesse fatte su MySQL, o per archiviare vecchi dati in modo da scaricare MySQL.

Capitolo 7 – GridFS

Capitolo un po’ scarno, ma che fornisce tutte le informazioni necessarie per iniziare a lavorare con GridFS per lo storage di file dentro il DB.
Anche qui MongoDB eccelle per semplicità, quindi gli esempi sono brevi e chiari.
Uno degli esercizi invita ad implementare una gallery con thumbnail, dicendo di salvare le thumbnail assieme all’immagine originale, ma non spiega se si possano avere due file nello stesso ducumento (hint: non si può).

Capitolo 8: Geolocalizzazione

Introduce le funzionalità di geolocalizzazione di MongoDB, fornite sia da indici bidimensionali che da procedure predefinite nel server per la ricerca in base alla distanza da un punto.
Una buona introduzione, anche se lascia un po’ il dubbio sulle unità di misura (gradi, radianti, metri?) che vanno utilizzate.
Ottima la spiegazione di come integrare queste funzionalità con le mappe di Google per la visualizzazione dei risultati.

Capitolo 9: Sicurezza

Questo è il capitolo con meno codice PHP. Si concentra sull’amministrazione dalla console di MongoDB per la creazione di utenti con relative password, e di vari tipi di indice, comprese le procedure per analizzarne l’efficacia.
L’argomento indici forse sarebbe stato meglio trattato in un capitolo precedente.

Capitolo 10: RockMongo e phpMoAdmin

Una rapida panoramica di due interfacce web (scritte in PHP) per l’amministrazione, l’interrogazione e, soprattutto, il backup e il restore di database o di collections.
Copre pro e contro delle due soluzioni, l’installazione e l’uso di base.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Pogoplug, altra delusione…]]> http://alex.amiran.it/?p=483 2011-09-01T18:37:37Z 2011-09-01T18:37:37Z Continuo coi miei rant, spero di non sembrare troppo disfattista. Magari nei prossimi giorni parlo un po’ del Galaxy S2, di cui invece sono soddisfattissimo. :)

Circa un anno fa l’agenzia dove lavoro ha comprato un Pogoplug Business. L’esigenza principale era di avere un “file server” semplice da usare, con interfaccia sia web (da dare ai clienti) che “locale” (per montare le condivisioni sui PC della LAN). Era essenziale la multiutenza, in modo da dare, per esempio, una cartella ad ogni utente locale, e una ad ogni cliente, dove potesse caricare i file da mandarci e scaricare quelli preparati da noi.

Per questo siamo andati sulla versione Business, la più costosa, pubblicizzata proprio con queste caratteristiche.

Come funziona

Spiego brevemente come funziona il Pogoplug.

Si tratta di un “micro computer” senza monitor, tastiera o mouse, a cui si attacca la corrente, un cavo di rete e un hard disk (o altra memoria di massa) via USB (ha 4 porte disponibili). Lui automaticamente si prende un IP dal DHCP, si collega al sito my.pogoplug.com e si registra. A quel punto, tramite un browser sul PC, ci si collega allo stesso sito, si crea un account e si attiva il proprio pogoplug. Da lì in avanti basta andare sullo stesso sito e loggarsi, e si entra automaticamente nel proprio pogoplug. Presumo che il tutto si basi su una specie di VPN.

Fatto questo, dall’interfaccia web messa a disposizione dal dispositivo (e da pogoplug.com) si creano gli utenti, si partiziona il disco, si creano le cartelle, si impostano le password, si decidono le condivisioni, ecc. ecc.

Tutto molto bello e semplice, ma ci sono alcuni problemi.

Il Business poco business

In ufficio abbiamo una “bellissima” ADSL 20M/1M, il che significa che in upload ci sono disponibili circa 120 KB/sec. Diciamo circa perché in realtà sono molti meno, sull’ordine dei 60-80. Dipende dalle condizioni atmosferiche. Ma la LAN è 100 MBit pieni, con switch, cavi discreti e schede di rete Gigabit su quasi tutti i PC.

Ci si aspetta che il trasferimento dati da un PC al Pogo sia una scheggia, dell’ordine ALMENO di 5 MB/sec.

E lo è, finché ti connetti con l’utente amministratore.

Peccato che se ti connetti con qualsiasi altro utente il Pogo non risponde più in locale, ma passa attraverso Internet, il che significa saturare la banda in upload, occuparla anche in download per lo stesso importo, e soprattutto metterci ore a copiare file su un disco che dovrebbe essere in LAN…

Considerato che avremmo voluto creare delle cartelle divise per ufficio, in cui i grafici avrebbero potuto scambiarsi file di decine di MB senza problemi, ci siamo trovati un po’ spiazzati.

Il supporto tecnico

Abbiamo acquistato un apparecchio business, ci aspettiamo almeno un po’ di supporto, quindi mi fiondo sul sito e cerco di aprire un ticket. Non ci sono ticket. Vado quindi a vedere il forum di supporto, e scopro che non sono l’unico ad avere questo problema. Mi accodo quindi alla discussione sull’argomento e aspetto.

E aspetto. E aspetto.

Ad oggi (9 o 10 mesi) il problema non è ancora stato risolto.

In compenso l’hardware è sulla via dell’abbandono, preferendo sviluppare un software che, installato sul PC (Windows) permette di fare più o meno le stesse cose. Peccato che il pogoplug consumi una ventina di Watt disco compreso, e un PC, per quanto scarso, ne consumi almeno 200. O peccato che io non mi fidi a mettere un Windows in rete con servizi esposti su Internet senza sapere nemmeno che protocollo usi questa roba.

Nel frattempo è stato migliorato il software “client”, naturalmente. Per permettere lo streaming di musica e video sui cellulari.

Ora… non so quanto paghino in USA per il traffico dati su rete cellulare, ma qui in Italia solo un folle (o un riccone) si metterebbe a fare streaming video sul cellulare.

Però il software per Android non permette di aprire file che non siano mp3 o mp4. Non si degna di aprire un Aldiko per vedere un epub o un pdf, o un Openoffice-viewer per gli odt, o un Thinkfree Office per i doc.

Solo streaming audio/video e download (in una cartella non modificabile).

E pessime prestazioni in LAN.

The Future

In questi giorni sto provando Tonido. E` una soluzione software only (ma tanto anche pogoplug lo sta diventando) installabile anche su Linux. L’ho installato sul mio server. Non ha client che permettano di montare le share, ma si appoggia a WebDAV (io passo per sftp, per ora, e per rsync se devo sincronizzare cartelle). La versione gratuita permette un solo utente in lettura/scrittura e più utenti in sola lettura. Il plugin per la multiutenza costa 30 dollari, e sto pensando di fare la “pazzia” e comprarlo.

Il client per Android è MOLTO limitato. Peggio di quello per Pogo, in quanto non permette (o almeno non ci sono riuscito) di scaricare più di un file: scaricandone un secondo, cancella il primo. Ma richiama le applicazioni di sistema, quindi è semplice dirgli “Apri con Aldiko” e poi dire ad Aldiko “Importa nella libreria”, per esempio, bypassando il problema.

Se ne facessero una versione installabile sugli hardware pogo-plug… :)

 

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Gnome 3, mezzo disastro]]> http://alex.amiran.it/?p=477 2011-08-23T09:50:30Z 2011-08-23T09:49:54Z L’ho visto in experimental, l’ho tenuto d’occhio per un po’ e finalmente una decina di giorni fa ho deciso di installarlo. Ma me ne sto pentendo.

L’ambiente è stato completamente rivoluzionato. Per alcune cose (poche) in meglio, per altre (molte) in peggio. In generale si nota una spiccatissima tendenze ad assomigliare più possibile a OSX. Per non dire che lo stanno copiando a man bassa.

I pregi

Partiamo con i pregi che, come ho detto, non sono molti. Il più importante, e forse quello di cui pochi si sono accorti, è la possibilità di trascinare una finestra verso uno dei bordi destro o sinistro, e automaticamente la finestra si ridimensiona a metà schermo e si aggancia al bordo. Rende molto semplice affiancare due finestre, per esempio per copiare file o per tenere un editor su una e una shell (per compilare) o un browser (per testare un sito) sull’altra.

Utile anche lo stesso effetto sul bordo superiore, che massimizza la finestra.

Sarebbe stato bello se trascinandola contro il bordo inferiore occupasse la parte di mezzo dello schermo, rimpicciolendo le parti destra e sinistra, in modo da averne tre affiancate, o occupasse la parte inferiore dello schermo, simulando di fatto il layout di molti programmi di posta.

Altro “wish” sarebbe stato che tenendo cliccato, dopo aver raggiunto il lato dello schermo, un movimento verso l’alto o il basso avesse permesso di decidere la dimensione della finestra (metà, 1/3, 1/4, ecc. di schermo).

L’altro pregio notevole è una maggiore sensazione di velocità. Principalmente è dovuta agli effetti di fading, che fanno sembrare più fluido il tutto, ma non ci stanno male.

Il dialog che appare premendo Alt-F2 (sulle impostazioni standard) o Menu (sulle mie) è molto più veloce rispetto al precedente, ma ha il difetto di non mostrare le alternative sull’auto-complete, quindi o si conosce il nome completo dell’applicazione o si rischia di dover ricorrere al menu Attività (che è lentissimo).

I “neutri”

Ad alcune novità probabilmente ci si può abituare.

Mi riferisco soprattutto alla posizione della barra, forzatamente in alto (io la preferisco in basso).

Sempre riguardo la barra, non si possono posizionare le “applet” (qui chiamate estensioni) come si preferisce. Per spostare un elemento bisogna installare un’altra estensione o modificare il codice di quella che c’è (che è in javascript). Mi potrebbe anche andare bene se ci fosse un manuale con le API scritto bene.

Le impostazioni di sistema sono più ordinate e hanno meno opzioni. Mi andrebbe benissimo, se ci fosse un modo per impostare quelle più avanzate. C’è solo gconf-editor, ma a trovarne alcune è un terno al lotto, e altre semplicemente sembrano non esistere.

E` sparita completamente la gestione dei temi. C’è solo quello di default. Che sarebbe carino se non avesse i titolo delle finestre attive e inattive troppo simili tra loro (è solo più sbiadito il testo). Per fortuna almeno mi lasciano mettere i bottoni sulla barra come voglio io (close:minimize,maximize,menu)

I difetti

Ma veniamo alla parte più corposa di questa “mini recensione”. Non saprei quale sia il più grave, quindi li elenco nell’ordine in cui mi vengono in mente.

Non esiste una scorciatoia per la funzione “cicla tra le finestre di questo workspace”, che era lo standard di Gnome 2. Si può ciclare tra tutte le finestre dell’applicazione attuale, o tra tutte le applicazioni del workspace corrente, ma non tra le finestre. Io tengo 4-5 finestre di Chrome nel workspace 10, e altre sparse nei workspace 4, 5 e 6. Tengo Evolution e Pan nel 9, Skype e Pidgin nell’8. Ogni tanto l’alt-tab mi cambia workspace e non capisco dove sono, anche perché (difetto numero 2) non ci sono indicazioni visuali. Non c’è più l’indicatore di workspace nella barra.

Non c’è più (difetto 3) nemmeno la lista delle finestre del workspace corrente. E quindi (difetto 2+3=4) non c’è più nessun tipo di anteprima (anche statica) delle finestre. Quindi pidgin che mette un asterisco sul titolo della finestra con nuovi messaggi, evolution che mette il numero di mail non lette, Chrome che mette il titolo del sito, ecc. non si vedono più.

E (difetto 5) non ci sono più aree di notifica persistenti, quindi non vedo a colpo d’occhio se ho ricevuto un IM o un’email, o se ho finito un download. E il menu “personalizzato” in alto a destra fa intuire un’integrazione con gli IM, ma l’impressione è che non funzioni. O almeno, finché non ho aperto pidgin, i miei amici non mi vedevano online su GTalk, e io non sapevo come vedere loro e come mandargli messaggi.

Non essendoci la lista di workspace (difetto 6) non posso nemmeno spostare velocemente le finestre da un workspace all’altro.

La finestra attività (difetto 7), spudoratamente copiata da OSX come effetto, mi sembra inutile. Posso intuire le intenzioni vista la lista dei difetti precedenti, ma ne ha uno grossissimo: è inutilizzabile senza mouse. La lista delle applicazioni è disorganizzata. Ci sono le categorie a destra, ma trovo enormemente più veloce il vecchio sistema ad albero. E si può usare solo col mouse. La barra delle applicazioni preferite è inutile quando ne usi più di una decina.

E passiamo alla barra inferiore. Perché c’è, ma non si vede (difetto 8)! Basta spostare il mouse sul lato inferiore dello schermo e appare. E qui ci sono le icone di notifica! Con tanto di aggiornamento in tempo reale, quindi pidgin annuncia un nuovo messaggio e evolution una nuova mail. Ma li vedi sono se sposti il mouse lì. Quindi sono inutili. Faccio prima a fare Alt-F8 (rimappato a “go to workspace 8″ da me), sbirciare le finestre, e rifare Alt-doveeroprima per tornare a lavorare. Ma devi ricordarmi di farlo, mentre prima lo vedevo con la coda dell’occhio.

E il fatto che questa bella barra appaia sopra il resto significa che se sei su Chrome in maximize, su un sito lunghissimo, e vuoi prendere il knob dello scroller per tornare in cima, non puoi. O almeno devi stare attento a non avvicinarti troppo al bordo inferiore dello schermo, altrimenti la barra si sovrappone (difetto 9).

Ma torniamo ai workspace: sono dinamici (difetto 10)! Non posso decidere di averne 10 e di posizionare le finestre come mi trovo meglio per passare tra i workspace con una combinazione di tasti. Dovrei aprire le finestre nel workspace corrente e poi, da Attività, spostarle manualmente dove mi trovo meglio. Il risultato finale è un semplice “fuori dalle balle, mi serve questo workspace libero” che incasina tutto e non permette di avere un ordine.

Il difetto 11 probabilmente è un bug che verrà risolto. Se lascio il PC incustodito per qualche ora (acceso di notte) parte il salvaschermo. Lo schermo diventa nero, nella barra in alto c’è il mio nome con un lucchetto di fianco e al centro un orologio con l’ora sbagliata (alle 10 di stamattina segnava l’una di notte). E questo nonostante abbia disattivato il blocco dello schermo dalle impostazioni.

Il problema è che non sembra ci sia un modo razionale e deterministico per uscirne. Muovere il mouse, cliccare sul lucchetto, sul nome, sull’ora o da qualsiasi altra parte non serve a niente. Qualche volta, dopo 5-6 MINUTI, si sveglia e mostra il desktop. Altre volte devo andare in console e killare gnome-session (e con lei tutte le applicazioni aperte).

I palliativi

Per alcuni difetti ci sono palliativi.

Per esempio per il 6 basta andare nelle Attività (premendo il tasto Windows di sinistra) e trascinare le finestre da lì.

Per il 3 c’è un’estensione che mostra la lista delle finestre aperte, ma non si aggiorna in tempo reale (bisogna cambiare workspace e tornarci) e soprattutto mostra solo il nome dell’applicazione, e non il titolo impostato dalla stessa. Quindi quasi completamente inutile. Serve solo a sapere che ci sono altre finestre aperte lì.

Per il 2 c’è un’estensione che mostra il numero di workspace in cui ci si trova, ma senza preview. Anche questo poco utile.

Per il 10 c’è un’estensione che permette di averne un numero fisso. Ho dovuto modificarla un po’ (il codice era pessimo), ma funziona.

Commenti finali

Insomma, sembra tutto pensato per dover per forza usare il mouse, per farti perdere tempo e per somigliare più possibile a OSX.

Ma se volevo OSX compravo un Mac. E io non voglio OSX. Voglio un ambiente personalizzabile, che mi consenta di toccare il mouse meno possibile, che non si metta in mezzo quando cerco di lavorare. E Gnome 3 non va nella direzione giusta. Nei prossimi giorni (ri-)proverò XFCE e KDE e prenderò una decisione.

 

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Eclipse: Helios, un satellite coi buchi?]]> http://alex.amiran.it/?p=466 2010-08-14T08:14:08Z 2010-08-14T07:57:30Z Ieri Eclipse (Galileo) ha iniziato a dare di matto.

Già da un po’ avevo notato rallentamenti quando scrivevo un “uguale” (=), ma dopo 3-4 secondi mi mostrava l’autocomplete e mi lasciava continuare a scrivere, salvo perdermi uno spazio ogni tanto. Ho provato a disabilitare l’autocomplete durante la scrittura (lo voglio solo quando premo ctrl-space), ma non ci sono riuscito.

Eclipse bugsMa ieri quei 3-4 secondi sono diventati più di 10 minuti. Non so quanto, e non so se si sarebbe mai ripreso. L’ho killato dopo un buon gelato. E ho iniziato a cercare soluzioni in Internet.

Sembrava un problema legato al fatto di avere troppi file nel progetto, e infatti linkando lo Zend Framework questo numero superava abbondantemente i 1000. Pur perplesso dal fatto (alcuni miei progetti si avvicinano a quella cifra, non oso pensare progetti più importanti), disattivo lo ZF, chiudo tutti gli altri progetti, e continuo a programmare per un po’, finché non si ripresenta il problema anche con “miseri” 150-200 file nel progetto.

Allora cancello il workspace e tutte le config di Eclipse e riprendo, pensando a una config corrotta. Dopo aver riscaricato tutti i plugin. Illuso. Dopo 2 ore per ripristinare tutto si ripresenta lo stesso errore. Decido quindi di aggiornare Eclipse, cosa che non avevo fatto perché sembra che la nuova versione abbia problemi con l’SDK Android.

Helios

Ho quindi scaricato la nuova versione (Helios), direttamente con PDT integrato, e ho (re)iniziato a configurare e scaricare plugin.

Ma i plugin non funzionavano.

Apparivano nella finestra dei moduli installati, se tentavo l’update mi diceva che non c’erano aggiornamenti, non potevo abilitarli o disabilitarli, solo rimuoverli. Ma non facevano niente. Niente nuove perspective, niente nuovi progetti, niente finestre aggiuntive.

Scavando (per ore) tra le configurazioni e su Internet non ho trovato niente di risolutivo, finché, alle 9 di sera, ho deciso di insospettirmi del fatto che Helios (Eclipse 3.6) creasse una cartella di nome .eclipse/org.eclipse.platform-3.5.0 nella mia home, e ho messo questo in Google, trovando finalmente il bug report nel tracker di Eclipse.

A quanto pare il nuovo Eclipse vuole scrivere nella directory di installazione quando si installano nuovi plugin. Controllando, infatti, si trova un permesso rws sul gruppo in diverse sottodirectory.

A questo punto ho semplicemente fatto un

chown -R root.adm /usr/local/eclipse-3.6

e ho assegnato il mio utente al gruppo adm (lo era già, in realtà). Tutto ha ripreso a funzionare senza problemi. Mi riservo di valutare i rischi di questa operazione, ma a una prima occhiata sembrano abbastanza limitati (un plugin può spattumare Eclipse, ma nel caso lo reinstallo, e lo poteva fare già prima).

Android

Lo so, sono masochista.

Sul sito di Android è scritto chiaramente di NON usare Helios perché ci sono dei bug irrisolti. Ma io ho la testa dura. E comunque ho tenuto la vecchia versione di Eclipse installata, giusto in caso…

Con Helios ho provato a creare un nuovo progetto di test, con target Android 2.2 e minSdk 3 (Android 1.5). Lo crea e mi dà subito errore dicendo di non trovare la package “android”. Lo aggiungo a mano tra le Referenced Libraries del progetto, e gli errori spariscono, ma ora mi dà errore di conversione da Java a Dalvik. Indagherò nelle prossime ore/giorni.

Io pensavo che i problemi si limitassero a un bug già segnalato, peraltro correggibile in modo abbastanza semplice (Window->Preferences, XML->XML Files->Editor, togliere la spunta a “Use inferred grammar…”).

Update 10:10

Il problema con il package android si risolve semplicemente: Window->Preferences, quindi General->Workspace->Linked Resources, attivare la spunta su “Enable Linked Resources”. Bisogna farlo prima di creare o scaricare qualsiasi progetto Android, altrimenti non ho idea di come aggiungerlo in seguito. :)

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[I conti… tornano?]]> http://alex.amiran.it/?p=463 2009-12-06T14:11:50Z 2009-12-06T14:11:50Z Quando si inizia ad avere la sensazione di vivere in paese destinato a diventare “terzo mondo”.

Stavo leggendo l’ultimo numero di Wired, quando trovo un articolo intitolato “Iran, la lunga marcia online verso la libertà”, in cui leggo:

L’Iran è online da vent’anni, e ha uno dei livelli più alti di accesso alla rete in tutto il Medio Oriente (stimato intorno al 40%), oltre al maggior tasso di aumento di utenti (passati dal milione del 2005 ai 23 milioni del 2008).

Arrivato in ufficio, più tardi, trovo una notizia su ZeusNews titolata “Crescono le internaute italiane“, in cui leggo:

Dei circa 20 milioni di italiani online, 8,3 milioni sono donne (il 32%)…

…e mi chiedo come possa un paese in cui è fortissima la censura, il controllo statale, la repressione, essere più avanti di noi (la popolazione totale è più o meno la stessa) nell’accesso a Internet.

Sarà un problema di mentalità? Di ignoranza? Di mancanza di infrastrutture? Di ostruzionismo?

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Linux Day 2009 a Treviso]]> http://alex.amiran.it/?p=461 2009-10-22T16:32:05Z 2009-10-22T16:32:05Z Nona edizione del Linux Day.

Sabato prossimo, 24 ottobre, si svolge in tutta Italia il Linux Day, manifestazione nazionale promossa da Italian Linux Society e realizzata a livello locale da oltre 100 Linux User Group.

A Treviso l’appuntamento è ormai fisso presso l’ITIS Max Planck di Lancenigo di Villorba, in via Franchini 1, dalle 10:00 alle 18:00.

Quest’anno la formula cambia leggermente, per cercare di venire incontro al meglio alle richieste del pubblico.

La mattina sarà tutta dedicata a una panoramica generale sul mondo Linux, a cosa è, a come funziona e a che software si possono utilizzare. Ampio spazio per le domande del pubblico.

Il pomeriggio prevede due percorsi possibili:

  • in aula magna tre talk da seguire: Virtualizzazione con Virtualbox, SME server e Appliance di rete con Linux
  • in aula “on demand” talk su quello che vuole il pubblico: richiedete un argomento e noi ve ne parliamo (nei limiti del possibile :) )

Per tutta la giornata i membri del TVLUG saranno a disposizione per chiacchierare, per farvi vedere cosa si può fare con Linux e per aiutarvi a installare Linux sul vostro PC o per copiarvi CD e DVD delle ultime distribuzioni uscite.

Venite a trovarci!

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[OpenMoko WikiReader]]> http://alex.amiran.it/?p=451 2009-10-14T17:29:39Z 2009-10-14T17:29:39Z La rivoluzione in casa OpenMoko

Ogni tanto mi ricordo di avere anche un blog, e oggi è uno di quei giorni. E scusatemi se è un post polemico.

Probabilmente vi ricordate l’annuncio nell’aprile di quest’anno di Sean Moss-Pultz riguardo il mettere in standby (cioè di ammazzare) il progetto Freerunner per dedicarsi al “Plan B”, un device che avevano già in cantiere e che gli avrebbe permesso di restare in affari.

WikiReaderBene, quel device è uscito, e lo vedete qui in tutto il suo splendore.

Un fantastico dispositivo da 99 dollari, con schermo monocromatico (almeno è touchscreen) e tre tasti. Fornito con una SD da 8 GB con caricato Wikipedia. E vendono pure gli abbonamenti per gli aggiornamenti, mandandoti a casa una nuova SD ogni volta. E non ci puoi fare niente altro che consultare Wikipedia.

Scusate il sarcasmo latente nel post, ma a me pare una str… Voglio dire: il mercato più florido e fervente di questo periodo è quello dei telefonini. Le stime dicono che entro qualche anno gli smartphone supereranno i “dumbphone”, Android, nato dal niente, si prevede che diventerà la seconda piattaforma per smartphone entro il 2012 (dopo Symbian).

Tu hai uno smartphone quasi completamente pronto, con hardware neanche tanto malvagio (e bastava aggiornare la CPU e aggiungere un po’ di RAM per renderlo quasi perfetto), con un software a buon punto, una comunità anche abbastanza collaborativa e blocchi tutto per sviluppare e distribuire una “cineseria” che, prevedo, verrà venduta sì e no nei discount e nei negozi di souvenir?

Bah…

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[A new Galaxy]]> http://alex.amiran.it/?p=444 2009-08-12T17:16:59Z 2009-08-12T16:57:11Z Ebbene sì, ho fatto la mia scelta…

Un paio di settimane fa ho finalmente rotto il porcellino e ho comprato il Samsung Galaxy. Ci ho smanettato per un po’ ed ecco qui le prime impressioni.

L’ho comprato in un centro Wind, pagato 399 euro, ed era l’unico disponibile, arrivato quel giorno stesso. Il commessio era quasi dispiaciuto di non averlo potuto mostrare a nessun cliente. :)

Dopo la canonica notte in carica, con ancora tutti gli adesivi protettivi attaccati, l’ho finalmente acceso. La prima cosa che ho fatto è stato configurare la rete WiFi a casa, “spaventato” da storie trovate su Intetrnet di cellulari che si collegano da soli a Internet e finiscono il credito in pochi minuti. Un sentito grazie alle compagnie telefoniche italiane a ai loro prezzi assurdi sul traffico dati.

L’interfaccia è abbastanza (capirete poi perché non “molto”) intuitiva, e le operazioni comuni sono tutte a portata di mano, ma una letta al manuale utente (un po’ striminzito, ma non più di altri cellulari che ho avuto. Solo che questo è uno smartphone…) toglie molti dubbi. In particolare, cliccare sulle icone e aprire la lista delle applicazioni col bottone in basso è, naturalmente, intuitivo, ma capire che dalla lista di applicazioni si può “tenere premuta” un’applicazione per spostarla sul desktop, oppure che la barra in alto è trascinabile per aprire la finestra notifiche non sono immediate, anche se semplici e veloci, così come lo slide verso destra o sinistra che permettono di spostarsi tra i 3 desktop virtuali. In questo è molto “linuxoso”.

Le applicazioni

Il primo istinto è di iniziare a riempire il desktop di widget e icone, salvo poi scoprire che la RAM non è infinita, e la batteria nemmeno, quindi con widget”pesanti” o che si aggiornano spesso è meglio andarci piano. Dopo un po’ di pratica si capisce cosa tenere e cosa no. Se volete sapere cosa ho tenuto io:

Nella finestra principale

  • Battery Widget, perché l’indicatore di sistema è, a dir poco, impreciso
  • 4 folder (Net, Travel, PIM e Tel) con le applicazioni che uso più spesso divise in categorie
  • Link veloci a Telefono, StarContact e HandcentSMS, per accedere velocemente alle funzioni telefoniche
  • Immancabile link a FBReaderJ :)

Nella finestra di sinistra (ribattezzata “di sistema”):

  • Bluetooth OnOff, WiFi OnOff, Sync OnOff, Brightness Level. Questi sono tutti widget per accendere e spegnere certe funzioni del telefono. Ce ne sono altri, ma quelli della serie OnOff mi sono piaciuti più degli altri.
  • ToggleData, un widget per disattivare la trasmissione dati (WiFi e 2G/3G) e Useful Switches, che regola le stesse cose di cui sopra più diverse altre, ma con una finestra a sé.
  • NetCounter, che sto pensando di togliere perché scarsamente configurabile. Al suo posto uso un software che “si nasconde” nella status bar: 3G Watchdog, per tenere d’occhio il traffico dati 2G/3G, visto che ho fatto la 1500 di Wind che mi dà 450 MB di traffico al mese.
  • SoundManager e Impostazioni, per regolare i volumi audio e per accedere velocemente alle impostazioni di sistema
  • SpareParts e TaskPanel, per accedere ad altre impostazioni e per avere una lista dei processi e poterli killare al volo (utile per svuotare la RAM da processi dormienti). A dire il vero TaskPanel si integra con la barra notifiche, quindi penso lo toglierò da qui.
  • Market, AppManager e ASTRO File Manager, per gestire le applicazioni scaricate e i file sul dispositivo. In particolare ASTRO permette anche di fare un backup di tutte le applicazioni installate sulla memory card

Nella finestra di sinistra (ribattezzata “l’inutilizzata”):

  • Meridian Widget (1×4), un pannello di accesso veloce al player Meridian

Con questa configurazione ho accesso rapidissimo alle funzioni più utilizzate, e quando mi servono quelle meno usate mi spippolo il menu di tutte quelle installate.

Tra le applicazioni nei folder vi posso citare:

  • SMS backup, che fa un backup su GMail degli sms in memoria
  • Calcolatrice, Calendario e Sveglia, dalla funzione intuitiva :) Ho anche handyCalc per le funzioni più avanzate e convertMe per convertire tra varie unità di misura (qualche migliaio)
  • Astrid (un ToDo Manager) e Note Everything, AK Notepad, OI Notepad e Note Me. Quattro software per prendere appunti, perché ognuno ha una sua funzione particolare e non mi so decidere su quale usare. :)
  • Google Maps e Places. Il secondo, in particolare, è utilissimo. Prende le coordinate dal GPS o dalla cella telefonica a cui siete collegati e vi mostra tutti i locali, le banche, i distributori, ecc. ecc. nei dintorni, fornendo anche la distanza (in miglia, purtroppo), la possibilità di visualizzarli in Maps, di telefonargli o di mandargli un’email. Peccato non poterlo usare all’estero, visto che prende i dati online e finirebbe il credito in pochi secondi… :/
  • aCurrency per convertire velocemente da/a un centinaio di valute. Molto utile per i viaggi e per gli acquisti su siti esteri. Si autoaggiorna ad ogni avvio via Internet
  • TransportMaps permette di caricare immagini di linee urbane (metro, autobus, ecc.) e di zoomarle. Devo ancora approfittarne. Devo trovare la JR di Tokyo da metterci dentro!
  • AndAndo, che traccia i vostri spostamenti tramite GPS, segnalandovi il percorso su Maps, la distanza percorsa e con la possibilità di associare anche foto e note ai vari punti che attraversate
  • Browser, Email (e Gmail) e Google Talk, abbastanza intuitivi e nel software di sistema
  • OI News Reader e Greed, per leggere i feed RSS/Atom. Il secondo si sincronizza con Google Reader. Peccato che sembra non esistano applicazioni per Linux desktop che facciano la stessa cosa, mi sarebbe molto utile
  • mAnalytics, per avere sottomano velocemente le statistiche di Google Analytics senza doversi collegare al sito e sopportare tutta la grafica che sul telefono sarebbe inutile.
  • NimBuzz, per collegarsi alle varie chat (ICQ, GTalk, Skype, Facebook, MySpace, ecc.)

Il sistema è molto responsitivo in praticamente tutte le operazioni. Le applicazioni si aprono generalmente in 1-2 secondi, i click sono spesso istantanei nella risposta, e lo scroll, a meno di liste costruite dinamicamente, è fluido, con la possibilità di “lanciare” uno scroll con uno swipe in alto o in basso, e di bloccarlo poggiando il dito sul display, come fosse un rotolo di carta.

L’hardware. E i prolemi

L’hardware è quasi come è stato pubblicizzato. Quasi perché, se la CPU è a 528 MHz, la SD interna è da 8 GB, lo schermo è AMOLED da 320×480 e la fotocamera da 5 MPixel, e fa belle foto con condizioni di luce buone (invece col flash è un po’ rognosa), ci sono anche cose che non mi sono piaciute.

In particolare, era stato dichiarato che la RAM disponibile per le applicazioni era di 192 MB. E invece la troviamo partizionata in 2: un pezzo da 96 MB per installarci il sistema, probabilmente per rendere più veloce il caricamento, e un altro da 96 MB come RAM vera e propria. Col problema che il sistema occupa più di 50 MB anche nella RAM, lasciandone solo una quarantina disponibili per le applicazioni vere e proprie. Considerando che la tastiera virtuale ne occupa 10, il programma di posta (da tenere in bg se si vogliono gli aggiornamenti periodici) altri 10, e altri 15 partono per widget, processi in bg per sincronizzazioni varie, ecc., rimangono meno di 10 MB, appena sufficienti per una applicazione aperta, e a volte nemmeno per quella.

Per esempio, tutti i player multimediali (quello di sistema incluso) costringono il sistema ad uccidere vari componenti (tra cui anche la home) per bisogno di RAM, provocando il ricaricamento della home e di tutte le icone all’uscita del programma.

Se ci aggiungiamo che quei simpaticoni della Samsung hanno DISABILITATO la swap nel kernel (ok, bisogna diventare root per usarla, ma sarebbe stata molto utile, ed è un’operazione abbastanza semplice da fare) e che non hanno ancora pubblicato le modifiche fatte al kernel (che è GPL, quindi sono obbligati a farlo), non ci sono vie d’uscita e abbiamo un quadro più dettagliato della gravità del problema.

E se sommiamo anche il fatto che abbiano castrato il Bluetooth (ci si può solo collegare un auricolare), che abbiano rilasciato un aggiornamento del software talmente pieno di problemi (il cellulare ogni tanto si riavvia da solo…) da doverlo ritirare una settimana dopo il rilascio, che non abbiano il minimo contatto coi clienti, tranne le pubblicità, che la batteria richieda un rodaggio (almeno 5 cicli di ricarica da 8-10 ore) per andare a regime e che il software per il collegamento del telefono al PC (e obbligatorio per l’aggiornamento del software interno) non solo esiste solo per Windows, ma nel 90% dei casi non riconosce nemmeno il telefono collegato, abbiamo un quadro direi completo della situazione.

Per fortuna (a parte i riavvii) sono funzioni secondarie del telefono, che ne inficiano solo un po’ l’usabilità, e si spera vengano risolti con aggiornamenti successivi (si dice che Samsung sia già al lavoro su un nuovo firmware) o, in futuro, con ROM cucinate ad arte.

Conclusioni

Se qualcuno mi chiedesse ora se prenderlo o meno, probabilmente lo indirizzerei verso un HTC Dream abbinato a una microSD da 8 o 16 GB (però costa in tutto un centinaio di euro in più, il 20%…) a meno che non gli siano indispensabili la fotocamera a 5 MPixel o gli 8 GB di SD inclusi, o gli direi di aspettare dopo l’estate per vedere gli sviluppi. Probabilmente molti sono difetti di gioventù dell’apparecchio, e credo che in gran parte verranno risolti con aggiornamenti software.

Discorso forse diverso per un “utonto” (quelli che prendono l’iPhone ;) ). Per lui probabilmente è un ottimo cellulare, superato il trauma delle 5 ricariche lunghe e dei riavvii.

Per uno smanettone leggero (come me) a volte è frustrante come ti tagli le gambe (vedi limitazioni del kernel e partizionamento della memoria).

Forse per uno smanettone pesante (un kernel hacker) è un bel giocattolo da sventrare, una sfida da superare.

Per uno sviluppatore, Android è molto interessante. Ci sono i tool per arrangiarsi da linea di comando, ma il plugin di Eclipse è fenomenale. Per esempio cercando di istanziare una classe del toolkit non importata propone varie soluzioni, tra cui crearla o aggiungere l’import relativo, o mentre si scrive un xml di configurazione controlla da solo i vari sorgenti per vedere se gli elementi creati vengono poi usati dall’applicazione. Inoltre mette a disposizione maschere per la costruzione visuale delle interfaccie, con autocompletamento dei campi, suggerimenti al volo, ecc.

Peccato solo sia Java. ;)

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[A new world]]> http://alex.amiran.it/?p=432 2009-07-25T09:10:12Z 2009-07-11T17:42:48Z Sto pensando di prendere un palmare nuovo…

Sharp Zaurus sl-c1000Da ormai 3 anni vivo quasi in simbiosi con il mio Zaurus SL-C1000 “Akita”, che come il fedelissimo omonimo cane, mi segue un po’ dappertutto. Forse è stato il migliore acquisto che abbia fatto, e svolge ancora egregiamente il suo lavoro (la batteria dura ancora 7-8 ore di uso attivo e mesi in standby), ma sta iniziando a mostrare i segni del tempo. Ormai fuori produzione da quasi 2 anni, anche il supporto del team di Angtrom sta latitando, al punto che ormai da appunto 2 anni non lo posso più aggiornare. Inoltre la mancanza di una connessione WiFi o comunque di rete funzionante ne limita un po’ l’uso. In pratica è diventato un ottimo ebook reader (mi  ci sparo una cinquantina di libri l’anno…), ma ben poco altro.

Allora, visto che mia moglie ci sta sbavando sopra da un po’ (anche lei è una avida lettrice ed è stanca di portarsi libri da 1 Kg in borsa), ho iniziato a guardarmi intorno per vedere cosa offre il panorama Linux di oggi. Le scelte sono fondamentalmente quattro.

Nokia N800/N810

nokia n810Un bell’oggettino, con un bello schermo (800×480) e, nel caso dell’810, una tastiera fisica che mi farebbe molto comodo quando, in giro, mi capita di dover prendere appunti in velocità e magari non ho con me l’Eee. L’ho valutato per un po’, e l’avrei anche trovato a un prezzo stracciato, per le sue caratteristiche, ma poi ho pensato: perché non fare il grande passo e unire il cellulare al palmare, andando su uno smartphone?

Anche perché Nokia sta un po’ stravolgendo il panorama Linux in casa sua: sta portando Maemo verso le Qt, ha acquistato Symbian e lo sta rendendo Open Source, ha preso accordi con Intel per collaborare. Non è ancora chiarissimo verso cosa stia andando.

Allora il primo pensiero è stato…

OpenMoko Freerunner

openmoko freerunnerUn progetto interessante, due anni fa. Bellissimo lo schermo da 640×480, anche se forse un po’ piccolo. Peccato per il resto dell’hardware, e in particolare la scarsa flash memory interna (pur se espandibile con microSD) e la limitazione a reti telefoniche 2G. Ma avrei anche potuto sopportarlo (non mi collego mai in mobilità, e il WiFi integrato sarebbe stato più che sufficiente), ma le vicende degli ultimi mesi in casa OpenMoko mi hanno fatto pensare.

In definitiva la piattaforma hardware è stata abbandonata a sé stessa. Il nuovo modelli ha solo una piccola correzione hardware che toglie il ronzio di sottofondo (bug del precedente modelli, sistemabile con una saldatura), ma non offre maggiore memoria interna (sia RAM che flash) e non è ancora chiaro se scaricando la batteria fino al minimo si rimane ancora fregati.

Dal lato software si vedono continuamente, nei blog degli sviluppatori, nuove versioni del software di sistema. Peccato che ci siano 3-4 versioni di sistema operativo con forse una trentina di sviluppatori, quindi tutto è perennemente in beta e non si capisce nemmeno se ci si può telefonare.

In pratica è diventata una sala giochi per gli sviluppatori. Il che non mi sarebbe dispiaciuto, se non avessi la necessità di un device funzionante e con un po’ di software stabile disponibile, quindi ho valutato le due iniziative “commerciali”:

Palm Pre

palm preDopo anni di attesa finalmente la Palm è riuscita a presentare il suo cellulare basato su Linux, e gli è anche riuscito abbastanza bene, con una CPU a 600 MHz, 256 MB di RAM, 8 GB di flash. Peccato per la risoluzione dello schermo, che ormai sembra standardizzata tra i cellulari, di solo 320×480 (metà del mio Zaurus e del Freerunner, quasi 1/3 del Nokia N8x0).

Grazie a un bug della prima versione del S.O., alcuni sviluppatori sono anche riusciti a “rootarlo”, e quindi ad accedere agli internals del S.O.. E perfino ad installarci Debian!

Il sistema non è male, anche se lo sviluppo di applicazioni è un po’ limitato, visto che i programmi devono praticamente essere delle webapp scritte in HTML5, CSS e Javascript, anche se c’è supporto per database SQLite.

Purtroppo non sopporto il tipo di tastiera che ha. I tasti sono troppo piccoli. Se avessero fatto lo slider dalla parte lunga sarebbe stato un po’ meno “blackberroso”, magari non si sarebbe potuto scrivere con una mano sola, ma almeno sarebbe stata usabile. Scartato. Non rimane molto tra cui scegliere…

Android

htc g1Il primo cellulare con questo S.O. è stato l’HTC G1, detto anche Dream, e ha fatto sognare per un po’ parecchia gente. Ormai è un anno che è sul mercato, ma per una cosa è ancora insuperato: la tastiera fisica. Anche se aggiunge un po’ di spessore al telefono, sarebbe perfetta in un device aggiornato, con linee un po’ più arrotondate e, grazie ai nuovi componenti di dimensioni ridotte, magari montato su un device più snello. Purtroppo il quantitativo di RAM (192 MB) e flash (256 MB) è ridotto a misure di oltre un anno fa. La CPU è buona (528 MHz) e lo schermo è il tristemente diffuso 320×480, ma qui da 3.2″. Punto debole denuinciato da molti la durata della batteria.

In seguito al suo successo (ne sono stati già venduti più di 1 milione), altri modelli l’hanno seguito a ruota, e quest’anno si preannuncia come “l’anno di Android”. htc magicL’HTC Magic (chiamato anche “G2″ da alcuni) è già sul mercato da un po’, e sono usciti o in uscita (sul mercato italiano) il Samsung i7500 Galaxy e l’HTC Hero. Entro fine anno si prevede che i modelli sul mercato, da vari produttori, saranno almeno una ventina, e già si parla di Motorola e di Sony Ericsson.

Intanto le note dolenti: sempre lo stesso schermo 320×480 e niente tastiera fisica. Per il resto, ognuno si distingue dagli altri per alcuni particolari, ma tutti integrano le caratteristiche salienti di Andoid: connettività 2G, 3G, WiFi, Bluetooth, GPS e accelerometri integrati, touchscreen e, naturalmente, applicazioni sia ufficiali che di terze parti basate sulla VM dalvik disponibili in rete.

HTC è il pioniere di Android e si trova in vantaggio rispetto agli altri. Se il Magic è una piccola evoluzione del Dream dal punto di vista hardware (raddoppiata la flash, a 512 MB, ma la RAM, la CPU e lo schermo sono rimasti uguali) e software (monta Android 1.5 contro l’1.0, comunque aggiornabile, del G1), HTC Herol’Hero è un passo più lungo. La RAM è stata portata a 288 MB, la flash rimasta a 512 MB e la CPU a 528 MHz, ma l’interfaccia “classica” di Android è stata completamente stravolta da HTC, e sono stati creati appositamente diversi widget per integrare meglio tutte le funzioni “social” del telefono. Purtroppo non ha un connettore standard da 3.5mm per le cuffie/microfono, ma solo una ExtUSB, che non ho ancora capito se è fisicamente compatibile con le prese microUSB standard.

Rimane il dubbio se questa nuova interfaccia implichi qualche incompatibilità con le applicazioni standard di Android Market, o se possa andare in conflitto con widget di terze parti. Vedremo i primi test cosa diranno.

Per quanto riguarda Samsung Galaxy i7500il Samsung Galaxy, non sono ancora riuscito a trovare specifiche hardware complete, ma credo che la CPU sia la “solita” 528 MHz, mentre la RAM dovrebbe essere oltre i 256 MB, forse 288 (ne dichiarano 192 MB liberi). Punti forti sono la memoria flash, di ben 8 GB, e lo schermo Amoled. Inoltre sembra che la tastiera a schermo abbia un feedback tramite la vibrazione del telefono. Ho provato questa funzione sul Samsung YP-P3 e, nonostante non riesca a dare lo stesso feeling delle tastiere fisiche, è comunque molto utile per capire se un tasto lo si è premuto o meno, senza essere costretti a fare su-e-giù con lo sguardo tra la tastiera e l’entry widget.

Per il resto la GUI è “classic Android”, e fortunatamente i connettori per cuffie/microfono e microUSB sono standard, quindi si potranno usare gli accessori che si preferisce. Non è ancora chiaro se l’accesso al market sarà completamente libero o limitato. Durante la conferenza di presentazione è stata un po’ fumosa la questione. Ma il video pubblicitario di presentazione è simpatico. :)

Sembra anche che il prezzo in Italia sarà di 399 euro, un centinaio di euro in meno rispetto all’Hero e, visto la dotazione hardware, mi fa propendere molto verso questo modello.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[PHPday 2009, come è andata]]> http://alex.amiran.it/?p=430 2009-05-27T17:00:24Z 2009-05-27T17:00:24Z Un piccolo sunto delle due giornate.

Dopo esattamente due mesi di silenzio, finalmente mi ricordo che ho anche un blog, e torno a scriverci per parlare un po’ di questo mio primo PHPday.

Complice la vicinanza e un’interesse crescente, dopo l’annuncio, su come potesse essere una giornata immerso tra i programmatori PHP, ho fatto la pazzia e mi sono iscritto, approfittando dell’offerta early bird. Arrivato lì in auto, la prima (e unica, direi) brutta sorpresa: l’hotel non aveva un parcheggio proprio, e i Carabinieri, coadiuvati da un carro attrezzi, stavano portando via auto in divieto lungo le strade. Per fortuna dopo 15-20 minuti ho trovato un buco anche abbastanza vicino.

Veloce passaggio alla registrazione, dove mi hanno riempito di gadget (maglietta, cappellino, portacellulare a forma di sedia/antistress, oltre al tesserino identificativo) che non sapevo dove infilare visto che avevo le mani impegnate dall’Eee e dall’ombrello, e poi l’attesa per l’inizio che, come nella migliore tradizione di tutte le conferenze, è partito con mezz’ora di ritardo. Un plauso agli organizzatori che in 30 secondi hanno condensato i saluti per cui era prevista una mezz’ora, per cui tutti i talk sono stati abbastanza in orario.

L’affluenza, nonostante i timori visto il prezzo di iscrizione, è stata molto buona.

Tranne uno, per cui mi aspettavo tutt’altro, tutti i talk sono stati interessantissimi, e mi è dispiaciuto veramente tanto doverne perdere 2 o 3 a causa delle sovrapposizioni (c’erano tre “percorsi” contemporanei).

Interessante l’intervento di Rasmus Lerdorf (di cui parlerò probabilmente in un altro post) riguardo lo sviluppo di PHP, anche se purtroppo era subito dopo pranzo e mi sono perso l’inizio.

Zend Italia ha inoltre organizzato una sessione straordinaria di esame per la certificazione in PHP5, ed ha offerto l’iscrizione gratuita ai primi 10 iscritti. Ne ho approfittato subito e mi è andata bene. Anche l’esame è andato bene, visto che ora sono Zend Certified Engineer. :D

L’unica nota dolente è che l’esame mi ha fatto perdere altri due talk che mi interessavano. Ma pazienza! ;)

I pranzi e i buffet sono stati un’ottima occasione per intavolare, nonostante la mia timidezza cronica, quattro chiacchiere con altri appassionati. Venerdì sono finito a pranzo con due relatori, tra cui il rappresentante di PayPal Italia…

“Incluso nel prezzo” c’era anche l’iscrizione al GrUSP, il Gruppo Utenti e Sviluppatori PHP italiani. Solo da ieri sono stato iscritto anche alla mailing list dei soci e mi ci sto ambientando, ma vista la chiacchierata fatta sabato sera in finale dei lavori tra i membri del gruppo e la cinquantina di persone rimaste, sembrerebbe una cosa molto interessante (tra sconti, contatti, collaborazioni, ecc.)

Approfitto per ringraziare gli organizzatori per l’ottimo lavoro svolto, e per salutare Cesare e Michele (se mai passeranno di qua).

Sul sito dell’evento ci sono i video registrati durante i vari talk, quindi se non ci eravate potete farvi un’idea di come è stata.

L’anno prossimo l’appuntamento è a Rimini (a meno di inconvenienti). Farò il possibile per esserci.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[PHPday 2009, Verona, 15 e 16 maggio]]> http://alex.amiran.it/?p=426 2009-03-27T17:45:19Z 2009-03-27T17:45:19Z L’evento italiano dedicato a PHP.

Il PHPday quest’anno si sposta a Verona, e cerca di dare un taglio ancora più ampio all’evento, allungando la durata a due giorni e introducendo il canale “community” per la presentazione di prodotti opensource. Ci saranno inoltre dei lightning talk, dei “dibattiti” improvvisati dai partecipanti.

Consultate il sito per il programma completo, tuttora non definitivo, ma già con diversi argomenti interessanti sul piatto, almeno per me. Inoltre sarà una buona occasione per incontrare sviluppatori preparati e competenti, merce abbastanza rara, purtroppo.

La novità mal recepita (al punto da generare un post molto risentito del presidente del GrUSP, il gruppo organizzatore) dai partecipanti, invece, è il prezzo di iscrizione, fissato in € 100 per la partecipazione a entrambe le giornate (60 per una sola), che aumenta a 160 (e 90) se ci si iscrive dopo il 16 aprile.

Secondo me, visto quello che viene offerto (soprattutto il pranzo e due buffet per ogni giornata) non è per niente alto, ma posso capire che, per chi è abituato a parteciparvi gratis dagli eventi precedenti, rappresenti un po’ un trauma.

Probabilmente l’affluenza sarà inferiore agli anni scorsi, ma di contro il pubblico sarà più mirato e interessato.

Credo che farò il possibile per partecipare.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[FCKEditor + Galeon]]> http://alex.amiran.it/?p=423 2009-03-04T18:23:23Z 2009-03-04T18:23:23Z = BOOOOOOOOOOM

Oggi, dopo un mese di sviluppo di un sito, lo metto in produzione e mi accorgo che con Galeon le textarea non vengono “trasformate” in editor wysiwyg da FCKeditor.

Subito penso che sia un bug nel plugin per jquery che integra FCK e vado sul suo sito ( http://www.fyneworks.com/jquery/FCKEditor/ ), e infatti nemmeno lì la demo funziona. Ma prima di scavare nel javascript, vado anche sul sito di FCK ( http://www.fckeditor.net/ ) . E nemmeno lì funziona.

E, naturalmente, la persona che deve usare quel sito usa sempre Galeon…

La cosa strana è che Epiphany (che usa la stessa versione di libnspr e di xulrunner) e Firefox/Iceweasel funzionano perfettamente. E che (Tiny)MCE funziona senza problemi anche in Galeon, visto che lo sto usando per scrivere questo post.

Toccherà scrivere un plugin per Zend Framework anche per MCE…

Nel frattempo, se qualcuno ha suggerimenti su come integrare FCK in Galeon, sono i benvenuti.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[CeBIT 2009]]> http://alex.amiran.it/?p=419 2009-03-02T18:33:17Z 2009-03-02T18:33:17Z Inizia domani una delle fiere dell’elettronica più importanti.

Si aprono domani, martedì 3 marzo alle 9:00, i cancelli del CeBIT, ad Hannover in Germania. Forse l’esposizione più importante in europa per quanto riguarda informatica e tecnologia.

Sui blog girano già notizie sui prodotti che saranno presentati e, a parte la solita pletora di cellulari/smartphone, e di notebook in tutte le salse, sembra ci saranno anche alcune cose più interessanti.

2009, l’anno degli e-book reader?

BooxPer esempio sono già trapelati diversi e-book reader.

Quello che mi ispira di più è il Boox, di cui riporto un’immagine rubata a mobileread.com. Le dimensioni sembrano perfette per non essere troppo ingombrante o troppo piccolo, e non ha un sacco di spazio sprecato come il Kindle. Legge un sacco di formati (tra cui chm, pdf e rtf, oltre a txt, html e un paio di formati da ebook), suona mp3, ha slot SD e porta USB.

Il processore da oltre 500 MHz è più che sufficiente per visualizzare velocemente gli ebook mentre in sottofondo si ascoltano mp3, e anche la RAM (128 MB)  non è male se, come penso, ci gira Linux e si possono installare altri software.

Ma anche il BeBook 2 non sembra male. Peccato che non se ne conoscano ancora le caratteristiche complete. Il primo BeBook mi aveva fatto una buona impressione.

Un po’ meno interessante, ma fa numero, il NUUT. Probabilmente sarà destinato al solo mercato coreano, come il sito fa intendere, e le caratteristiche tecniche, a parte quelle riportate da Engadget, sono difficili da estrapolare.

Infine, per ultimo visto che è solo un rumor e che probabilmente uscirà a fine anno, la terza versione del Kindle, di cui naturalmente non esistono immagini o specifiche tecniche, ma che speriamo riduca un po’ le dimensioni o almeno aumenti l’ampiezza dell’area visibile, magari sacrificando un po’ la tastiera che, in un dispositivo del genere, non è proprio della massima importanza.

Girano inoltre voci di molti altri modelli, che quasi sicuramente vedremo nei prossimi giorni presentati in fiera.

Sembra insomma che gli e-book reader siano in fase di decollo quest’anno. Finalmente, aggiungerei (e spero che calino un po’ i prezzi).

Netbook

Sul fronte netbook finalmente si inizia a vedere qualcosa di diverso.

A parte l’Asus Eee 1000HE che promette quasi 10 ore di autonomia ma che purtroppo non adotta ancora il nuovo chipset per Atom, e che (ancora purtroppo) rimane allineato a tutti gli altri come caratteristiche (Atom 1.6 GHz, 160 GB, 1024×600, ecc.) stanno iniziando a spuntare anche alcuni modelli “alternativi”.

touchbookPer esempio il Touchbook. Si tratta di un netbook basato su processore ARM, invece del solito Atom. Non ha ventole né dischi. Gira da una microSD da 8 GB (presumo sostituibile), ha uno schermo da 9″ alla classica 1024×600, WiFi e BT, 6 porte USB (3 interne, 2 esterne normali e una esterna mini), ma soprattutto ha tre accelerometri e un’autonomia tra le 10 e le 15 ore.

Forse le prestazioni non saranno spaventose, ma dovrebbero essere sufficienti per la maggior parte degli usi, visto anche che permette di riprodurre video in HD (720p) e soprattutto la tastiera è “abbandonabile” a casa, portandosi dietro il solo touchscreen in cui è contenuto tutto il computer. Lo si può usare come tablet ed è addirittura magnetico sul retro, quindi lo potrete attaccare da qualche parte (onestamente non so dove…)

Probabilmente sacrificando un paio di porte USB interne e mettendoci una batteria più capiente al loro posto, o uno slot per SD invece delle microSD, sarebbe stato il device “quasi perfetto”.

Ci gira praticamente solo Linux in varie salse. Ci può girare Windows CE, ma gli stessi produttori lo sconsigliano.

Si iniziano a vedere anche i primi netbook x86 con processori non Atom, e in particolare con CPU AMD e forse qualcuno con chipset nVidia. Vedremo se ci sarà qualcosa anche con i nuovi VIA.

Si sono già intravisti anche alcuni nuovi MID, sempre Atom, ma ho paura che il loro momento verrà nel 2010, sperando che per allora le reti WiMax e WiFi pubbliche siano un po’ più diffuse. Fino ad allora, probabilmente saranno solo dei palmari ingombranti e con poca autonomia. Io comunque coltivo la speranza, perché mi ispirano molto.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Wired]]> http://alex.amiran.it/?p=410 2009-02-28T13:54:29Z 2009-02-28T13:54:29Z Arriva anche in Italia la rivista più famosa in campo tecnologico.

Personalmente la attendevo da anni, da quando, mentre frequentavo l’Università, la vedevo all’edicola internazionale, a prezzi spaventosi (15-20.000 Lire, all’epoca), e finalmente è arrivata in edizione italiana, a un prezzo ragionevole (4 euro).

In realtà io ho approfittato della segnalazione di un amico, e mi sono abbonato per 2 anni a 19.90 euro. Sabato scorso, naturalmente quando ero fuori casa per il weekend, è arrivato il primo numero. Probabilmente avete visto le locandine con la copertina in giro per le edicole. Un mattone di quasi 300 pagine.

Io la definisco “il Vogue della Tecnologia”.

Non ci troverete articoli tecnici, niente approfondimenti su come installare o configurare software o hardware. Tutta la rivista è incentrata sulle persone che hanno portato, o meglio che stanno portando, innovazione in campo tecnologico. Che sia informatica, ingegneria, medicina, chimica o anche ecologica, filosofica o politica.

Perfino le foto sono “poco tecniche”. Il tutto dà un senso di “tecnologia sostenibile”, più vicina all’ambiente e alle persone che ai laboratori di ricerca.

Come Vogue, è anche piena di pubblicità.

Se cercate una rivista tecnica, lasciatela sullo scaffale.

Ma se cercate una finestra sul mondo della tecnologia, che vi faccia conoscere aspetti, persone e progetti diversi dal solito, è un must. Comprate il primo numero e, se vi piace, troverete all’interno la cartolina per abbonarsi a 20 euro per due anni.

Contro

Ora che vi ho elencato i pro, permettetemi di segnalare alcuni difetti(ni).

In alcuni casi ho avuto difficoltà a capire se una foto a piena pagina fosse l’inizio di un articolo o uno spot.

Alcuni articoli (due, per la precisione) vengono interrotti e costringono ad andare alle ultime pagine della rivista per finirli, perché occupavano 1 o 2 colonne di troppo. E` una cosa che mi dà un po’ fastidio.

C’è una pagina di “aiuto tecnico” verso la fine della rivista. Potrebbero toglierla, visto che, oltre a stonare col resto della rivista e dare uno spazio insufficiente per la soluzione dei problemi, pecca anche nel nome di uno dei collaboratori.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Zend Framework 1.7.5]]> http://alex.amiran.it/?p=408 2009-02-18T17:06:02Z 2009-02-18T17:12:17Z Nuova versione del framework, ma occhio all’aggiornamento!

Un paio di giorni fa è uscita la nuova versione dello Zend Framework, la 1.7.5.

L’ho testato con alcuni siti che ho realizzato con le versioni precedenti (1.5 e 1.6) e non ho riscontrato nessuna incompatibilità, ma c’è stata una modifica abbastanza importante nella gestione delle Zend_View, per evitare attacchi di tipo Local File Inclusion.

Vi rimando al post nel blog di Matthew Weier O’Phinney per i dettagli, ma vi anticipo che se usate dei path relativi  per risalire nel fs (quindi i vari /../ ) nella definizione del path a cui trovare gli script delle view, incorrerete nella nuova protezione, e il vostro sito non funzionerà più.

Il workaround è specificato nel post di cui sopra, ma io vi consiglio di rivedere il codice per evitare i path contenenti “..”, perché probabilmente nelle nuove versioni del framework (2.x e successive) il workaround verrà tolto. Inoltre comunque attivando il workaround state rischiando di introdurre una vulnerabilità nel vostro sito.

Meglio fare le cose per bene subito.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Debian 5.0, codename Lenny]]> http://alex.amiran.it/?p=405 2009-02-15T14:55:28Z 2009-02-15T14:53:13Z Dopo un lunghissimo freeze, la nuova Debian Stable.

Stamattina (ora italiana) è finalmente stata rilasciata la nuova Debian stable, versione 5.0, codename Lenny.

Le novità rispetto alla “vecchia” Etch sono talmente tante da aver convinto i releaser a passare dalla versione 4.0 (etch, appunto) alla 5.0. Si va dal supporto hardware (naturalmente, visto l’aggiornamento del kernel) alle nuove versioni dei desktop environment (anche se non è stato ancora adottato KDE 4, ancora troppo instabile), passando per Xorg 7.3 che elimina quasi completamente la necessità del file xorg.conf (tranne in casi particolari). Nuove versioni anche per Apache 2.2, Samba 3, MySQL 5, Postgres 8.3, PHP 5.2, Python 2.5 e Java 6, finalmente open source e integrato nel ramo main della distribuzione.

La release è dedicata a Thiemo Seufer, morto in un incidente stradale il 26 dicembre 2008.

Uso sul campo

Sto usando Lenny su tutti i “desktop” praticamente da quando è uscita Etch. Gli aggiornamenti sono sempre stati più che giornalieri, ma non ricordo nessuna situazione di rottura di dipendenze. Alcuni programmi sono stati un po’ instabili per 1-2 giorni, ma poi sono stati sistemati. E negli ultimi mesi, da quando è in deep freeze, è stata praticamente una roccia. Questo mi ha spinto ad iniziare a installarla anche su un paio di server, e non me ne sono pentito.

Ora dovrò aggiornare anche tutti gli altri server, e onestamente ci sono un paio di aggiornamenti che mi fanno un po’ paura (PostgreSQL e MySQL vista la rogna di ripristinare i backup in caso di problemi), ma il passaggio Sarge -> Etch è stato adrenalinico ma assolutamente liscio (leggendo le release notes attentamente), quindi mi aspetto di non faticare poi molto.

La prossima release

Come ormai risaputo, la prossima versione si chiamerà Squeeze e, se tutto va come di recente, dovrebbe uscire come stable intorno al 2011-2012, anche se ci sono discussioni nel team Debian che spingono ad accelerare un po’ i tempi di rilascio.

In ogni caso, come già successo per Etch, ci saranno sia volatile.debian.org per i pacchetti che hanno bisogno di aggiornamenti frequenti (come clamav) che lenny-and-a-half, con aggiornamenti al kernel e ad altri componenti, per mantenerla al passo coi tempi.

E, naturalmente, i consueti aggiornamenti di sicurezza costanti che fanno di Debian una delle distribuzioni (se non “la distribuzione”) più stabili e sicure.

Per chi usasse, come me, la versione testing sui vari PC, consiglio di aspettare qualche giorno/settimana prima di impostare “squeeze” nel sources.list (e di impostare “lenny” se avete scritto “testing”). Questo perché in unstable e in experimental negli ultimi mesi si sono accumulate tonnellate di nuove versioni di software, che potrebbero riversarsi nella testing e presentare problemi di dipendenze o di stabilità. Dategli il tempo di assestarsi.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[La lunga assenza…]]> http://alex.amiran.it/?p=402 2009-02-04T17:43:18Z 2009-02-04T17:43:18Z Oltre un mese senza post!

C’è gente che non riesce a lasciare il blog un giorno senza post, io purtroppo sono riuscito a saltare un intero mese. Ma ho la giustificazione, maestra!

Si chiama Australiana. Con contorno di Infezione Batterica alle Vie Respiratorie. Ci ho passato quasi 20 giorni a letto assieme. E non la consiglio a nessuno. Colazione, sciroppo, letto, pranzo, aspirina/tachipirina, letto, cena, antibiotico, letto, loop. Febbre costante tra i 37.7 e i 39.6.

Ma la cosa più bella è il servizio sanitario nazionale. Dopo una decina di  giorni di agonia finalmente il medico mi prescrive analisi del sangue e RX (che sono i raggi, per chi non lo sa) al torace, specificando “urgente” su entrambe le impegnative.

Mi presento in ospedale la mattina dopo e scopro che entrambi gli esami si fanno solo dalle 7 alle 9, ma in due sedi separate dell’ospedale.

Inizio dagli RX: 20 minuti per trovare parcheggio, 15 minuti per arrivare a piedi dal parcheggio al reparto (tutto all’aria aperta, che tanto sono sano come un pesce), 15 minuti di coda per l’accettazione, 5 minuti per pagare il ticket (tutto automatizzato quando si tratta di riscuotere), 25 minuti di attesa per i raggi, 5 minuti per i raggi (due fotografie…), altri 20 minuti di attesa per un’infermiera che esce e dice “potete andare tutti a casa! Potete ritirare i referti tra 8 giorni al CUP (Centro Unico Prenotazioni, NdA)!”. Alle mie “rimostranze” (ero uno straccio senza voce, figuratevi come rimostravo) che c’era scritto “urgente”, mi risponde semplicemente “se c’è qualcosa di grave l’avvisiamo noi, altrimenti tra 8 giorni”, e via andare.

Risultato netto: persa la possibilità di fare le analisi del sangue lo stesso giorno, e ancora oggi non ho i risultati di quell’RX.

Mattina dopo, analisi del sangue. Per fortuna di queste si scaricano gli esiti dal sito dell’ULSS, quindi la sera li avevo e la mattina dopo li ho potuti portare dal dottore. A mezzogiorno e venti. Per fortuna la farmacia chiudeva a mezzogiorno e mezzo e sono riuscito a prendere subito le medicine.

Risultato netto: 4 giorni per avere risultati “urgenti”, e nemmeno tutti, e sapere finalmente cosa avevo. Che poi ancora non lo so di preciso, so solo che era un’infezione batterica.

Per fortuna il medico mi aveva fatto iniziare preventivamente il ciclo di antibiotici, e 3 giorni dopo stavo meglio.

Ora sto smaltendo gli ultimi rimasugli (tosse, crampi ai muscoli dovuti alla tosse, voce bassa dovuta alla tosse, …), ma almeno sono tornato al lavoro.

Un consiglio a chi se la dovesse prendere: sembra che il 30% dei casi, quest’anno, sia abbinato a infezioni batteriche, quindi chiedete subito gli antibiotici, e vi risparmiate una settimana di stenti.

A chi crede di essere un duro e sopportare la febbre alta: sopra i 39.5 – 40.0 gradi non state più combattendo i batteri, ma state uccidendo le vostre cellule. Prendete una tachipirina e mettetevi del ghiaccio in testa per abbassare la febbre.

Naturalmente seguendo quello che vi dice il medico.

E auguro a tutti di non vederla nemmeno di striscio questa influenza!

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Giappone 2008 – parte 8]]> http://alex.amiran.it/?p=386 2009-01-12T17:16:26Z 2008-12-31T18:49:08Z Il museo dello Studio Ghibli.

Grazie a un amico che ci ha prenotato i biglietti in anticipo (è meglio farlo 1-2 mesi prima) siamo riusciti ad andare al Ghibli Museum.

autobus1Il museo si trova nel quartiere/città di Mitaka. Ci si arriva con la JR dopo quasi un’ora di treno. Da Hamamatsucho abbiamo preso la Yamanote fino a Shinjuku, e da lì la Linea Chuoo Rapida fino a Mitaka. Dalla stazione al museo ci sono autobus che, anche se non diretti, sono abbastanza riconoscibili, come potete vedere dalle foto.

AutobusIn una decina di minuti l’autobus arriva al museo e al parco che lo affianca.

Arrivati lì con quasi 2 ore di anticipo abbiamo pensato di andare a mangiare qualcosa, e qui la brutta sorpresa (l’unica della giornata, per fortuna): non ci sono ristoranti raggiungibili a piedi. Per fortuna a un centinaio di metri c’è un konbini dove siamo riusciti a recuperare un paio di sandwich (non era molto fornito…).mappaparco

Morale della favola: se dovete mangiare fatelo vicino alla stazione o portatevi qualcosa “al sacco”.

Perdonate la pessima qualità della foto alla mappa del parco. Il parco e il museo sono quelli in alto, indicati dalla grossa freccia gialla. Non lasciatevi ingannare dalle proporzioni. totoroA piedi è abbastanza lunga fino alla stazione!

A una delle due entrate (quella vicino ai campi da tennis) del museo potete trovare un bigliettaio un po’ speciale: Totoro. :)

MuraSeguendo il piccolo vialetto che costeggia le alte mura del museo, coperte di edere e rampicanti e attorniata da piante di tutti i tipi, arrivate all’entrata vera e propria, quella più vicina al parco.

Robot LaputaIl tutto somiglia molto alle ambientazioni di Laputa, e l’effetto è sottolineato dall’enorme robot a grandezza naturale sul tetto del museo.

Attraverso la scala a chiocciola che vedete nella foto, dall’interno del museo si può arrivare “al cospetto” del robot. Purtroppo era vietato fare foto dentro il museo, ma ne potete vedere una nella pagina di Wikipedia dedicata a Laputa.

cartelliAll’entrata, dei “chiarissimi” cartelli in gran parte in kanji indicano le varie direzioni che si possono prendere, ma in realtà il percorso è abbastanza obbligato.

entrataSi entra da questa specie di rifugio antiatomico che vedete nella foto a destra (nel quale riesco a leggere solo “foresta” in kanji, e “Ghibli” (jiburi) in katakana…), dove viene consegnato un pieghevole con le indicazioni sul museo e altro materiale, tra cui una diapositiva con un fotogramma di uno dei film dello Studio Ghibli.

Subito dopo si viene fatti scendere verso il piano interrato del museo. Da qui in avanti non ho potuto fare nessuna foto, ma posso dirvi che vale assolutamente la pena andarlo a visitare.

Le prime due stanze sono forse la parte più simile a un museo, anche se mascherate da parco giochi. Ci sono varie attrezzature usate durante la produzione di film di animazione, e altre che dimostrano come il rapido movimento dei singoli fotogrammi venga percepito come animazione dall’occhio umano. e non sto parlando di apparecchiature grandi quanto una scatola di scarpe, ma anche di un paio grandi come un armadio o un’automobile.

Da qui si arriva a un salone centrale dal quale si raggiungono gli altri ambienti del museo. In particolare ci si può mettere in coda per assistere al cortometraggio proiettato nel piccolo cinema interno, purtroppo solo in giapponese e senza sottotitoli. Cortometraggio è un po’ limitante come definizione, visto che dura intorno ai 20-25 minuti. Noi abbiamo visto “Il giorno che ho cresciuto una stella”.

Al piano terra si trova, da un lato, il Petit Louvre (che, ho scoperto, è presente solo nel 2008 e 2009, poi verrà cambiato con qualcos’altro), una serie di piccole stanze con riproduzioni di capolavori dell’arte, ma anche e soprattutto dei piccoli tocchi di genio, come i buchi nei muri da cui, guardando, si vedono paesaggi 3D ricostruiti in modo molto realistico.

Dall’altro lato si segue un percorso snodato su 4-5 stanze che riproducono lo studio dove lavorano gli artisti dello Studio Ghibli, con scrivanie, cataste di libri, colori, pennelli, studi, provini, cell, modellini di aerei e ricostruzioni di oggetti usati o visti nei film. Il materiale è talmente tanto che non basterebbe una giornata per vederlo tutto. Ne è pieno anche il soffitto.

Al primo piano c’è uno stanzone per i bambini (sotto i 12 anni) con un enorme Nekobus, e la scala per arrivare sul tetto a vedere il robot di Laputa. Un breve corridoio decorato con le locandine dei film in proiezione (quest’anno c’erano Ponyo e Sky Crawlers) porta all’uscita dal museo, dove è presente un piccolo negozietto che vende un po’ di tutto, dai pelouche alla cristalleria, dai modellini del Savoia in varie scale alle magliette, dai portachiavi ai biscotti, ecc. ecc.

Fuori dal museo c’è anche un caffé. Qui ho potuto riaccendere la macchina fotografica e fare una bella panoramica di tutto, anche se stava facendo buio e la luce non era eccezionale, ma dà un bell’effetto con le luci accese.

panoramica

Se avete notato quello strano puntino rosa in basso a destra nella foto precedente, eccolo ripreso in primo piano. :)

maialinoAll’uscita ho cercato di fare altre foto dei dintorni e, soprattutto, del robot sul tetto, ma la qualità è indecente, quindi ve le risparmio.

Il giro completo è durato circa 3 ore, ma se potessi tornarci sono sicuro che non me ne basterebbero altre 3 nemmeno per vedere solo quello che mi sono perso in questo giro, nonostante il museo non sia grandissimo e, a parte l’entrata, non si trovi calca di gente in ogni stanza, grazie al numero chiuso di visitatori.

Se pensate di andare a Tokyo e amate anime e manga, accettate un consiglio: non potete rinunciare a una visita a questo museo.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Giappone 2008 – parte 7]]> http://alex.amiran.it/?p=375 2009-04-01T16:05:08Z 2008-12-30T13:43:43Z Shibuya. Il quartiere “fashion”.

Un paio di giorni del nostro viaggio li abbiamo passati a Shibuya. Probabilmente è il quartiere di Tokyo più conosciuto al mondo, finendo anche come circuito nel videogame “Race Driver: GRID“. Sicuramente è uno dei più affollati. Si trova sulla Yamanote, a una solHachikoa fermata da Harajuku (famoso per i negozi di alta moda e alto costo) e a tre da Shinjuku (reso famoso da City Hunter). Purtroppo è dalla parte opposta di Akihabara… ;)

La stazione della JR è enorme, e chissà perché il treno si fermava sempre esattamente dalla parte opposta all’uscita, quindi toccava farsi 3-4 minuti a piedi per uscire. Appena fuori, in una affollatissima piazza, cercando in mezzo alla gente si può trovare la statua di Hachiko, uno dei cani più famosi del mondo assieme a Balto e Rin-Tin-Tin.

Lo spettacolo fuori della stazione probabilmente si presenta proprio come la maggior parte della gente intende il Giappone: alti palazzi a specchio con megaschermi in cui gira di continuo pubblicità di vestiti e cantanti. Qui sotto potete vedere un panorama a quasi 360° dalla piazza davanti alla stazione. Per gustarvi l’effetto stampatela e fatela diventare un cilindro. ;)

Panorama StazioneCome potete vedere siamo capitati in un periodo “buono”, un giorno infrasettimanale, e non c’era tanta gente. Se ci capitate di sabato e col sole probabilmente non riuscirete nemmeno a camminare.

Pronto CafféGirando per il quartiere si nota una certa predisposizione verso l’Italia.

A parte i due locali che vedete nelle foto (il Pronto Caffè e il Lotteria) ce ne sono molti altri. Alcuni sono nelle due vie principali del quartiere, altri un po’ fuori mano.

LotteriaIn certi periodi, come durante le ferie in agosto, capita più spesso di sentir parlare italiano che giapponese.

Negozio di BarbieMa la natura “alla moda” del quartiere si vede anche e soprattutto negli innumerevoli negozi, soprattutto di abbigliamento, che vi si trovano. Alcuni anche abbastanza particolari, come quello dedicato ai vestiti da Barbie che vedete qui a fianco. No, non sono vestiti per le bambole, ma a “grandezza naturale”.

KaraokeNaturalmente nel quartiere non mancano i love hotel, abbastanza ben mimetizzati in mezzo alle centinaia di insegne, e i locali per lo svago, come il Karaoke.

Moda e musica, temi portanti a Shibuya, si fondono al palazzo della Tower Records, di cui purtroppo non ho una foto, ma che potete vedere sul sito linkato.

Si tratta di un palazzone enorme, dove si vendono CD, DVD, riviste, libri, gadget e tutto quanto riguarda i fenomeni musicali in Giappone. Ogni piano “contiene” un genere musicale: J-Pop, J-Rock, Country, ecc.

Ma il vero motivo per cui siamo passati per Shibuya è…

Mandarake

MandarakeIl negozio di Shibuya di questa catena non è sicuramente il più grande, anche se le dimensioni sono generose, ma è forse il più pittoresco.

L’entrata è quasi invisibile, perché a livello degli occhi c’è solo l’insegna rossa che vedete qui a sinistra, e leggere l’hiragana per un occidentale non è proprio immediato.

MandarakeAlzando lo sguardo, in mezzo alle tonnellate di insegne luminose, invece, spicca l’altra insegna, in stile steampunk, ma non molto più leggibile. Ma anche dopo entrati lo “spettacolo” continua.

Bisogna infatti scendere (a piedi, da questa entrata) due piani sottoterra, in una scalinata poco illuminata, con muri “grezzi” ad effetto bagnato, che danno l’idea di inoltrarsi in una grotta.

Il negozio è tutto su un solo piano. Entrando non sembra per niente grande, ma avventurandosi in mezzo agli scaffali strapieni fino al soffitto (spesso di materiale Yaoi) si arriva al “retro” del negozio, la parte più interessante, dove si trovano artbook, modellini, gadget e giocattoli.

In totale credo siano quasi un migliaio di mq di esposizione.

Vicino alla Mandarake, in Orugan Saka St se guardate la piantina nel sito linkato sopra, c’è anche una filiale del COSPA. Si tratta di un negozietto di meno di 20 mq che straripa di materiale. Ne trovate anche di appeso al soffitto. Dovrebbe trattare principalmente di roba da cosplay (vestiti, parrucche, trucchi, ecc.) ma ci trovate un po’ di tutto, comprese magliette e pelouches. Sempre che riusciate a trovare come si entra (hint: è una scala che sembra quella di un condominio, sulla sinistra guardando la “vetrina” che si trova al “primo” piano, un paio metri sopra il marciapiede).

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Buone feste (con regalino)]]> http://alex.amiran.it/?p=371 2008-12-26T09:02:44Z 2008-12-25T18:54:13Z Stavolta però il regalo l’hanno fatto a me. ;)

Siamo quasi alla fine del 25 dicembre, ma non potevo esimermi dal fare i migliori auguri ai miei fedeli lettori. :)

Quest’anno non sono riuscito a preparare un regalino di Natale da scaricare, ma in compenso il team di LXDE ne ha fatto uno a me, accettando oggi alle 16:19 (15:19 UTC, 23:19 ora del maintainer) la patch a LXterminal per l’impostazione dei colori e del traceback, ad opera mia e di Giggio.

Grazie Fred e PCman!

Update 26/12/2008

Fred ha rilasciato oggi la nuova versione di LXterminal, la 0.1.4, che comprende questa e altre patch! :)

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Giappone 2008 – parte 6]]> http://alex.amiran.it/?p=325 2008-12-15T18:32:27Z 2008-12-15T18:30:08Z Una delle poche “concessioni turistiche” che ci siamo presi.

Entrata del tempioHo dovuto insistere per riuscire a fare almeno una visita veloce al tempio di Zojo-ji, che si trova a pochi metri dalla Torre di Tokyo, nel quartiere di Hamamatsucho. Purtroppo il brutto tempo che ci ha accompagnato per quasi tutto il viaggio non ci ha dato tregua, e il cielo è sempre stato nuvoloso. Per fortuna almeno non ha piovuto.

Il nome completo del tempio è San’en-zan Kodo-in Zojoji (三緑山広度院 増上寺), e si tratta del tempio principale della setta buddista Jodo (Terra Pura).

Famiglia TokugawaNel 1598 è stato spostato alla posizione attuale da Tokugawa Ieyasu, ed è diventato il tempio della famiglia Tokugawa, che molti appassionati di anime e manga ricorderanno perché si tratta della famiglia a cui si rifaceva l’anime dello Shogun Mitsukunimito.

Nella foto qui a fianco potete vedere il simbolo della famiglia inciso sulle porte di una specie di capitello all’interno del giardino del Tempio.

Purtroppo la parte principale del Tempio era in ristrutturazione proprio in quel periodo, quindi non si poteva ammirare la facciata, ma dalla foto potete vedere quanto sia vicino alla Torre di Tokyo, mentre nel sito ufficiale potete vedere la facciata com’è.

Fortunatamente le due ali laterali erano visibili, e le potete ammirare nelle foto seguenti.

Ala sinistra Facciata in ristrutturazione Ala destra

La parte a sinistra non l’abbiamo visitata. Abbiamo pensato fossero le strutture di studio e residenza dei monaci, mentre quella a destra è un piccolo negozietto che vende portafortuna e souvenir del tempio e della famiglia Tokugawa.targheaugurali

Vicino alll’edificio adibito a negozietto ci sono le caratteristiche lavagne in cui lasciare messaggi augurali e desideri personalibigliettiaugurali.

Alcuni messaggi sulle targhe di legno erano anche in inglese, ma la maggior parte, naturalmente, in giapponese.

Tutto il giardino è pieno di piccole e grandi strutture che la maggior parte degli occidentali, me compreso, conosce solo superficialmente grazie ai manga e agli anime.

Qui sotto potete vedere una foto panoramica a 180° di centinaia di piccole statuine con delle girandole, che mi hanno lasciato impressionato già due anni fa, quando le avevo viste di notte da fuori del Tempio, di ritorno dalla visita alla Torre. Quest’anno ho deciso di fare una foto:

panoramaVi lascio alla gallery qui sotto per tutte le altre foto. Ho l’impressione che qualsiasi cosa io possa dire potrebbe rovinarne la bellezza, già messa a dura prova dalle mie scarse qualità di fotografo. :)

Entrata del tempio Famiglia Tokugawa Facciata in ristrutturazione Ala sinistra Ala destra arcoentrata arcouscita bigliettiaugurali buonafortuna entrata2 interno mappa panorama targheaugurali targheaugurali2 tempio01 tempio02 tempio03 tempio04 tempio05 tempio06 tempio07 tempio08 tempio09 tempio10 tempio11 tempio12 tempio13 tempio15 tempio16 tempio17 tempio18 tempio19 tempio20 tempio21 tempiocorvi1 tempiocorvi2 tempiocorvi3 tempiocorvi4 torreditokyo1 ]]>
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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Giappone 2008 – parte 5]]> http://alex.amiran.it/?p=318 2008-12-14T19:31:01Z 2008-12-14T19:31:01Z Ecco il quartiere dove abbiamo alloggiato.

Hamamatsucho è un quartiere abbastanza tranquillo. Ci eravamo già stati nel 2006, durante il nostro primo viaggio in Giappone, e, visto che che lo Shiba Park Hotel ha quattro stelle ma è comunque uno dei più economici offerti dalla JALPAK per i pacchetti di viaggio, e visto che ci siamo trovati molto bene, ci siamo tornati anche quest’anno.

Torre di TokyoL’hotel si trova in una stradina laterale, e non sulla via principale che va dalla stazione della Yamanote alla Torre di Tokyo. Già, perché la famigerata Torre si trova proprio in questo quartiere, come potete vedere dalla foto.

Nella stessa foto potete vedere anche l’entrata della via che porta al tempio che sarà oggetto del prossimo post.

A parte queste due cose non c’è molto da vedere in questo quartiere, ma la sStazionetazione della Yamanote è a qualche centinaio di metri dall’albergo, e da lì si può raggiungere praticamente qualsiasi punto della città grazie a una rete capillare di treni, anche se sarebbe meglio chiamarli “metropolitane di superficie” visto la frequenza con cui passano. Date le dimensioni della città, la comodità è assoluta.

Perdonate la pessima foto, ma mi è venuto in mente di scattarla solo l’ultimo giorno, mentre tornavamo all’aeroporto in autobus. Un centesimo di secondo dopo e quel camion mi avrebbe rovinato completamente l’immagine. :)

World Trade CenterVicino alla stazione si trova anche il World Trade Center, che non ha praticamente niente in comune con le (vecchie) Twin Towers di New York, tranne forse il fatto che si tratta di due palazzi, uno di fronte all’altro.

Ho visto dalle tabelle esterne che dovrebbe esserci un osservatorio sulla cima, ma non ci siamo andati, e posso presumere che con “observatory” intendano una terrazza da cui guardare il panorama, più che un osservatorio come lo intendiamo noi.

Ma la “vera attrazione” del quartiere è il konbini, Konbinicomodamente posto a metà strada tra la stazione e l’albergo, dove ci fermavamo ogni sera a prendere degli onigiri per placare la fame o altre delikatessen come il succo di mela,  il latte, il pane al cioccolato, i biscotti ripieni o altre cose del genere per la colazione.

L’albergo non era particolarmente economico da questo punto di vista, mentre al konbini si trovano prezzi veramente stracciati su tutto. Ci si trovano anche riviste e altre cose di uso comune. Un po’ come le botteghe di quartiere che da noi stanno pian piano sparendo.

Anche questo contribuisce ad accentuare l’apparente paradosso del Giappone: strade a 6 corsie attorniate da negozietti come questo e da “trattorie” in mezzo a palazzoni di 20-30 piani, il tutto spesso perfettamente integrato nel paesaggio.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[SCO nel baratro. Festeggia Novell (e MS?)]]> http://alex.amiran.it/?p=316 2008-11-24T18:03:08Z 2008-11-24T18:03:08Z Fine della vicenda. Si spera…

Si è conclusa giovedì scorso la vicenda SCO vs Linux, con la decisione definitiva (speriamo) del giudice Kimball contro SCO.

SCO deve pagare a Novell più di 3 milioni di dollari, e sembra che la sua disponibilità di cassa superi di poco il mezzo milione, quindi quasi sicuramente verrà completamente liquidata.

Ma c’è un però, anche se non ufficiale. Come dicevo nel precedente post riguardante il caso (di quasi un anno fa), sono girate voci che fosse stata Microsoft a finanziare l’inizio della causa intentata da SCO contro IBM e Novell. Ora SCO deve pagare a Novell un bel po’ di soldi, e guardacaso MS ha un accordo con Novell. Sicuramente non vedrà un quattrino direttamente, (e probabilmente nemmeno Novell vedrà neanche la metà dei soldi che SCO le deve) ma il fatto che MS stia continuando a comprare “licenze” da Novell per poter vendere assistenza su Linux ai suoi clienti (e protezione contro le cause per i brevetti di MS) mi fa puzzare molto la faccenda.

Giusto per fare un’ipotesi, potrebbe darsi che ora che il giudice ha detto “SCO non ha mai avuto Unix, e non è riuscita a provare di averlo. Unix è di Novell”, inizi la seconda fase: “Unix, e quindi Linux, è di Novell, quindi noi, MS, che abbiamo un contratto con loro siamo distributori autorizzati di Linux/Unix, e tutte le altre distribuzioni sono fuori legge”. Non credo che MS avesse previsto tutto dall’inizio, ma probabilmente si è accorta della verità un paio di anni fa, motivo per cui potrebbe aver stretto l’accordo con Novell.

A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Aspettiamo di vedere cosa succederà nei prossimi mesi, ma sento già puzza di altre mosse legali.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Giappone 2008 – parte 4]]> http://alex.amiran.it/?p=289 2008-11-22T11:38:37Z 2008-11-22T11:38:37Z Il Giappone non smette di stupire.

Chiudo il “ciclo” di questi post dedicati ad Akihabara con questa gallery, che mi ha lasciato stupito la prima volta che me ne sono accorto.

Passeggiando per Akihabara non capita spesso di guardare il marciapiedi, visto che ci sono vetrine e palazzoni con pubblicità e insegne luminose e non alte anche 6 o 7 piani. E infatti li ho notati per puro caso mentre ci stavamo rifocillando seduti sul guard rail.

Ogni 20-30 metri di marciapiedi sulla via principale c’è uno di questi “tombini”, che in realtà non sono tombini, ma proprio “mosaici” incassati per terra, e sono tutti diversi.

Nonostante i cambiamenti che stanno avvenendo nel quartiere, sono stati preservati in tutti i modi, come potete vedere in una delle foto in cui il marciapiedi è stato riasfaltato, ma rispettando il disegno.

Godetevi la gallery. Dal prossimo post passeremo ad altri quartieri di Tokyo. Ho in serbo Hamamatsucho, con un’extra, Shibuya e un altro extra a Mitaka.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Giappone 2008 – parte 3]]> http://alex.amiran.it/?p=279 2008-11-01T13:10:42Z 2008-11-01T13:10:42Z Rimanendo in tema di Akihabara…

Abbiamo passato talmente tanto tempo ad Akihabara (circa 8 giorni su 11… :) ) che ormai la conosciamo quasi quanto casa nostra, ma quest’anno abbiamo scoperto un pezzo nuovo, molto probabilmente sviluppatosi in seguito alle profonde modifiche che ha subito questo quartiere negli ultimi due anni.

Akiba Ichi

Si tratta di un enorme edificio, che si sviluppa più in larghezza che in altezza. Ce lo si trova davanti uscendo da quella che io chiamo “l’uscita sul retro” della stazione di Akihabara: andando verso l’uscita “Electric Town” la massa di gente vi porterà ad uscire verso sinistra, dove ci sono i primi negozi di cui ho parlato nel precedente post. Uscendo invece sulla destra ci si trova in una piazza sviluppata in lunghezza. Sulla destra si vede un piccolo (per gli standard di Akihabara) negozio tipo duty free. Sulla sinistra un grande palazzo principalmente adibito a uffici e qualche ristorante. Continuando dritti, in fondo si vede una scala che porta a un ponte pedonale coperto per attraversare una strada. Salendo la scala e passando dal ponte pedonale o attraversando la strada si arriva all’Akiba Ichi.

La foto che vedete qui a destra mostra solo una parte dell’edificio, e quello che vedete sullo sfondo è la continuazione dello stesso, e non uno diverso. Nella foto qui a sinistra, invece, metto un particolare dell’entrata.

Lo stile del palazzo è molto moderno: metallo e vetro dominano, e ci sono sia le scale mobili che l’ascensore per raggiungere i piani. C’è anche una specie di “piazza” coperta, dove sono stati posizionati dei tavolini da bar, un po’ come si vede qui da noi all’aperto. Il tutto con aria condizionata.

Ma in mezzo alla modernità si trovano anche delle “chicche retrò” come quella che vedete qui di fianco, in bambù, con le classiche campanelline augurali.

I primi tre piani dell’edificio sono dedicati ai ristoranti. Se non sapete decidervi, o se siete “vigliacchi gastronomici” e non volete adeguarvi alla cucina Giapponese (male, perché è molto buona, e ve lo dice uno “difficile”), qui troverete ristoranti con specialità americane, cinesi, e perfino un bar e una pizzeria all’italiana.

Ma trovate anche una ventina di altri ristorantini con cucina orientale, alcuni più generici, altri più specialistici. Noi abbiamo approfittato di uno specializzato in katsudon (li preparavano in almeno 15 modi diversi) e di uno un po’ più generico e più raffinato, con un servizio al tavolo impeccabile. Nonostante tutto non siamo mai riusciti a spendere più di 2500 yen in tutto (più o meno 16 euro, per due persone!)

Non abbiamo mai approfittato, invece, dei ristoranti occidentali. La volta scorsa (nel 2006) siamo andati a mangiare al KFC (per il semplice motivo che si vede in alcune storie di City Hunter e volevamo provarlo!), mentre quest’anno abbiamo cercato di sfruttare ogni occasione per provare un ristorantino diverso. Solo in uno siamo andati due volte, per due motivi: avevamo fame e ci stavamo passando davanti, e cucinavano veramente bene!

Ma se me lo chiedessero, non saprei indicarne uno dove abbiamo mangiato male. I giapponesi hanno una specie di culto per la preparazione del cibo. Tutti i piatti, oltre che buoni, sono anche belli da vedere, accompagnati sempre da ciotoline di verdura, riso, salse, ecc. E praticamente ovunque nel giro di 5 minuti dall’ordine il piatto è pronto e servito.

Non posso dire la stessa cosa di come lo consumano. Sarà perché eravamo in un quartiere commerciale, ma la parola d’ordine sembrava sempre “finire prima possibile”. Noi eravamo delle mosche bianche, perché stavamo lì anche 20-25 minuti a gustarci il pranzo.

Anime Center

Il motivo per cui abbiamo “scoperto” l’Akiba Ichi è che, guardando la mappa di Akihabara che avevamo trovato in omaggio in un negozio, abbiamo notato un “Anime Center” presente al suo interno. Dal nome ci sembrava una specie di esposizione, quindi non ci siamo passati subito, lasciandola per “quando eravamo stanchi di girare i negozi”.

Non abbiamo sbagliato del tutto, visto che una buona metà è dedicato proprio a un’esposizione di oggetti, statue, locandine e altro dedicati agli anime, ma c’è anche un negozio annesso.

Ci sono anche alcuni… non so come definirli… “demo” di come funziona l’animazione e il disegno, come quello che vedete qui di fianco.

Premendo il tasto, il cilindro ruota e, guardando verso lo specchio centrale, si vede Atom correre fluidamente.

C’è un wall-screen dove vengono trasmessi continuamente trailer di anime, film e qualche videogioco.

Infine c’è un punto informativo con disponibili mappe del Giappone, di Tokyo e di Akihabara in diverse lingue, flyer e depliant informativi sulle nuove uscite al cinema e addetti a cui fare domande.

Sullo sfondo di questa ultima foto si vede anche l’entrata dello shop.

Pensavamo che fosse “inuticaglia”, ma ci siamo dovuti ricredere. La si potrebbe definire roba per turisti, ma in realtà è per turisti appassionati di manga. Ci abbiamo trovato la maglietta lenticolare di Atom, il salvadanaio a forma di Tezuka (come si disegna lui nei suoi fumetti), la carta igienica di Black Jack, i biscotti di Evangelion e moltissima altra roba che non abbiamo visto in nessun altro negozio di Akihabara.

Se cercate qualcosa da regalare o dei souvenir a tema, non lasciatevelo scappare.

Quando ci siamo ritornati la seconda volta, all’esterno dell’Anime Center, nel corridoio, c’era una coda di almeno 200 persone. Entrando ne abbiamo capito il motivo: in un angolo c’è anche una sala di incisione insonorizzata che non avevamo notato alla prima visita dove, a gruppi, stavano registrando canzoni. Non abbiamo capito cosa fosse di preciso, ma probabilmente era una concorso per cantanti dilettanti o una selezione per qualche doppiaggio. Purtroppo non era permesso fare foto, quindi non ne posso allegare una.

Un aggiornamento sul post precedente

Purtroppo una brutta notizia. Ricordate la foto di quell’edificio nero che ho messo nel post precedente, lo Tsukumo? Beh, sembra che la crisi economica e il cambiamento di abitudini dei giapponesi (che comprano sempre di più online) lo abbia fatto fallire. Peccato, perché era in attività da molti anni, ed era un punto di riferimento importante ad Akihabara.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Linux Day 2008 a Treviso: com’è andata]]> http://alex.amiran.it/?p=275 2008-10-31T18:13:20Z 2008-10-31T18:13:20Z Un piccolo consuntivo sulla giornata dedicata a Linux.

Sabato scorso, come vi avevo annunciato, si è svolto il Linux Day in oltre 100 città d’Italia.

A Treviso è andata sia bene che male. Male perché, a causa anche della poca pubblicità che abbiamo fatto, non è venuta molta gente (tra le 60 e le 90 persone stimate). Bene perché tutti gli intervenuti hanno dimostrato un grande interesse per gli argomenti che abbiamo trattato, e ci hanno subissato di domande.

Molti hanno anche contribuito a rendere migliore il prossimo Linux Day compilando dei questionari che sono stati distribuiti durante la giornata e dandoci consigli e spunti per la prossima edizione.

I miei talk

Come avevo annunciato, ho tenuto due talk in questa edizione, e pubblico qui sotto i due file con le slide proiettate e, nel caso di Zend Framework, con allegato un esempio di come strutturare un sito basato sul pattern MVC, con qualche “chicca” omaggio sotto forma di estensioni alle classi base del framework. Estensioni che mi hanno reso la vita più facile in diverse occasioni.

Mi rendo conto che le slide, senza la spiegazione orale, non sono utilissime, ma spero che possano servire come spunto per approfondire o come promemoria per chi ha seguito i talk.

Grazie a tutti quelli che sono intervenuti!

Zend Framework

Linux: una panoramica

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Linux Day 2008 a Treviso]]> http://alex.amiran.it/?p=273 2008-10-20T16:54:54Z 2008-10-20T16:54:54Z Ottava edizione trevigiana dell’evento nazionale più importante legato a Linux.

Il 25 ottobre, come ogni anno dal 2001, si svolge il Linux Day 2008, manifestazione nazionale su Linux e il Software Libero, promossa da ILS e realizzata in oltre 100 città dai LUG locali.

A Treviso il TVLUG ha organizzato presso l’ITIS Max Planck (in via Franchini, 1 a Villorba (TV)) una giornata di incontri e di conferenze su diversi temi, spaziando dall’installazione e configurazione alla multimedialità e ai giochi.

A me toccano due talk (“Linux: una panoramica” e “Zend Framework”), quindi se qualcuno è in zona e ha voglia di incontrarmi, sa dove trovarmi. :)

A tutti gli altri: Buon LinuxDay nella vostra città!

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Debian Lenny verrà rilasciata quando è pronta!]]> http://alex.amiran.it/?p=270 2008-10-14T16:28:35Z 2008-10-14T16:27:15Z Sfatiamo una leggenda metropolitana.

Negli ultimi due giorni ho visto almeno 3 blog riportare la “sensazionale notizia” che Debian Lenny verrà rilasciata a giugno del 2009, contrariamente alla roadmap che lo prevedeva per settembre 2008.

Chiariamo subito una cosa: Debian NON HA una roadmap. Debian NON HA date di rilascio fissate.

Debian ha un processo di freeze della distribuzione. Quando sembra il momento adatto, viene fatto un freeze: nella versione “testing” non entrano più nuove versioni dei pacchetti, ma solo correzioni alle versioni presenti in quel momento. Da lì parte il lavoro di debug in base alle segnalazioni nel bugtracker, vengono definiti i cosiddetti RC-bugs (Release Critical bugs) e devono essere risolti tutti prima che la “testing” diventi “stable”.

Se un bug non è risolvibile, il pacchetto viene rimosso dalla nuova stable, ed eventualmente reintrodotto nella “unstable” (e poco dopo nella nuova “testing”) dopo il rilascio della stable.

La fonte della disinformazione

Come fonte di questa notizia, i blog riportavano un articolo su TheRegister.

Peccato che non abbiano letto bene l’inglese. In quell’articolo c’è scritto che Steve McIntyre (project leader attuale di Debian) “has dismissed claims” che la nuova versione verrà rilasciata a giugno. Dismissed significa “negato”, non “confermato”…

Bastian Venthur, uno sviluppatore Debian, si era divertito oltre due mesi fa (1 agosto) a disegnare un grafico con la velocità di soluzione degli RC-bugs e, per interpolazione, aveva calcolato che Lenny sarebbe stata rilasciata a giugno 2009. All’epoca c’erano circa 400 RC-bug aperti.

Bene, peccato che già una settimana fa (7 ottobre) Alexander Reichle-Schmehl nel suo blog riportasse la notizia che degli oltre 200 bug ancora aperti, 118 erano già corretti e dovevano solo entrare in Lenny, 33 avessero già una patch da applicare e ne rimanessero quindi solo 104.

L’articolo su TheRegister è del 10 ottobre. I blog l’hanno riportato tra ieri e oggi (13 e 14 ottobre).

Quando si dice il tempismo! :)

Ma allora quando esce?

Come ho detto, quando è pronta.

La filosofia di Debian è sempre stata questa. L’importante non è rispettare una data, ma far uscire una distribuzione senza bug critici, che funziona e che si installa sul maggior numero di architetture possibile. Perfetta per un server.

E non ci saranno problemi legati all’uso della versione beta di Firefox 3 o alla Release candidate del kernel 2.6.27 come in altre distribuzioni che si impongono di rispettare delle date di rilascio.

Se volete usare Debian su un client, è inutile aspettare la stable: sarebbe vecchia già al momento dell’uscita, per via dei 2-3 mesi di freeze. Usate la testing.

Se tutto va bene, potremmo vedere lenny stable già a fine mese, ma io credo arriverà a metà/fine novembre.

Per i curiosi, la prossima testing si chiamerà Squeeze.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Cento per Trecentosessantasei]]> http://alex.amiran.it/?p=266 2008-10-11T12:02:52Z 2008-10-11T12:02:52Z La prima tappa del viaggio.

Innanzitutto mi scuso con tutti se non ho aggiornato il blog per oltre una settimana, ma appena ho finito di scrivere l’articolo sul Giappone mi sono accorto che era il numero 99 e…

Oggi è passato esattamente un anno (bisestile, quindi 366 giorni) dal primo post su questo blog, e un maniaco dei numeri come me (che chiama il blog come un generatore di numeri casuali e ne studia il layout basandosi sul rapporto aureo) non poteva lasciarsi sfuggire l’occasione di postare il centesimo post esattamente a un anno di distanza dal primo. :)

L’avventura è iniziata con un post sui netbook (che allora non si chiamavano ancora così) e sugli UMPC, e il tema ha accompagnato gran parte dei post da allora. Oggi i netbook sono uno dei settori più vivi del mercato informatico. Asus ha quasi raggiunto il suo traguardo di 5 milioni di Eee venduti, e Acer sembra abbia raggiunto la stessa velocità di diffusione. Qualche giorno fa sono stati annunciati i nuovi Eee che usciranno nel 2009, con touchscreen e Atom dual core.

Nello stesso mese ho parlato dell’iLiad, e di recente è stato presentato il nuovo modello Digital Reader con WiFi e touchscreen.

Avevo annunciato il Linux Day 2007, e tra qualche giorno troverete l’annuncio del Linux Day 2008. Vi anticipo che sarà il 25 ottobre.

Avevo parlato della versione 2.4 di Gimp, e qualche giorno fa è uscito Gimp 2.6, con importantissime novità sulla gestione del colore, che aprirà la strada per il pieno supporto alla quadricromia, e delle selezioni.

Il mese si chiudeva con alcuni link su documentazione per sviluppare in Zend Framework, e oggi praticamente ogni sito che realizzo utilizza questo framework, di cui è stata da poco rilasciata la versione 1.6, con integrazione di Dojo per AJAX, oltre a molte altre funzionalità, e iniziati i lavori per la versione 2.0.

Un po’ di numeri

Attualmente ci sono 10 categorie e 95 tags, esattamente 50 commenti approvati e 5.343 di spam (nascosti). Ho 10 widget e 19 plugin attivi. Con tutti quei numeri tondi mi sta venendo voglia di mettere altri 5 tags a questo articolo e attivare un altro plugin solo per arrivare a 100 e 20!

Naturalmente fin dal primo giorno ho attivato le statistiche sul sito, con Google Analytics. Premetto che ci sono filtri per Firefox che bloccano Analytics, quindi le statistiche potrebbero essere leggermente falsate, ma non ho molta voglia di mettere su un webalizer solo per questo.

In un anno ho avuto 9.983 visite, per un totale di 15.613 pagine visualizzate, con una media di 1,56 pagine per visita. All’inizio la media di visitatori era intorno ai 2 al giorno, ora siamo intorno ai 50. Non è uno sfracelo di visitatori, ma non mi lamento. :)

La crescita di visitatori è stata abbastanza costante nel tempo, e la maggior parte delle visite vengono da Google (7.362), da click diretti (1.081) e, molto distanziati, Linuxfeed (278) e IlBloggatore (265) quasi a pari merito. Più distanziato BongoLinux (130), quasi alla pari  con Wikio (128), a cui però non mi sono iscritto. Invece non ho mai ricevuto risposta alla richiesta di essere iscritto a Tuxfeed, ma ora come ora non mi interessa particolarmente, quindi non l’ho reinoltrata.

Visto che le visite sono circa 10.000, basta dividere per 100 per avere le percentuali (73% Google, 10% diretto, ecc.). Seguono varie visite da altri siti in cui ho commentato, o da altri blog che mi hanno linkato.

Le parole chiave più ricercate per arrivare qui sono state “nokia n810″ (87), “ottimizzare linux”, (75) “xfce vs gnome” (70), “asus eee 10″ (49+32+23+13+11+10+8), “dell serie e” (48) e altre 5.350 che non vi sto ad elencare. Sicuramente (come nel caso di “asus eee 10″) ci sono doppioni con magari un leggero errore o modifica al nome (“asus 10″, “eee 10″”, “eee 1001″, ecc.).

Le pagine più visitate sono state la home (1.319), l’articolo su xfce contro gnome (627), quelli su Debian sull’Eee900 (596+479+436) e l’articolo su rsync (542). La pagina statica più visitata è stata quella su Esse (122 visite), subito seguita da quella sui widget per WP (116). A nessuno frega niente di me (la pagina About è 66-esima con 46 visite) :) Magari devo migliorarla un pochino.

Il browser più usato è Firefox (55,47%), seguito da IE (27,04%), da Mozilla (9,51%), Opera (2,92%), Safari (2,62%), Konqueror (1%) e Galeon (0,73%). A seguire gli altri (Chrome, Camino, Netscape, e Playstation 3. Ho anche 3 visite con degli HTC: P3300, TouchDual e TyTN).

Il 59% dei visitatori usa Windows (metà con Firefox e metà con IE), il 36% Linux, il4,3% Mac, ma c’è anche uno 0,08% con iPhone, 0,06% con Symbian e 0,03% con iPod. FreeBSD, NetBSD, Playstation 3 e SunOS sono alla pari allo 0,02%.

Praticamente tutti (94%) hanno 16 milioni di colori, il 6% ne ha 65000 e un solo utente ha 256 colori.

Per le risoluzioni è un marasma, ma la stragrande maggioranza ha 1024×768 (o 1024×600) o superiore. Non sto a fare la somma di tutti i casi, ma ce ne sono di veramente strane, come 1360×768 (che mi sembra una TV wide), 320×396 (un HTC?), 1344×840 (che non sapevo esistesse), 170×180 (un Palm?), 122×132 (un cellulare?) e altre. Forse alcuni browser riportano la dimensione della finestra invece di quella dello schermo.

Circa il 4% sembra non abbiano Flash installato, mentre gli altri hanno quasi tutti Flash 9, con un 1% di Flash 10, un 3-4 % di Flash 8 o inferiore e un 2% circa di gnash, swfdec e simili.

L’88% ha Java installato, il 12% no.

Quasi tutti hanno linee veloci, ma compatisco quei poveri 435 che si collegano in dialup o ISDN. Avete tutta la mia comprensione, e spero vi arrivi presto la banda larga.

AdSense

Un piccolo esperimento che ho voluto fare è stato mettere AdSense, anche se non da subito. Le visite all’inizio erano comunque abbastanza rade da non compromettere i risultati.

Ci sono state 12.639 impression. Se confrontate con le 15.600 pagine viste, significa che in circa 3000 pagine non è stato visualizzato il banner di Google, quindi circa il 20%. La spiegazione che credo sia più plausibile è che circa il 20% degli utenti ha un blocco sugli ad.

Ho voluto anche mettere gli ad in posizione “non mi rompere”, sulla barra laterale, sotto i menu. Sicuramente molti di voi non li avranno nemmeno visti. Detesto i siti in cui non si capisce nemmeno dove inizia l’articolo, dalla quantità di pubblicità che c’è. Magari sono anche redditizi, ma a me non interessava particolarmente fare i soldi col blog, quanto piuttosto ricevere un po’ di commenti pacati e sensati, e da questo punto di vista sono molto contento.

Grazie a tutti quelli che hanno commentato! Continuate così, è il miglior stimolo per spingermi a scrivere.

Per chi fosse curioso, il totale dei “guadagni” con AdSense, in un anno, è stato di ben 11,25 $ (meno di 8 euro…) su un totale di 33 clicks, cioè lo 0,26% di CTR.

Non vi inviterò a cliccare sugli annunci solo per farmi guadagnare, mi guadagno da vivere lavorando, ma se ritenete utile qualcosa che scrivo, qualche centesimo in più non mi fa schifo. ;)

Se invece trovate inutile o sbagliato quallo che scrivo, ma anche se lo trovate utile, interessante, incompleto o qualsiasi altra cose, fatemelo sapere nei commenti.

Grazie a tutti quelli che sono arrivati fin qui e soprattutto a tutti quelli che mi seguono, saltuariamente o assiduamente.

Al prossimo post!

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Giappone 2008 – parte 2]]> http://alex.amiran.it/?p=238 2008-10-04T12:21:26Z 2008-10-04T12:20:54Z Ci ho pensato per un po’ a cosa mettere nella seconda parte…

Ho finalmente terminato di selezionare, ridimensionare e “panoramizzare” le varie foto. Ce n’erano circa 400, ne ho selezionate circa un centinaio, e le ho divise per argomento.

Oggi parliamo di…

Akihabara

So che tutti lo stavate aspettando, e anche io, visto che, a parte il quartiere dell’albergo, è stato il primo posto dove siamo andati, ed anche quello in cui abbiamo passato più tempo.

Akihabara, come (quasi) tutti sapete, è il quartiere dedicato a Manga, Anime e elettronica di Tokyo. Conosciuto anche come Electric Town, è una mecca per quelli come me.

In realtà quest’anno mi ha un po’ deluso. Rispetto a due anni fa la via principale (Chuo Dori, che intravedete qui di fianco) si è abbastanza spopolata di negozi interessanti. Alcuni si sono spostati nelle stradine parallele, altri sembra abbiano definitivamente chiuso. C’erano lavori in corso in un paio di isolati, quindi probabilmente qualcun’altro sta semplicemente rinnovando.

Ma partiamo dal principio.

La stazione di Akihabara, sulla linea Yamanote, della JR,  è grande ma non immensa, e si apre sia sul lato “geek” dove l’uscita si chiama “Electric Town Exit”, sia sull’altro lato, dove non sono stato, ma pare che l’unica cosa interessante sia il BookOff, negozio di una catena presente in diversi quartieri, dove vendono e acquistano libri, riviste, CD, DVD e fumetti usati. Ci si possono fare ottimi affari, trovando roba quasi nuova a prezzi stracciati, ma qualche volta bisogna fare attenzione a quello che si sta comprando.

L’uscita di Electric Town si presenta come vedete dalla foto qui a fianco. Siamo subito immersi nel lato più “markettaro” di Tokyo.

Ci sono interi centri commerciali che si sviluppano in altezza, come il LLaox che vedete sullo sfondo, e negozietti nascosti dentro i vicoli, che nella foto non vedete, ma si trova (per esempio) sul lato sinistro della strada.

Anime e Manga

Quello che vedete in fondo alla strada sulla destra è il Gamers, del quale riporto un paio di foto qui sotto. Questo è forse l’unico negozio che, in due anni, è raddoppiato di dimensioni. Era un “normale” centro commerciale verticale di 6 piani, mentre ora si è esteso al palazzo vicino (quello blu),

per un totale di 12 piani di materiale: anime, manga, artbook, doujinshi, DVD, modellini, gadget, videogiochi (per ragazze, principalmente) e (se non lo confondo con altri) un intero piano dedicato solo a Gundam.

Una piccola parentesi: in Giappone non si contano i piani come da noi. Il piano terra si chiama 1F (primo piano), e salendo si trovano il 2F, 3F, ecc. Ma i negozi non si limitano a salire, a volte scendono. Il primo piano interrato si chiama B1F.

Solitamente nei piani interrati c’è il materiale… ehm… maialoso. :) Quindi fate attenzione perché tendono a guardarvi male se entrate nel settore “sbagliato” (uomini nel reparto donne e viceversa), anche se ultimamente mi sembra ci sia meno pregiudizio. Ho attirato solo qualche sguardo curioso entrando nel piano delle donne al Mandarake.

E, a proposito di Mandarake, eccolo qui!

La filiale di Akihabara è stata aperta da poco (circa 1 anno), ma è già molto fornita. Non si trova sulla via principale, ma nella parallela a ovest. Il palazzo è abbastanza vistoso, come potete vedere.

Anche qui abbiamo 6 piani di roba, divisi diligentemente. Al primo piano sono in esposizione alcune rarità/antichità (che vedete, parzialmente, nella vetrina della foto), al secondo ci sono accessori da cosplay, al terzo il reparto “per donne” (shojo, J-POP, ecc.), al quarto quello “per uomini” (shonen), poi quello generico (soprattutto artbook e manga) e modellini, action figure, ecc.

Sulla Chuo Dori, invece, si trovano, praticamente affiancati, l’Animate, l’AsoBitCity e il Lamtarra.

L’Animate è forse il posto migliore dove andare se cercate materiale nuovo. Al primo piano ci sono le novità in fatto di tankobon e di riviste contenitore, oltre a qualche rivista di J-POP o di modellismo. Solitamente è strapieno di gente e si fatica a muoversi tra gli strettissimi corridoi. Ai piani superiori (mi pare 7) si trova tutto il resto. Il quarto e il quinto sono quelli che abbiamo frequentato di più. Ci si trovano principalmente gadget di tutti i tipi, dalle cartoline ai portachiave, dai cuscini ai sottobicchieri, dalle statuine ai portafoto. Naturalmente tutto a tema, e diviso per serie anime/manga.

L’AsoBitCity è probabilmente la seconda miglior scelta per il materiale nuovo. Contiene più o meno gli stessi generi dell’Animate, anche se forse più orientato al “turista” che all’appassionato. Per esempio ci trovate i biscotti o l’udon, come vedete dalle foto.

Dell’AsoBitCity c’è anche un secondo negozio, nelle stradine laterali, non troppo lontano dal Mandarake.

Più o meno il materiale è simile, ma solo nel genere. Quello che trovate in uno quasi sicuramente NON lo troverete nell’altro.

Il Lammtarra è un buco!

I corridoi sono talmente stretti che facevo fatica a passarci da solo con lo zaino in spalla, e dovevo muovermi lentissimo per non far cadere qualcosa. Le pareti sono strapiene di roba, e dovevo fermarmi ogni metro per guardare tutto, dal pavimento fino al soffitto. Perfino la cassa  dove si paga è un buco grande quanto uno sportello Bancomat in mezzo al materiale appeso alla parete.

Anche se è di solo un paio di piani (non sono salito, mi pare perché c’era roba che non mi interessava, forse doujinshi o DVD di idol) cercando bene ci si trova veramente di tutto. Andate a curiosare, ma mettetevi in conto di perderci un po’ di tempo per non lasciarvi sfuggire niente, nonostante le dimensioni.

Il ComicToranoama… non me lo ricordo. Vuoto totale. Probabilmente non ci siamo nemmeno entrati dopo aver visto la vetrina. Non chiedetemi il motivo, non mi ricordo nulla…

Se siete appassionati di gashapon e/o di cosplay, invece, non potete farvi sfuggire il GeeStore! Ma dovete cercarlo bene, perchè ci sono passato davanti almeno 2 volte prima di vederlo! Forse il fatto che l’insegna del Cure Maid Café nasconda quasi completamente il logo del negozio è un buon motivo.

Al piano terra ci sono centinaia (e non sto esagerando) di “macchinette a gettone”, che funzionano con 100, 200 o 500 yen, dove girando la manopola esce un gashapon. A caso. Un po’ come da noi con le macchinine e i pupazzetti nelle palle di plastica, solo che qui sono gashapon.

Se non vi va di sfidare la fortuna, al secondo piano li potete comprare sfusi, già aperti, e ci potete trovare quelli in scatola (sia aperti che chiusi). E ce ne sono decine di migliaia diversi (e nemmeno qui esagero). Al terzo piano si trova la roba rara (sempre gashapon), infatti è per la maggior parte in vetrina chiusa a chiave.

Al quarto piano c’è il reparto cosplay, dove trovare costumi, accessori come spade, anelli, orecchini, ma anche parrucche e trucchi per il viso. Ci si trovano anche magliette “normali” (di Gundam, della Nintendo, di Macross, ecc.) e felpe.

Al quinto piano c’è il Maid Café. Mia moglie mi ha squadrato abbastanza male quando le ho proposto di andarlo a vedere, quindi non ve lo posso descrivere. :)

Si tratta di bar dove le cameriere sono vestite da… cameriere, ma come nei manga: pizzetti, microgonne, scollature tattiche, ecc. A seconda del tipo di Maid Cafè si va dal soft dove “non succede niente” all’hard, dei quali ho solo sentito parlare perché hanno i vetri oscurati, quindi bisognerebbe “toccare con mano”. Nella foto ne vedete uno abbastanza “soft”, al primo piano con vetrine sulla strada.

Spesso c’è anche un collegamento a Internet, quindi se avete bisogno di una scusa per andarci, eccovela! ;)

Quella che vedete qui di fianco, invece, è la foto di un interno di un negozio. Non mi ricordo quale, onestamente. Dovete sapere che è severamente vietato fotografare gli interni dei negozi, quindi se un giorno sparirà la foto (o io con tutto il blog) sapete perché. ;)

L’ho scattata mentre stavamo prendendo la scala mobile per il piano successivo, approfittando del fatto che ero nascosto alla vista dal bancone. Volevo darvi un’idea di cosa ci si trova all’interno. Quella che vedete in fondo è una statua a dimensioni reali (di una quindicenne giapponese… ;) ) di Fate Stay Night. I vestiti sono in stoffa, naturalmente. Questo era il piano delle action figure. Sopra c’era il piano dei videogiochi.

Elettronica

Non fatevi ingannare dalla scarsità di foto di questa sezione. I negozi di elettronica sono (molto) più numerosi di quelli di anime e manga, ma anche più anonimi nell’aspetto, quindi meno interessanti da riportare in foto.

Quello che vedete qui è lo Tsukumo (non ci sareste mai arrivati, eh?). Anche qui, di solito, sono ordinatamente divisi per piano. Al primo piano spesso c’è una mostra di roba commerciale (notebook, palmari, ecc.), e nei piani successivi i vari componenti. Un piano per le schede madri, uno per le CPU e le ventole, uno per le schede video, uno per i case, uno per gli apparati di rete e, anche se quest’anno sono un po’ diminuiti, un piano per i modder: neon, tubi variamente cromati per i sistemi di raffreddamento a liquido, ventole che indicano la temperatura tramite led, ecc. ecc.

Di queste dimensioni non ce ne sono molti, forse 3 o 4, da quanto il The Computer, il più grosso di tutti, ha chiuso sembra che anche altri ne abbiano seguito la sorte. Lo vedete qui di fianco, è quello in fondo alla strada. Erano 7 piani enormi, intorno ai 5-600 mq l’uno, anche se forse un po’ troppo “per turisti”. C’era un piano quasi interamente dedicato alla robotica: servomeccanismi, carrozzerie, motori, ecc. Ora invece sembra che la robotica sia passata di moda, è sparita da quasi tutti i negozi, per lasciar posto ai più comuni componenti per PC, alla pletora di notebook di tutte le forme, dimensioni e costi e a smartphone e simili.

Nella stessa foto, e in questa, vedete due scorci delle vie laterali di Akihabara, dove si sono concentrati la maggior parte dei negozi interessanti. La Chuo Dori, infatti, è ormai invasa di centro commerciali (LLaox, Sofmap, ecc.) e dei loro affiliati (non si vede subito, ma ve ne accorgerete quando vi daranno la borsa alla cassa), oltre che dai ristorantini e dalle sale giochi, di cui parlerò dopo.

In queste stradine, come dicevo, si trova la roba interessante. Ci sono negozietti più piccoli, spesso di un solo piano o di due al massimo, ma hanno spesso prezzi più bassi e una scelta di marche e modelli molto più ampia.

Bisogna stare attenti, però. Alcuni di questi negozi vendono roba usata o semplicemente stock ritirati da magazzini, senza nessun controllo. Qui di fianco un esempio. Quello che vedete nei vasconi azzurri poggiati a terra intorno al negozio è tutta roba da stock, venduta a prezzi stracciati (tipo 500 yen, circa 3 euro, per un mouse o per un lettore di schede USB). Di solito funziona, ma non aspettatevi la garanzia. Quello che è scritto nei cartelloni sopra, invece, di solito è materiale nuovo e garantito, e lo trovate all’interno, in dignitose scatole o in vetrina.

Ci sono anche negozi che vendono SOLO “crapware”. Ritirano materiale rotto e lo rivendono per chi cerca pezzi di ricambio da smontare. Non danno garanzia, non cambiano la merce venduta, ecc.

Si possono fare buona affari, invece, comprando materiale usato. I Giapponesi, in genere, hanno una cura quasi maniacale per quello che comprano, e lo rivendono spesso con tutti gli accessori, manuali, CD e scatola originale. L’importante è saperli riconoscere: basta ricordarsi che “usato” (o anche “vecchio”) si dice “furui”, e si scrive 古. Io me lo ricordo perché sembra una tomba con tanto di crocefisso. ;)

Troverete SEMPRE il kanji nei negozi che vendono sia nuovo che usato, quindi controllare sul cartellino del prezzo. Se c’è, significa che è materiale usato. Naturalmente al Mandarake non è specificato, perché lì si sa che tutto il materiale in vendita è usato, così come in alcuni negozio che seguono la stessa politica.

I negozi di videogiochi sono abbastanza numerosi, e spesso sono divisi per console (un piano Sony, uno Nintendo, uno XBOX e PC) o per nuovo (su un piano) e usato (su un altro). Ma c’è anche il Neverland che al primo piano ha videogiochi e accessori per console, e al piano superiore action figure e oggettistica anime/manga (comprese sveglie, puzzle, abbigliamento).

Tra l’usato, le console più “rivendute” sono la PSP e il DS, ma anche il Wii (e soprattutto il WiiFit, di cui ho visto almeno una trentina di scatole in un solo negozio), mentre non ho visto XBOX360 (forse perché si rompono e le buttano ;P) e solo un paio di PS3.

Andavano moltissimo i videogiochi dedicati alle ragazze. Non so come si chiamino, ma sono “l’evoluzione” al femminile di quelli che andavano tantissimo tra i ragazzi una decina di anni fa. Scopo del gioco è civettare coi vari ragazzi (e in alcuni casi anche con qualche ragazza) fino a ottenere la sospirata dichiarazione d’amore. OK, quelli per ragazzi finivano quasi sempre con una scena di sesso, mentre qui è più sentimentale, ma la meccanica è quella. Credo ce ne sia qualche migliaio di titoli, in uscita continua, perché quelli del 2007 erano venduti a un terzo del prezzo anche nuovi.

Per chi fosse curioso, quest’anno tra gli oggetti più “spinti” dai negozi c’erano, naturalmente, i netbook come l’Asus Eee, il MSI Wind e l’Acer Aspire One. Ma praticamente dappertutto c’era il Willcom D4 a un prezzaccio (circa 230 euro al cambio). Sono stato tentato più di una volta, poi ho deciso di controllare le recensioni in Internet e ho scoperto che non arrivava a 1 ora di autonomia: ha perso tutto il suo fascino.

Altro

Sulla via principale, come dicevo, si trovano anche le sale giochi.

Le due più vistose sono il SEGA Planet e il Taito Station. La struttura è abbastanza simile. Al primo piano ci sono le “macchinette mangiasoldi”. Quelle che da noi si trovano solo nelle sagre, dove si infila la moneta, si dirige un braccio meccanico tramite due tasti e/o un joystick, quindi si conferma, il braccio scende, fa finta di raccogliere qualcosa dal fondo, e poi fa finta di depositarlo nello slot per il ritiro. Ne ho osservati parecchi, ma ne ho visto solo uno vincere qualcosa (un’action figure, per la precisione). Non capisco perché continuino a giocarci, se non per cercare di fare i fighi con le ragazze che li accompagnano…

Ai piani superiori ci sono i videogames veri e propri, esattamente come nelle nostre sale giochi. Due anni fa andavano fortissimo i giochi “alla Guitar Hero”, con chitarre, batteria e bonghi, mentre quest’anno erano totalmente ignorati, e la gente si concentrava sui soliti picchiaduro e, saltuariamente, sui giochi di guida. Anche l’affluenza in generale è calata parecchio. Purtroppo non si potevano fare foto all’interno.

Un’enorme delusione è venuta anche dal Linux Café. Se lo volete visitare, è giusto dietro la Mandarake.

Perché una delusione? Beh, vi riassumo cosa mi è successo, poi valutate voi. Il secondo giorno di permanenza, mi porto dietro l’Eee, memore del fatto che qui c’era il collegamento gratuito a Internet. Entro e, tanto per cominciare, nel locale si fuma. Ci relegano in un angolo in fondo, dove c’è lo spazio (non è una saletta, è proprio delimitato da una specie di steccato) per non fumatori.  Passando guardo i monitor dei presenti e hanno tutti Windows… Ordino, accendo l’Eee, trovo una decina di reti WiFi, tutte protette. Chiedo (o meglio, faccio chiedere a un amico) al bancone, e un solerte cameriere ci raggiunge. Gli giro fiducioso il netbook, lui lo guarda per un attimo, poi mi chiede “che S.O. è?”… “Linux”, gli dico io. Gli apro il popup di Network Manager e gli faccio vedere le reti disponibili, me ne indica una, la attivo, mi dà un URL, ci vado, lui legge e poi mi spiega che devo avere l’abbonamento per collegarmi. Sigh. Vabbè, mi collegherò dall’albergo. Metto via tutto e, dopo 2 minuti, arrivano due tizi al tavolo di fianco a noi, acendono il portatile con Vista e due sigarette. Ci alziamo e scappiamo.

Due giorni dopo ci ripasso davanti e cosa ci trovo? La presentazione ufficiale di Windows Server 2008 e dell’XBox 360. Nella foto potete vedere il personale Microsoft cha sta sbaraccando tutto.

Addio, Linux Café Akihabara.

Ma ad Akihabara si trova anche altro, come potete vedere dalle foto. L’onnipresente Pachinko, che, per chi non lo sapesse, è una specie di slot machine, dove, invece che soldi, si infilano carrettate di palline di ferro che poi cadono dall’alto. Il gioco consiste nel catturarne il più possibile con i meccanismi controllati dagli appositi comandi. Quando si è stanchi di buttare i soldi per comprare palline nuove, si riportano al banco quelle recuperate e, in base alla quantità, si vince un pupazzetto o altri gadgettini del genere.

Un po’ imboscati si trovano anche negozi che vendono DVD (e altro) di idol o di ex-idol. Forse qualcuno ricorda il “fenomeno idol” che ha invaso il Giappone qualche anno fa. Beh, buona parte delle ragazzine che allora hanno avuto i loro 15 giorni di fama, poi sono finite a girare… ehm… filmini. Per la maggior parte sono un po’ come il nostro “soft-porno” o “erotico all’italiana”, o come le pubblicità delle linee erotiche che passano in TV di notte, ma mi hanno detto che ce ne sono anche di hard. Onestamente non ho indagato troppo.

Cambiando totalmente target, in mezzo ad altissimi palazzoni, strade trafficate, fili elettrici che oscurano il sole, ristoranti che diffondono profumo di cibo, strilloni schiamazzanti che se potessero ti trascinerebbero dentro il negozio, si trovano anche squarci di pace e tranquillità come questo micro-tempietto incastonato nell’angolo di un palazzo.

Il Giappone è bello anche (e forse soprattutto) per questi contrasti, e ne vedrete altri esempi quando parlerò di Hamamatsucho e di Shibuya.

Sicuramente ho dimenticato di parlare di qualcosa che, all’inizio del post, avevo in mente, ma WordPress mi avvisa che sono quasi a 3000 parole, quindi forse è il caso che mi fermi qui.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Giappone 2008 – parte 1]]> http://alex.amiran.it/?p=229 2008-09-23T17:01:04Z 2008-09-23T17:01:04Z Ho finalmente ripreso il fuso orario!!

Dopo due settimane di latitanza torno a popolare il blog. Non me ne ero dimenticato, ma evidentemente nei 15 giorni di ferie si erano accumulate troppe cose da darmi da fare… :)

Ma andiamo al dunque e vediamo com’è stato questo viaggio in Giappone.

La partenza

Siamo partiti da Milano Malpensa il 23 agosto, volo JAL JL418 diretto per Tokyo. E qui apro subito una piccola parentesi per ringraziare il personale JALPAK che ha provveduto praticamente a tutto: ci hanno spedito i biglietti per corriere espresso, assieme alle informazioni utili sul clima, sul fuso orario, sugli orari dei negozi, oltre a una mappa di Tokyo, altri opuscoli informativi, 4 biglietti per il Limousine Bus dall’aeroporto all’albergo (prenotato sempre da loro) e una comoda borsa in nylon per tenere tutto. Dopo il ritorno ho riciclato la borsa per tenerci l’Eee900 che ci sta perfettamente con tanto di alimentatore, mouse e altri accessori. :)

Siamo arrivati “un po’” in anticipo all’aeroporto, non sapendo quanto traffico avrei trovato per strada: 5 ore prima. Poco male, abbiamo trovato parcheggio con calma, siamo entrati, abbiamo imbarcato i bagagli e ci siamo comprati una rivista di enigmistica per passare il tempo. Uno spuntino veloce da McDonalds (non mangiavamo dalle 7 di mattina…) e finalmente, alle 21:00, ci siamo imbarcati.

Non ho foto dell’aeroporto di Milano, ma vi basti sapere che è abbastanza triste. Corridoi lunghissimi, completamente vuoti. Niente negozi (tranne in un angolo in fondo), niente WiFi per passare un po’ il tempo su Internet, le TV che mandavano solo pubblicità, previsioni del tempo e informazioni sui voli, ecc.

Il volo è stato piacevole. O almeno credo, visto che ho dormito quasi tutto il tempo. Ho trovato giusto un paio d’ore, prima dell’atterraggio, per vedermi Kung Fu Panda in anteprima (ma in inglese).

L’arrivo

Dodici ore dopo, più tempi morti, più fuso orario, erano circa le 5 del pomeriggio del giorno dopo quando siamo arrivati a Tokyo Narita. Recuperati i bagagli e cambiati i voucher del Limousine bus, siamo usciti sul piazzale e, puntuale come sempre, alle 17:06 è arrivato il nostro bus, di cui potete ammirare un dettaglio nella foto qui a fianco.

Una particolarità che mi è sempre piaciuta del Giappone, visto che sono un non fumatore, ed anche un (bel) po’ allergico al fumo, è che gli spazi per fumare sono ben delimitati, e fortunatamente la gente è in genere molto rispettosa delle regole.

Quello che vedete nella seconda foto è uno spazio per fumatori. Sì, avete capito bene: per fumare si deve entrare lì dentro, non uscirne!

Saliti sul bus ci siamo preparati all’ora e quaranta minuti di viaggio fino all’albergo. Ho cercato di fotografare il cartello che indica “Tokyo 65 Km” (incontrato dopo una quindicina di Km dall’aeroporto), ma la foto è venuta mossa. Complice anche il fatto che l’autista se ne fregava bellamente del limite a 80 Km/h e andava a 100-110. Credo tenesse gli 80 all’ora solo mentre entrava e uscita dal Telepass…

Durante il trasferimento mi sono accorto (purtroppo tardi) che siamo passati a fianco del Disney Resort Tokyo (o come si chiama…), e sono riuscito a fare una foto al volo al castello.

Entrati a Tokyo abbiamo trovato una coda assurda, che ci ha fatto perdere quasi mezz’ora extra (quindi oltre 2 ore di corriera…). Grazie alla lentezza una foto è un po’ meno mossa delle altre, ed evidenzia abbastanza bene il tempo che ci apprestavamo ad affrontare nei giorni successivi.

Le luci dei palazzi iniziavano ad accendersi proprio in quel momento.

Più avanti, quando il bus aveva già superato 3 dei 7 alberghi nella lista delle fermate, ho approfittato di un semaforo rosso per fare l’unica foto non sfocata di tutto il viaggio. Come vedete, siamo partiti col chiaro e siamo arrivati al buio. Ed erano solo le 7 meno un quarto. Poi mi sono ricordato che non hanno l’ora legale, quindi era come fosse un’ora più tardi.

Avrei voluto fare altre foto durante il viaggio, ed alcune ne ho fatte, ma sono inguardabili e incomprensibili da quanto sono mosse. Solo il giorno dopo il ritorno ho scoperto che la macchina fotografica aveva la funzione “anti-sommossa” (come l’ho battezzata io) che migliorava l’effetto. :(

Ne ho anche un paio della Torre di Tokyo in lontananza, irriconoscibile, ma nei prossimi giorni posterò quelle un po’ più decenti. :)

L’albergo, finalmente!

Arrivati in albergo, lo Shiba Park Hotel, appunto vicino al parco Shiba e alla Torre di Tokyo, abbiamo fatto la registrazione, lasciato i bagagli in camera, e siamo andati a cenare.

Come da tradizione (cioè come l’unica altra volta) siamo andati a mangiare il Katsudon. Non ho potuto fotografarlo perché è visto abbastanza male fare foto nei locali, ma nelle prossime puntate ci sarà qualche foto delle vetrine. ;)

Alla prossima!

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[In due settimane il mondo cambia, e a volte finisce…]]> http://alex.amiran.it/?p=222 2008-09-10T16:29:53Z 2008-09-10T16:11:27Z Uno non può andare in ferie tranquillo che gli stravolgono l’esistenza?!?

Sono tornato dalle tanto attese ferie. Il viaggio è stato piacevole, anche se funestato dalla pioggia per 6 giorni su 10, e da un viaggio di ritorno che ha visto l’aereo ballare per le turbolenze per 11 ore e 30 su 11 ore e 45 di viaggio. Ma credo che vi racconterò il tutto in qualche post nei prossimi giorni, accompagnandoli anche con un po’ di foto.

Ma mentre ero via sono successe un sacco di cose!

Intel si è comprata OpenedHand

Per chi non lo sapesse, OpenedHand era forse la società con la crescita più veloce in ambito Linux Embedded. Ha creato la distribuzione Poky (dal solito OpenEmbedded), la libreria Clutter, diversi programmi PIM per palmari/smartphone (Pimlico) e il window manager matchbox.

Sono abbastanza contento della notizia. Intel si è più volte confermata un discreto alleato dell’open source, rilasciando driver open e specifiche tecniche per le sue periferiche, contribuendo a diversi progetti e sviluppando tool molto utili (come powertop).

Credo che il grosso dello sviluppo procederà su clutter, ma spero che anche poky e gli altri progetti vengano portati avanti.

Intel accelera Xorg

Ancora Intel, a conferma che supporta Linux. Questa volta Packard è diventato release manager di Xorg 1.6, col preciso intento di accelerare lo sviluppo con l’introduzione di diverse tecnologie nuove e il miglioramento di altre (DRI 2, randr 1.3, xinput 2, mpx, ecc.)

Naturalmente daranno la precedenza ai loro driver, ma molte innovazioni andranno a vantaggio di tutti gli utenti.

Un sacco di nuovi netbook

Dell presenta il suo 8.9″, di cui ho già accennato il mese scorso, ma anche Commodore e, nei giorni scorsi, Toshiba e Samsung, anche se era nell’aria già da un po’.

Se devo essere onesto… bastaaaa! Sono tutti uguali! Atom 1.6 GHz, 1 Gb di RAM, 80 GB di HD, 8.9″ da 1024×600, webcam, 3 usb, SD-card, wifi, bluetooth, presa vga, video Intel  con 8 MB. Cambia praticamente solo la forma e il colore. E tutto per rientrare nei “parametri” dettati da MS per poterci mettere XP. Intanto ASUS incasina il mercato con decine di versioni dell’Eee, e non ci si capisce più niente.

Almeno fateli un po’ diversi, che ne so, con Atom a velocità diverse o con AMD/VIA, con schermi a risoluzione diversa, con uscita DVI invece di VGA, con un lettore di schede diverso dal solo SD, con openfirmware (o openBIOS o LinuxBIOS) al posto del BIOS, col touchscreen, senza l’inutile webcam, col telecomando, ecc.

L’unico che si distingue un po’ dalla massa sembra il GDium, che almeno propone qualcosa di diverso: tutti i dati su una chiavetta senza la quale il PC è inutilizzabile. Anche la CPU non è il solito Atom, e nemmeno x86, ma una Loongson a 64bit, compatibile MIPS, da quel che ho capito, quindi non c’è pericolo che ci possa girare Windows.

Su questo argomento ci sarebbe ancora un bel po’ da discutere. Per esempio sul Gigabyte 704, sul Willkom D4 e su altro, ma vedremo nei prossimi giorni se ne vale la pena… :)

In proposito, le statistiche di Akihabara (il quartiere dedicato a elettronica e manga di Tokyo): l’Eee 901 era praticamente in ogni negozio o centro commerciale, (oltre una ventina) ma solo in versione 12 GB con Windows. Nessuna traccia della versione Linux. Il Wind di MSI si piazza secondo, era in 5 negozi (sempre solo Windows). L’Acer AspireOne (Windows…) l’ho visto in due negozi, e l’HP 2133 (indovinate il S.O. …) in uno solo. Di tutti gli altri non c’era traccia. Ma a farla da padrone era il Kohjinsha, presente dappertutto, sia nuovo che usato, in vari modelli. Peccato costasse il triplo dell’Eee… :)

L’Eee 701 era quasi onnipresente quanto il 901, solitamente in offertona a 1000 yen al mese (6,5 euro) se abbinato a un contratto UMTS. Nessuna traccia degli altri modelli (900, 900A, 904, 1000*, ecc.), e nemmeno di altre marche.

Android è sempre più vicino e Google ci metterà Chrome

Nonostante il disastro con gli sviluppatori, Google continua per la sua strada e rilascia la 0.9 di Android, promettendo altre patch nel corso del mese prima del rilascio della 1.0 entro fine anno. A novembre infatti dovrebbe uscire il primo “googlefonino” ad opera di HTC.

Intanto Google cerca di capitalizzare sui suoi servizi online (vive di pubblicità) rilasciando un browser: Chrome.

Sull’opportunità di un nuovo browser non mi esprimo. Sull’opportunità di prendere una vecchia versione di webkit, che non supera nemmeno l’acid 3 (quindi moooolto vecchia), invece sì: pessima idea. Sarebbe stato meglio partecipare fin da subito allo sviluppo della nuova versione collaborando con gli sviluppatori, invece di lavorare su una vecchia e mandare quintalate di patch per l’inclusione (alcune sono già state rifiutate perché non cross-platform). C’è di buono che ne è uscita una nuova libreria per le immagini, Skia, che sembra offrire le stesse cose di Cairo ma con un’architettura più semplice. Resta da vedere se veramente offre le stesse cose o se magari non manca giusto quella funzionalità che gli fa risparmiare 10.000 righe di codice rispetto a Cairo (il fatto che sia in C++ invece che in C potrebbe essere un problema in alcuni casi, tra l’altro).

Anche la fine del mondo è vicina…

… ma poi nemmeno tanto. Al CERN di Ginevra è stato acceso oggi il Large Hadron Collider, un acceleratore di particelle lungo 27 Km che dovrebbe cercare di verificare se il Bosone, particella subatomica finora solo teorizzata, esiste davvero, e se è veramente l’origine della materia del nostro universo.

Cosa c’entra Linux? Linux c’entra sempre! :)

Stephen Hawking ha scommesso 100 dollari che non troveranno niente. Secondo alcuni, invece, questo avrebbe portato alla fine dell’universo a causa della creazione di buchi neri che avrebbero inghiottito tutta la materia. Google ha dedicato all’evento il suo logo, e vi rimando alla pagina di Repubblica qui di fianco per gli approfondimenti (fonte: vendotutto.org).

Ma non disperate! Quello di oggi era solo un esperimento di accelerazione di un po’ di protoni. I veri scontri tra particelle ad alta energia avverranno nei prossimi mesi, quindi potete continuare a tremare almeno fino alla metà del 2009!

E nel caso non finisse il mondo, spero che riescano a miniaturizzare l’LHC, diciamo sull’ordine dei 27 cm (con le regexp è semplice: “s/k/c/g” :) ), così posso installarlo sulla macchina e sparare buchi neri quando c’è troppa coda.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Ritorno in Giappone]]> http://alex.amiran.it/?p=220 2008-08-24T17:49:02Z 2008-08-25T18:00:21Z Non è che qualcuno cerca un sistemista/programmatore web nella zona di Tokyo?

Tra i miei buoni propositi per il 2008 c’era l’intenzione di tornare in Giappone.

Ebbene, mentre leggete queste righe sarò in aeroporto ad aspettare il volo per Tokyo Narita. :D

Purtroppo le previsioni del tempo non sono delle migliori (pioggia e temporali per almeno una settimana, temperature tra i 20 e i 28 gradi, umidità al 95-99%), ma… non me ne frega niente!

Nelle prossime due settimane i post sul blog saranno di tono molto meno tecnico, ma per chi è interessato al paese del Sol Levante, cercherò di postare un po’ di foto e impressioni di viaggio.

Per tutti gli altri, ci si risente dopo il 10 settembre.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[LXterminal on steroids (2)]]> http://alex.amiran.it/?p=214 2008-08-24T17:39:40Z 2008-08-24T17:39:40Z Un altro aggiornamento per lxterminal.

Grazie al lavoro di Giggio, che, oltre a creare il pacchetto per Ubuntu di lxterminal ha anche modificato il sorgente in modo che le modifiche alla configurazione vengano applicate al volo, oggi vi presento un’altra versione di lxterminal.

Ma bando alle ciance, ecco i pacchetti da scaricare:

Oltre ai pacchetti deb già pronti per l’installazione, potete scaricare il tar.gz dei sorgenti, già debianizzato, nel caso vogliate compilarlo da soli, fare altre modifiche o semplicemente se non vi fidate dei pacchetti già pronti. ;)

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[LXterminal on steroids]]> http://alex.amiran.it/?p=205 2008-08-12T16:46:59Z 2008-08-12T16:46:59Z Qualche miglioramento per rendere migliore questo ottimo programma.

Da un po’ di tempo uso lxterminal (dal progetto LXDE) al posto di gnome-terminal, ma mi sono scontrato subito con alcune sue limitazioni. E come me anche altri utenti, come Giggio che me l’ha segnalato nei commenti del mio articolo su Debian sull’Eee900.

Ho quindi preso il coraggio a quattro mani e mi sono messo a studiarne il sorgente. Nonostante sia in C, è scritto in modo molto pulito, quindi sono riuscito facilmente a risolvere i due problemi grossi che aveva: un buffer di scrollback troppo limitato (il valore di default, credo un centinaio di righe), e le scritte in grigio su fondo nero, che rendevano stancante o anche impossibile la lettura.

I miei sforzi si sono concretizzati in una patch che ho segnalato all’upstream (che spero verrà integrata presto), e già che c’ero ho rimesso in ordine anche l’interfaccia di configurazione, che era un po’ confusionaria con due parametri, figurarsi ora che sono 5. :)

Ora vi potete sbizzarrire come preferite coi colori, con combinazioni anche oltre il limite dell’assurdo.

Per ora (e forse per sempre) la modifica delle impostazioni non ha effetto sulle finestre e sulle tab già aperte, ma solo su quelle che aprirete dopo le modifiche.

Ho fatto un confronto a spanne sull’occupazione di memoria di lxterminal contro gnome-terminal, e sono rimasto abbastanza sorpreso.

lxterminal, per risparmiare RAM, al momento del caricamento verifica se c’è già un’istanza di sé stesso in memoria, e se c’è le segnala di aprire una nuova finestra, quindi esce. In ogni momento avrete una sola copia di lxterminal in memoria.

Perciò, anche se non occupa molta meno RAM di gnome-terminal (circa 1.5 o 2 MB in meno), il vantaggio lo vedrete quando ne aprirete diverse finestre. Come potete vedere dallo screenshot di top, qui a fianco, 5 finestre di lxterminal occupano 17 MB (meno 8.8 condivisi, quindi 9.2 MB), mentre 5 finestre di gnome-terminal occupano ognuna tra i 15 e i 18 MB, meno i 9.3 condivisi, sono tra i 5 e gli 8 MB ognuna, per un totale di 25-30 MB circa.

La patch e i pacchetti deb

Potete scaricare la patch da applicare alla versione attualmente nel subversion ufficiale (838), il pacchetto deb di lxterminal per Debian Lenny, o il sorgente debianizzato di lxterminal da cui potete compilare il pacchetto deb per altri sistemi (Ubuntu, Sidux, ecc.).

Per compilare dal mio sorgente, scaricatelo (purtroppo WordPress mi ha segato tutti i punti nel nome del file tranne l’ultimo…), poi aprite una shell e digitate:

sudo aptitude install fakeroot
mkdir temp
cd temp
sudo apt-get builddep lxterminal
tar -xzovf /path/al/file/scaricato/lxterminal-0131tar.gz
cd lxterminal-0.1.3.1
fakeroot debian/rules binary

A questo punto, dentro temp/ dovreste avere (se la compilazione è andata a buon fine) il pacchetto lxterminal-0.1.3.1-1.deb che potete installare con

sudo dpkg -i lxterminal-0.1.3.1-1.deb

In caso di dubbi, chiedete pure, vedrò di aiutarvi, nei limiti del possibile.

Se qualcuno si volesse prendere la briga di compilarlo per Ubuntu e volesse inviarmelo, sarò felice di ospitare qui il pacchetto.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Il PHP(4) è morto. Viva il PHP(5)!]]> http://alex.amiran.it/?p=201 2008-08-09T12:24:57Z 2008-08-10T11:54:09Z Ne danno l’annuncio i parenti e gli amici tutti…

Con la release 4.4.9, rilasciata il 7 agosto, si chiude la storia di PHP4. Era già stato annunciato un anno fa, e dall’8/8/8 (8 agosto 2008) la versione 4 di PHP non verrà più supportata né sviluppata. Non ci saranno nemmeno patch di sicurezza, se non da parte di terze parti (come Debian, che sicuramente lo supporterà almeno fino al 2010, visto che in lenny c’è ancora).

Era ora!

PHP4 ha segnato una discreta svolta rispetto a PHP3, con l’introduzione della programmazione a oggetti.

Ma PHP5 è su un altro pianeta. La programmazione a oggetti è enormemente migliorata rispetto al 4, e sono state deprecate diverse feature che rappresentavano enormi buchi di sicurezza o fonti di inefficienze o di mal di testa da parte dei programmatori, tra cui il maledetto register_globals, ma anche il safe mode, le magic_quotes, ecc.

Queste, con PHP6, spariranno del tutto. Quindi conviene iniziare subito a sistemare i propri software, e/o a disinstallare dai propri server i software che ne fanno uso. E con PHP6 (e 5.3) verranno introdotte altre novità tra cui i namespace e un maggior supporto a UTF-8.

Il problema finora è stata l’enorme mole di software scritti in PHP3, portati in PHP4 contando su queste caratteristiche, e mai aggiornati, per pigrizia o perché “finché funziona, non ripararlo”. Questo ha condizionato la diffusione di PHP5 che, dopo quasi 4 anni dall’uscita, è adottato ancora da solo il 30% dei provider a livello mondiale.

Chi glielo fa fare di installare PHP5 se nessuno sviluppa col 5, e chi ce lo fa fare di sviluppare in PHP5 se nessun provider ce lo fornisce?

Per fortuna diversi grossi progetti, tra cui Drupal, hanno deciso di abbandonare PHP4 per “costringere” i provider a fornire il 5, e questo ha convinto la Zend a dare l’annuncio della morte di PHP4.

Ora speriamo che i sysadmin vengano autorizzati all’upgrade al più presto, anche se ci saranno sicuramente milioni di utenti che si lamenteranno che il loro PHPNuke (una polveriera con la miccia già pronta) in PHP3 non gira più.

Aggiornate!

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Debian su Eee900 (parte 4)]]> http://alex.amiran.it/?p=186 2008-08-09T11:36:53Z 2008-08-09T11:00:04Z Continuiamo a personalizzare la nostra installazione.

Nella puntata precedente abbiamo visto come personalizzare sospensione e ibernazione, oggi vediamo come ho personalizzato Gnome per adattarlo al meglio alle caratteristiche dell’Eee. Per la maggior parte si tratta di modifiche estetiche o di preferenze personali, ma molte sono orientate a risparmiare spazio sullo schermo o anche ad allungare la durata della batteria.

Innanzitutto uno screenshot:

Come potete vedere, ho eliminato la barra in alto (lo schermo è già abbastanza “basso” di suo). Ho quindi proceduto a configurare il pannello in basso. Right-click sul pannello e Proprietà richiama la finestra di configurazione. Qui ho selezionato Orientamento ->Basso, Dimensione -> 21pixel (il minimo), Espandere -> attivo, Nascondere automaticamente -> non attivo, Mostrare i pulsanti di riduzione -> non attivo, Sfondo -> Nessuno.

Per chi volesse ancora più spazio, può selezionare “Nascondere automaticamente”, oppure attivare i pulsanti di riduzione, che permettono di ridurre il pannello a pochi pixel a destra o a sinistra, e farlo riapparire cliccando su quello che rimane dopo la riduzione. Provate un po’ di configurazioni e vedete come vi trovate meglio.

Per i più “fissati” con OSX, si può anche installare Avant Window Navigator, che fornisce una barra come quella di OSX, a scomparsa. Io ho puntato sul minimalismo.

Le applet installate, da sinistra a destra, sono “Menu principale” (non “Barra dei menu” che occupa molto più spazio), “Variazione frequenza CPU” per monitorare le variazioni dinamiche della frequenza CPU, “Mostra scrivania”, per tornare velocemente al desktop (sto pensando di toglierla, non la uso mai), “Selettore area di lavoro” più per vedere dove sono e quali workspace sono occupati che per passarci, visto che ho impostato degli shortcut (mi sono limitato a 4, di solito ne uso 10 sul fisso… :) ), quindi c’è “Elenco finestre” che occupa gran parte dello spazio, configurato per mostrarmi solo le finestre del workspace corrente e, a destra, “Area di notifica”, che ora contiene le notifiche della batteria e del WiFi di NetworkManager, quindi “Volume” per controllare il volume delle casse, “Lock Keys” per monitorare CAPSlock e NUMlock, in quanto la tastiera non ha i led (va installata a parte, pacchetto lock-keys-applet), e infine il banale “Orologio”,.

Con questa configurazione, con Nautilus attivo, dopo il login (automatico con GDM) la RAM occupata è intorno ai 150 MB.

Perché non LXDE?

Ho provato anche lxde, che sta crescendo velocissimamente, ma non mi soddisfava pienamente. Per esempio non era ancora pronta l’applet per monitorare NetworkManager (ho visto che recentemente ne è entrata  una in Debian, ma va in conflitto con NetworkManager), e il pcmanfm non montava automaticamente i dispositivi mobili.La configurazione, poi, è sparsa per troppe interfacce (quella di lxpanel, quella di openbox) e a volte richiede di modificare manualmente file di testo, come per gli shortcut da tastiera di openbox.

Inoltre il risparmio di RAM rispetto a Gnome era di una trentina di MB, quindi ho preferito quest’ultimo che ha molte più funzionalità. Ma sicuramente riproverò lxde a breve. Per ora gli ho “rubato” lxterminal, che uso al posto di gnome-terminal, perché molto più veloce ad aprirsi e risparmioso di RAM, anche se ha un buffer ridottissimo e il tasto F10 hardcoded per aprire il suo menu, cosa che mi dà qualche problema con mc (risolto usando Esc-0 al posto di F10 per uscire).

Personalizzazioni nascoste

Quello che non si vede dallo screenshot è la configurazione delle scorciatoie da tastiera. Sono una caratteristica che trovo fondamentale, soprattutto per un notebook. La possibilità di fare più cose possibile senza staccare le mani dalla tastiera per raggiungere il touchpad (una delle periferiche più scomode mai inventate, secondo me) fa risparmiare moltissimo tempo e permette di concentrarsi meglio sul proprio lavoro.

Una delle cose che non sopporto di Gnome e KDE, e in generale delle nuove interfacce su Linux, è la mania di copiare Windows, e quindi di assegnare, per esempio, Alt-F4 alla chiusura della finestra corrente. Alt-F4, da che Unix è Unix, serve a passare alla console numero 4, quindi ho assegnato da Alt-F1 a Alt-F4 per passare ai rispettivi workspace, relegando a Home-F4 (Home è il tasto con la casetta, equivalente del tasto finestra delle tastiere Windows-oriented) la funzione di chiusura e di conseguenza tutte le altre funzionalità sulle finestre, da Home-F2 a Home-F9.

Ho impostato Home-F11 per attivare lo stato di massimizzazione della finestra, e F11 (come di default) per la modalità a tutto schermo. In questo modo ingrandisco velocemente qualsiasi finestra, sia che lo supporti (come Firefox) sia che non lo faccia. La differenza tra i due è che con Home-F11 rimangono visibili la barra del titolo della finestra e il pannello di Gnome, mentre con F11 sparisce tutto, e rimane solo in contenuto della finestra, facendo guadagnare una cinquantina di pixel in verticale.

Come dicevo, Alt-F1 passa al workspace 1, quindi Shift-Alt-F1 sposta (to shift = spostare, in inglese) la finestra corrente al workspace 1. E Alt-Left e Alt-Right (tasti cursore) vanno al workspace a sinistra e a destra, quindi Shift-Alt-Left e Shift-Alt-Right spostano la finestra di conseguenza.

Ho invece lasciato di default l’Alt-Tab per cambiare finestra attiva, mentre ho impostato su Home-D il “Mostra desklop” (ecco perché voglio togliere l’applet).

Ed ora i problemi

Nella sezione “Ambiente grafico” del configuratore di shortcut, si possono impostare solo i tasti per mostrare “Esegui applicazione” e per aprire un terminale tra le applicazioni lanciabili. Per questi due ho scelto Home-X e Home-T, rispettivamente. Ho lasciato Stamp per catturare schermate e Alt-Stamp per catturare screenshot di finestre, mentre ho impostato il tasto Menu (quello tra AltGr e la freccia a sinistra) per mostrare il menu del pannello.

Tutte le altre associazioni (visualizza manuali, calcolatrice, email, browser, cartella home, cerca) vengono impostato della sezione “Desktop”. E qui c’è un bug. Di gnome-settings-manager, per la precisione.

In particolare, questi shortcut funzionano solo se li associate a combinazioni con Ctrl, Shift e Alt, mentre se cercate di usare AltGr, Home o (volendo configurarlo apposta) Menu, non lo potete fare. L’interfaccia vi farà credere di averlo fatto, ma poi il daemon che dovrebbe intercettarli non li riconosce.

C’è un bug aperto dal 2005 (!!) sul bugtracker di Gnome, ma sembra che sia stato finalmente risolto solo con Gnome 2.23.5 (appena rilasciato), che però è una versione per sviluppatori, quindi per averlo in Debian dovremo aspettare Gnome 2.24. Considerando che Lenny è in freeze e uscirà come stable, forse, a settembre, e che Gnome 2.24 dovrebbe essere contemporaneo, forseforse avremo il tutto nella prossima testing, secondo me intorno a dicembre/gennaio.

Per ora ho dovuto impostare combinazioni con Shift-Ctrl-tasto (F1 per i manuali, C per la calcolatrice, M per le mail, W per il browser, H per la home e F per la ricerca).

Tema

Il tema che ho scelto è un miscuglio.

In particolare uso Clearlooks per i controlli (Crux era troppo scuro per i miei gusti, e Murrina-Tangoesque non mi piace), che mi permette anche di personalizzare i colori di alcuni componenti del desktop.

Anche i bordi delle finestre sono Clearlooks, perché preferisco il tasto di chiusura a sinistra e tutti gli altri a destra, e non tutti i temi permettono di farlo. Sto pensando di passare a Murrine che uso con soddisfazione sul fisso, anche se ho paura che sia un po’ più pesante di Clearlooks.

Per avere il tasto di chiusura a destra, bisogna aprire l’editor della configurazione e modificare in /apps/metacity/general la voce button_layout. La mia è “close:menu,minimize,maximize”, ma potete impostarla come preferite. Io sono abituato all’Amiga. ;)

Le icone sono le classiche Tango, esteticamente belle ma senza essere troppo “fancy” come le NuoveTX o troppo simili ad altri S.O.

Il puntatore è quello standard.

Come caratteri uso “DejaVu Sans Condensed” da 7 punti per applicazioni, documenti e scrivania, la versione Bold dello stesso per i titoli delle finestre, e la “DejaVu Sans Mono Book” da 7 punti per la larghezza fissa. Per la resa a schermo ho selezionato “Ottimizza contrasto”, e in particolare, sotto “Dettagli” ho impostato il valore corretto di 133 punti per pollice per la risoluzione dello schermo, la Sfumatura a “Scala di grigi” e l’Approssimazione (hinting) a “Completa”.

I vostri gusti potrebbero essere diversi, e potreste, per esempio, volere la “Sfumatura subpixel”. Io non ne vado pazzo perché a volte mi capita di vedere le sfumature blu o rosse attorno ai caratteri.

Nella sezione “Interfaccia” delle preferenze di aspetto ho infine impostato di mostrare le icone nei menu e di mostrare solo le icone nelle toolbar, in modo da risparmiare spazio. Non ho ancora avuto la necessità di impostare le scorciatoie modificabili.

Nautilus

Ho configurato Nautilus (Menu->Sistema->Preferenze->Gestione dei file) in modo da usare di default la vista a elenco ordinata per nome, elencando le cartelle prima dei file, con un ingrandimento predefinito del 50%. Ho anche disattivato il pannello laterale delle finestre, e impostato la visualizzazione, nell’ordine, di Nome, Dimensione, Data di modifica, Permessi Ottali e Proprietario, in modo da avere nel minor spazio possibile il maggior numero di informazioni.

Ho quindi configurato le anteprime per non mostrarla per i file di testo, e solo per file locali inferiori a 100 KB per tutto il resto.

Ho quindi abilitato il “browser mode” di Nautilus andando in Menu->Strumenti di Sistema->Editor della configurazione e modificando in /apps/nautilus/preferences la voce “always_use_browser”, impostandola a true. Non mi piace la modalità spaziale di Nautilus, e mi piace ancora meno quando ho così poco spazio a disposizione sul desktop.

Già che ci siete (nell’editor della configurazione), potete anche impostare come preferite le icone sul desktop, alla voce /apps/nautilus/desktop. Io le ho impostate tutte a true: computer_icon_visible, home_icon_visible, network_icon_visible, trash_icon_visible, volumes_visible.

Network Manager

Se, come penso, usate l’Eee soprattutto quando siete in giro, e quindi vi collegate spesso a reti diverse, sia Ethernet che WiFi, la cosa migliore è lasciar fare tutto a Network Manager.

Installate quindi il pacchetto network-manager-gnome, che si porterà dietro le sue dipendenze, e, se vi servono, i pacchetti network-manager-openvpn-gnome e network-manager-pptp-gnome, utili per collegarsi via VPN (non mi è ancora successo di averne bisogno, ma averli non dà fastidio).

Quindi, da root, modificate /etc/network/interfaces per cancellare tutti i riferimenti alle reti, tranne quelli all’interfaccia “lo”. Il mio file è più o meno così:

auto lo
iface lo inet loopback

Tutto il resto verrà gestito da network manager. Quando attiverete la radio WiFi (con Fn-F2) si cercherà da solo le reti dosponibili, e quando attaccherete il cavo ethernet partirà automaticamente la ricerca di un IP tramite DHCP.

Con un RightClick sull’icona dentro la notification area e selezionando Edit Wireless Networks vi apparirà una finestra in cui potrete configurare anche i parametri per WEP e WPA, che verranno salvati nel portachiavi condiviso di Gnome (protetto da password), quindi non dovrete impostarli ogni volta che vi collegherete a quella rete (a meno di admin fannulloni che lasciano l’ESSID di default sull’access point…)

Retroilluminazione

Onestamente non ricordo se ho fatto modifiche sostanziali, ma una cosa molto utile per risparmiare batteria, e implementata in modo anche abbastanza gradevole, è la possibilità per Gnome di “giocare” con la retroilluminazione dello schermo.

La configurazione si raggiunge tramite Menu->Sistema->Preferenze->Gestione alimentazione, ed è suddivisa in “alimentazione da rete elettrica” e “alimentazione da batteria”, oltre alle impostazioni generali.

Alcune di queste voci le abbiamo già impostate “a mano” nello scorso post, lavorando con l’Editor di Configurazione.

Io ho impostato, tra le altre cose, di mostrare sempre l’icona nell’area di notifica e di non usare suoni per gli errori. Nell’alimentazione a batteria ho scelto di non mettere mai in pausa il computer, anche se inutilizzato, ma di mettere in pausa lo schermo dopo 15 minuti. Ho attivato anche la riduzione della retroilluminazione e l’oscuramento dello schermo quando inattivo. Nell’alimentazione da rete ho scelto di non mettere in pausa né il computer né lo schermo quando inattivo, e di impostare la luminosità al 70%, più che sufficiente per qualsiasi uso. Anche qui ho impostato di oscurare lo schermo quando inattivo.

L’effetto è un fade della retroilluminazione, che si abbassa quando non usate il PC e si rialza al livello precedente appena toccate un tasto o il touchpad.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Foxconn e Linux: un chiarimento]]> http://alex.amiran.it/?p=191 2008-08-08T15:46:16Z 2008-08-08T17:25:31Z Chiariamo la situazione dei BIOS delle MoBo Foxconn con Linux.

Nei giorni scorsi una notizia ha fatto il giro dei blog: Foxconn boicotta Linux sulle sue schede madri.

Beh, è saltato fuori che non è vero, ma nessuno si è dato la briga di smentire la notizia.

In realtà Foxconn si limita a non fornire supporto tecnico per Linux, ma il BIOS ACPI delle sue schede madri non fa nulla di particolare per bloccare o boicottare Linux. Semplicemente si trattava di un bug nel kernel.

Purtroppo le specifiche ACPI sono abbastanza lasche da permettere ai costruttori di interpretarle in diversi punti, e per questo motivo Linux, dalla 2.6.10, Linux non si identifica più come tale quando accede all’ACPI, ma come Windows NT. In questo modo riceve dal BIOS le informazioni e le funzioni adatte a NT.

Foxconn aveva iniziato a supportare Linux nel BIOS, ma poi sembra abbia lasciato il lavoro a metà, probabilmente proprio per questa modifica al kernel, ed ha implementato solo la configurazione per Windows. La patch è di una riga di codice, ed è stato banale individuare il bug dopo che uno dei dipendenti Foxconn ha fornito le informazioni a Garrett (dopo essere intervenuto sul forum du Ubuntu per confermare che non si tratta di boicottaggio).

Durante l’analisi, Matthew Garrett ha anche scoperto che, invece, il BIOS dell’Acer Aspire One, quando rileva Linux, riduce le capacità di risparmio energetico, facendo durare meno la batteria con tutti i S.O. tranne che con Vista. Credo che tra poco il kernel di Linux inizierà a presentarsi come Vista invece che come NT…

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Aggiornamento a WordPress 2.6]]> http://alex.amiran.it/?p=181 2008-08-03T08:26:55Z 2008-08-03T10:24:19Z Pregi e difetti della nuova versione.

Qualche giorno fa ho finalmente aggiornato WordPress dalla ormai vetusta 2.3 alla versione 2.6, e nel frattempo ho scritto 3 post con la nuova versione. Forse è un po’ presto per dare un giudizio, ma non è mia intenzione nemmeno scendere troppo nei particolari.

I pregi

Innanzitutto devo fare un plauso e un ringraziamento particolare a Keith Dsouza, per il suo ottimo plugin WordPress Automatic Upgrade. Ha fatto tutto lui: backup del sito e del DB, scaricamento della nuova versione,  messa offline del sito, disattivazione dei plugin, update del DB, riattivazione dei plugin, riattivazione del sito. E, come se non bastasse, mi ha aggiunto una voce a tutti i plugin nell’interfaccia di amministrazione, che mi permette di scaricare la nuova versione di ognuno senza dover fare FTP/SFTP a mano.

Complimenti anche al team di WordPress. Nonostante la differenza di versione, l’update del database è andato liscio come l’olio, e il mio tema personalizzato e i widget che ho scritto hanno continuato a funzionare senza problemi. Non che usi funzioni astruse, ma è bello sapere che le API sono abbastanza stabili.

Le rognette

Il nuovo backend di amministrazione, invece, non mi piace moltissimo. Ho già messo mano al css per allargare tutto, perché era assurdamente limitato a 988 pixel. La mia configurazione di bottoni in WP Super Edit non permetteva all’editor WYSIWYG di rientrare in così poco spazio.

Trovo abbastanza assurda anche la nuova disposizione delle opzioni nell’interfaccia per scrivere post. All’inizio è abbastanza naturale: titolo in alto, testo a seguire, poi c’è la finestra di inserimento tag, quindi quella delle categorie e solo dopo i recommended tags e gli available tags. OK, vengono forniti da un plugin, ma qui sembra che le API siano un po’ cambiate, perché cliccando sugli available tags, non vengono automaticamente aggiunti ai tag per il messaggio, e si vedono solo dopo che aggiungo manualmente un tag. Un po’ contorta la spiegazione, ma speriamo che la nuova versione del plugin risolva il problema.

Ma la cosa peggiore è dopo. Ci sono le opzioni avanzate in basso. Si possono compilare senza problemi, e mi sta anche bene che siano qui, visto che nella maggior parte dei casi andranno bene i default, ma dopo aver scrollato in basso, bisogna tornare su per trovare, in alto a destra, il bottone per la pubblicazione.

Preferivo il design più compatto del vecchio tema, che aveva in questa posizione la selezione delle categorie, e il pulsante di pubblicazione sotto il post. In questo modo era più facile avere (su uno schermo 1280×1024) tutte le informazioni importanti del post sott’occhio. Il nuovo tema mi pare più “arioso” e dispersivo.

I plugin

Ho apprezzato invece la nuova gestione di contenuti multimediali, anche se preferivo la capacità del “vecchio” Flexible Upload di decidere al volo le dimensioni delle thumbnail da creare. Ora vanno impostate due dimensioni (thumbnail e medium) che rimarranno le stesse per tutte le immagini. Potrebbe capitarmi di uploadare un’immagine 600×50 e volerla tenere magari 300×25, invece di essere costretto a ridimensionarla a 200×16.6666.

Devo ancora testate l’inserimento di video, audio e media (?) nei post, mentre ne ho approfittato per riorganizzare un po’ i plugin e aggiungere il Subscribe To Comments, in modo da avere una segnalazione via email quando vengono aggiunti commenti a un post di vostro interesse, e WP-Syntax, per colorare la sintassi dei listati in base al linguaggio di programmazione usato.

Devo ancora esplorare molte funzioni del backend, ma non le usavo nemmeno prima… Per ora le funzionalità che uso sono quelle di base e, nonostante tutto, mi ci trovo abbastanza bene.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Vala e Clutter]]> http://alex.amiran.it/?p=170 2008-08-01T16:54:28Z 2008-08-01T16:42:58Z Interfacce in 3D in modo semplice e veloce.

Da un po’ di tempo seguo lo sviluppo di Clutter, una libreria che permette di scrivere interfacce 3D basate su OpenGL, e quindi automaticamente accelerate se avete i driver 3D per la vostra scheda, in modo molto semplice.

Non andando molto d’accordo con il C (mi si ingarbugliano spesso i puntatori e i cast ;) ), aspettavo che fossero stabili e utilizzabili i binding per Vala, e dopo il recente rilascio della versione 0.8.0 di Clutter, finalmente anche i binding sembrano a buon punto, quindi mi sono messo a smanettarci. L’unica “fregatura” è che per ora bisogna scaricarli via SVN e installarli a mano in /usr/share/vala/vapi/.

Purtroppo non si trovano molti esempi in Vala, e quelli che si trovano sono basati sulla versione 0.6.x di Clutter, quindi ho cercato di fare un mix di questi e degli esempi in C sul sito ufficiale, seguendo il manuale ufficiale di Clutter che, nella migliore tradizione Gtk/Gnome, è utilissimo se sapete già usarlo, ma molto rognoso se state iniziando, e me ne sono uscito col primo programmino:

using Clutter;
using GLib;
using Gdk;

public class Scena : GLib.Object
{
    public Clutter.Label label;
    public Clutter.Timeline timeline;
    public Clutter.Color label_white;
    public Clutter.Color label_red;

    construct {

        this.timeline = new Clutter.Timeline(720,15);
        this.timeline.loop = true;
        this.timeline.new_frame += this.frame_cb;

        Clutter.Color label_white = {0xff, 0xff, 0xff, 0xff };
        this.label_white = label_white;

        Clutter.Color label_red = {0xff, 0x00, 0x00, 0xff };
        this.label_red = label_red;

        this.label = new Clutter.Label();
        this.label.set_font_name("Sans 24");
        this.label.set_text("Prova");
        this.label.set_color(ref label_white);
        this.label.set_position(10,10);
        this.label.set_reactive(true);
        this.label.button_press_event += this.button_press;
        this.label.button_release_event += this.button_release;
        this.label.enter_event += this.enter_event;
        this.label.leave_event += this.leave_event;
    }

    public void frame_cb(Clutter.Timeline tl, int frame_num)
    {
        if (frame_num <=360) {
            this.label.set_position(10+frame_num, 10+frame_num);
        } else {
            this.label.set_position(730-frame_num, 730-frame_num);
        }

        this.label.set_rotation(Clutter.RotateAxis.Y_AXIS, frame_num, 0,0,0);
        this.label.set_opacity((uchar)(frame_num%255));
    }

    public bool button_press(Clutter.Label label, Clutter.ButtonEvent event)
    {
        stdout.printf("Button press\n");
        return false;
    }

    public bool button_release(Clutter.Label label, Clutter.ButtonEvent event)
    {
        stdout.printf("Button release\n");
        return false;
    }

    public bool enter_event(Clutter.Label label, Clutter.CrossingEvent event)
    {
        label.set_color(ref this.label_red);
        return false;
    }

    public bool leave_event(Clutter.Label label, Clutter.CrossingEvent event)
    {
        label.set_color(ref this.label_white);
        return false;
    }

}
public class Test : GLib.Object
{
    static void main (string[] args) {
        Clutter.init (ref args);
        Clutter.Stage stage = (Clutter.Stage) Clutter.Stage.get_default ();
        Clutter.Color background;

        stage.get_color(out background);
        background.red = (char) 0x61;
        background.green = (char) 0x64;
        background.blue = (char) 0x8c;
        background.alpha = (char) 0xff;
        stage.set_color (ref background);

        stage.set_size(640, 480);

        var scena = new Scena();

        stage.add_actor(scena.label);
        scena.timeline.start();

        stage.show_all ();

        Clutter.main ();
    }
}

Il programma, se mi passate il francesismo, è di una stupidità disarmante.

Si limita a creare un “attore” (nel gergo di Clutter) rappresentato da una label (un testo) con font Sans 24 punti, di colore bianco, e a metterlo sulla scena (stage), data da una finestra da 640×480 pixel con sfondo azzurrognolo.

Tutto il resto è magia! Viene reso sensibile l’attore, e vengono intercettati i segnali di base: il puntatore si muove sopra la label, il puntatore esce dalla label, viene premuto il tasto sinistro del mouse, viene rilasciato il tasto sinistro del mouse. Poi il tutto viene animato tramite una timeline, formata da 720 frame a 15 frame al secondo (è già abbastanza fluido. Ho provato anche con 30 e 60, ma la differenza quasi non si nota, tranne per la velocità di movimento della scritta). I 720 frame li ho scelti per non complicarmi la vita, visto che le rotazioni sono in gradi, ma potete usare quello che volete.

La label si muove dall’angolo in alto a sinistra a quello in basso a destra, e nel frattempo ruota su se stessa e appare piano piano, per poi sparire di nuovo. Il tutto avviene nel callback frame_cb() che, in base al frame in cui si trova, applica le variazioni all’attore.

Se vi muovete col mouse sopra la label, questa diventa rossa, se ne uscite, torna bianca (enter_event e leave_event). Se ci cliccate vi appare un messaggio nella console (button_press e button_release). Il tutto anche mentre la label si muove!

Le possibilità sono veramente infinite.

Si possono muovere gli attori (che però sono limitati ad essere 2D) in uno spazio completamente 3D. Li si vede rimpicciolire quando si allontanano lungo l’asse z, e ingrandire quando si avvicinano, e si deformano quando si allontanano dal centro (il punto di fuga della scena). Si possono caricare immagini in diversi formati, compreso l’SVG (vettoriale).Si possono raggruppare diversi elementi (immagini, testi, video ed altro) in un gruppo che è a sua volta un attore, e può essere spostato, scalato, ruotato, ecc.

Grazie a Pango, il testo non ha limiti di nazionalità e di caratteri strani. Si possono inserire filmati supportati da GStreamer, renderizzare su superfici Cairo, embeddare il tutto in finestre Gtk+ e, tramite librerie esterne, utilizzare un motore basato su leggi fisiche o embeddare il motore WebKit per visualizzare pagine HTML.

Inoltre sono supportati diversi dispositivi di input e si possono definire le animazioni tramite scripting in JSON.

Io ho appena iniziato a scalfire la superficie di questo enorme iceberg, ma già intravedo sviluppi spaventosi. D’altronde non serve nemmeno fantasticare tanto. Se avete presente l’interfaccia dell’iPhone/iPod Touch o quelle che ho linkato qualche giorno fa per Android, ecco, avete un’idea di cosa ci si possa fare. Anche Intel, per Moblin, probabilmente userà clutter per la GUI.

Clutter è anche multipiattaforma, e Vala, dopo aver installato le GLib ed eventualmente le GDK e le Gtk+ sotto Windows/Mac, può essere compilato anche su questi sistemi, quindi i software gireranno senza problemi su tutti e tre i sistemi.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[The survey for people who make websites]]> http://alex.amiran.it/?p=164 2008-07-31T16:46:10Z 2008-07-31T16:36:23Z Edizione 2008 del sondaggio di A List Apart.

A List Apart, sito di riferimento per chiunque lavori o si diletti nello sviluppo di siti web, anche quest’anno ha indetto un sondaggio per designer, sviluppatori, architetti dell’informazione, project manager, scrittori ed editori web, uomini di marketing e chiunque altro operi nel settore.

I risultati dell’anno scorso, raccolti da quasi 33.000 partecipanti, sono stati molto interessanti, e visto che buona parte delle domande di quest’anno sono simili, sarà interessante vedere le variazioni e gli sviluppi nel settore.

Se siete nel settore, e potete dedicarci 15 minuti, fate come me e rispondete al sondaggio.

Sondaggio AListApart 2008

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Randy Pausch è morto]]> http://alex.amiran.it/20080728/randy-pausch-e-morto/ 2008-07-27T18:02:57Z 2008-07-28T17:07:30Z Ormai l’avrete letto dappertutto, ma dopo aver visto la sua “Last Lecture” gli dovevo un piccolo tributo.

Se non l’avete mai sentito nominare prima di oggi è perché forse era una persona fin troppo comune. Professore universitario di informatica e design, qualche libro e qualche articolo scientifico.

Ma quello che lo ha reso veramente speciale non sono i risultati a cui è arrivato, ma come ci è arrivato.

L’unica cosa che posso fare è linkare qui la sua Last Lecture all’Università (un ultimo intervento di un professore “come se sapesse di dover morire a breve”, con la differenza che lui SAPEVA di dover morire a breve), intitolata “Esaudire i desideri della propria infanzia”.Trovate anche la versione ridotta sottotitolata in italiano, che ha tenuto da Oprah Wimphrey e la traduzione della versione integrale sul blog di Alessandro Gilioli, sul sito dell’Espresso, perché l’americano non è proprio facilissimo da capire se conoscete solo l’inglese.

Guardatelo. Non posso (e non voglio) aggiungere altro.

C’è anche una “seconda ultima lezione”, tenuta alcuni mesi dopo la prima, riportata da Luca Chittaro sul suo blog nel sito del Sole24ore con un sunto dei punti salienti, in cui dà suggerimenti molto più pratici su come gestire al meglio il proprio tempo.

Pausch è riuscito a realizzare quasi tutti i desideri della sua infanzia. Spesso ha impiegato anni, prendendo strade veramente lunghe per farlo, ma appunto la cosa più importante è stato l’impegno nel raggiungerle. L’anno prossimo lo si dovrebbe vedere nel prossimo film di Star Trek. :)

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Atheros, VIA e Microsoft (?!?) verso l’open source]]> http://alex.amiran.it/20080727/atheros-via-e-microsoft-verso-lopen-source/ 2008-07-27T16:43:26Z 2008-07-27T16:43:26Z La Notizia (con la N maiuscola) ha stupito anche me…

Iniziamo da Microsoft

Nei giorni scorsi Microsoft ha fatto due importanti annunci di un suo impegno verso l’open source. Il rprimo è che ha contribuito con diverse patch (con licenza GNU LGP) a PHP, e in particolare ai driver ADOdb.

Il secondo è che ha contribuito con 100.000 dollari l’anno (la quota di iscrizione per essere premium member) alla Apache Foundation.

Da qui a osannare Microsoft come paladino dell’open source, naturalmente, potrebbe passare lo stesso tempo che servirebbe a far diventare il Sole una supernova ma è un primo passo, forse.

Dico forse perché comunque MS ha un obiettivo in tutto questo. PHP si sta diffondendo sempre di più, e più velocemente di ASP.Net, rosicando quote anche a Java, e Microsoft vuole che più sviluppatori PHP si spostino sul suo S.O. Già in passato MS ha fatto accordi con Zend Technologies in questo senso.

Il “finanziamento” ad Apache Foundation, invece, arriva poco dopo la trattativa per il supporto di OpenXML i uno dei progetti della fondazione, e comprende anche un accordo per cui non verranno mai sporte denunce o reclami riguardo l’implementazione di tecnologie MS.

Siamo ancora molto lontani, e ci sono sicuramente secondi fini, ma potrebbe essere un primo piccolo passo.

VIA

Per VIA, invece, sembra che il passo sia molto più consistente. Anche io avevo criticato la mossaquasi pubblicitaria con cui avevano annunciato un portale dedicato a Linux per poi non fare quasi nulla, mentre la notizia di oggi è che VIA ha assunto Herald Welte, fondatore di gpl-violations.org e sviluppatore di netfilter/iptables, come consulente per le sue operazioni riguardo l’open source.

In realtà Welte ha svelato che lavorava già da un po’ con VIA, ma solo giovedì scorso la notizia è stata resa pubblica, contemporaneamente all’annuncio che Welte stesso ha vinto il premio “Difensore dei Diritti” negli Open Source Awards 2008 (nel 2007 aveva già vinto il premio per l’Avanzamento del Software Libero della FSF).

Il primo effetto dell’assunzione è il rilascio di 800 pagine di specifiche tecniche sui chipset VIA, che faciliteranno molto la scrittura dei driver relativi. Speriamo che i rilasci continuino con informazioni sui chip grafici.

Atheros

Anche Atheros, che da un po’ collabora con gli sviluppatori di driver open source per le sue schede di rete, venerdì ha fatto un grosso annuncio: ha rilasciato con licenza open i driver ath9k, che supportano i suoi chipset 802.11n (WiFi a 125-250 Mbit, con possibilità di multiplexing su più antenne  per aumentare la velocità).

Magari mi sbaglio, ma credo sia il primo produttore a rilasciare driver open per schede 802.11n.

Il supporto, per ora, è solo come “client”, mentre quello come “Access Point” (master) verrà aggiunto in seguito.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Google non è poi così open-friendly…]]> http://alex.amiran.it/20080717/google-non-e-poi-cosi-open-friendly/ 2008-07-17T17:27:44Z 2008-07-17T17:27:44Z … come voleva far sembrare.

In questi giorni sono pieno di lavoro fin sopra la testa, quindi perdonatemi se posto poco, ma oggi sono venuto a conoscenza di una cosa che mi ha fatto perdere parecchia della stima che avevo in Google.

Sembra che Google stia distribuendo le nuove versioni dell’SDK per Android solo ai programmatori che hanno superato la prima fase del concorso per lo sviluppo di applicazioni, quello che aveva suscitato le ire degli italiani e anche un’interrogazione in parlamento, a causa delle nostre leggi sui concorsi.

Tutti gli altri sviluppatori stavano aspettando le patch da oltre 4 mesi, e avevano segnalato diversi bug, anche gravi, nell’SDK stesso, ed ora un dipendente di Google, per sbaglio, ha inviato alla mailing list degli sviluppatori, invece che a quella dei vincitori del concorso, un messaggio in cui li informa che la nuova versione dell’SDK è disponibile della loro area privata di download.

Si è scoperto poi che quegli sviluppatori hanno firmato un NDA (Non Disclosure Agreement) che vieta loro di rilasciare informazioni sull’SDK.

Ora molti sviluppatori sono delusi dal comportamento di Google, e io sono d’accordo con loro. Che senso ha rilasciare l’SDK solo ad alcuni e non a tutti? Potrebbe essere comprensibile dare un canale preferenziale per le informazioni o per il debug all’SDK a questa elite, ma lasciare indietro tutti gli altri significa semplicemente che non c’è alcun interesse nello sviluppo open source, ma solo nello sfruttamento della comunità per la scoperta di bug, senza dare loro nulla in cambio.

Cercando informazioni ho poi scoperto che Google non ha nemmeno mai rilasciato i sorgenti di Android, e che si riserva di farlo solo dopo che sarà uscito il telefono vero e proprio, e che David “Lefty” Schlesinger, che se ne è lamentato nella mailing list, è stato moderato per averlo chiesto.

Non mi meraviglia che molti stiano abbandonando Android per sviluppare per l’iPhone, anche se avrei preferito si fossero rivolti a OpenMoko, che ne ha più bisogno. Ma solo sicuro che qualcuno tra loro lo farà.

Pessima figura, Google.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Esse ed Essedue v1.0. Debianizzati]]> http://alex.amiran.it/20080712/esse-ed-essedue-v10-debianizzati/ 2008-07-12T15:34:47Z 2008-07-12T15:28:40Z Prima milestone per i miei due programmini.

Oggi, con un po’ di tempo a disposizione, mi sono messo a lavorare su Esse ed Essedue, e ho implementato alcune modifiche che mi hanno convinto a portare la versione alla fatidica 1.0:

  • In fase di chiusura viene controllato che non ci siano file aperti e modificati ma non salvati, e viene chiesta conferma
  • Si possono aprire file direttamente dalla linea di comando. Se non esistono o sono illeggibili viene aperto un requester di errore
  • Ho aggiunto un file .desktop, in modo da farli apparire nei menu di Gnome, KDE e dei WM e DM che seguono le direttive freedesktop.org
  • Entrambi sono stati debianizzati. I file per creare il pacchetto deb sono inclusi assieme ai sorgenti.

Ora anche chi non era interessato a Vala o alla programmazione in genere, potrà scaricarsi il pacchetto deb della versione che preferisce, presente nella pagina di progetto di Esse, ed utilizzarlo. Non ho testato, ma in teoria il pacchetto dovrebbe essere compatibile anche con Ubuntu 8.04.

Se non vi piace, aptitude remove è vostro amico.

Se trovate dei bug non esitate a segnalarmeli.

Sviluppi futuri

A meno che a qualcuno (anche solo uno) non interessi in modo particolare, questa 1.0 sarà l’ultima versione di Esse (la versione che utilizza Glade), mentre proseguirò lo sviluppo solo di Essedue (la versione “standalone”). Il motivo principale è che è noioso fare il porting delle modifiche e delle correzioni tra una versione e l’altra. Purtroppo glade usa prototipi di chiamata delle callback diversi da quelli di signal_connect(), quindi non basta un copia/incolla, ma devo verificare riga per riga che ogni modifica funzioni in entrambi i casi.

Vista la natura “piccolo è bello” di Esse, togliere la dipendenza da glade e da un file esterno è il passo più logico per mantenere semplice il software.

La versione 1.0 resterà comunque a disposizione anche per studiarne il sorgente, e correggerò i bug che si presenteranno.

La versione 2.x (con supporto per configurazioni e, forse, stampa) sarà solo per Essedue.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Le interfacce di Android]]> http://alex.amiran.it/20080709/le-interfacce-di-android/ 2008-07-09T16:57:33Z 2008-07-09T16:57:33Z Le interfacce per dispositivi mobili stanno esplorando nuovi orizzonti.

Oggi mi sono imbattuto per puro caso (cercando video su clutter) in alcuni video su YouTube riguardo una nuova interfaccia in via di sviluppo per Android, e mi è letteralmente caduta la mascella.

TAT Cascades e TAT MotionLab

TAT SparklingMi rendo conto che non è una cosa nuovissima, in quanto in sviluppo almeno da novembre dell’anno scorso, ma GphoneModules li ha raccolti tutti in una singola pagina, dove potete ammirarne sia la bellezza che l’evoluzione nel tempo, da novembre a febbraio.

A sviluppare questa GUI è la TAT, The Astonishing Tribe, da cui mi permetto di rubare l’immagine per darvi un preview di quello che vi aspetta.

Interfacce simili a quella dell’immagine le avevo già viste sviluppate con clutter, per esempio nel mediacenter Elisa, ma qui il tutto è stato spinto ancora di più, con animazioni, traslazioni, ridimensionamenti, sfocature, ecc.

Il risultato è veramente strabiliante. Ma guardatevi i video! :)

ShapeWriter WritingPad

Un altro progetto, sempre per Android, che avevo scoperto qualche tempo fa ma di cui poi non mi sono più ricordato è ShapeWriter WritingPad, che amalgama bene l’uso di touchscreen, tastiera onscreen e l’equivalente del T9, il tutto condito da gestures.

Trovate un video su Youtube che ne dimostra le potenzialità.

Forse all’inizio potrebbe essere un po’ disorientante non togliere il pennino dallo schermo fino alla fine della parola, ma credo che con un po’ di allenamento sia un sistema di input molto migliore sia della semplice tastiera on-screen sia dei vari sistemi Graffiti o di riconoscimento della scrittura.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Essedue v0.1]]> http://alex.amiran.it/20080704/essedue-v01/ 2008-07-12T15:30:34Z 2008-07-04T18:28:48Z Esse, ancora più scarno

Segnalo a chi fosse interessato, nella pagina dedicata ad Esse, il mio micro-editor scritto in Vala, la disponibilità di Essedue.

Si tratta dello stesso micro-editor, con le stesse caratteristiche minimali, a cui è stata completamente rimossa la dipendenza da Glade. Ora la GUI viene costruita interamente da codice, e per i menu e la toolbar ho utilizzato UIManager.

Il pacchetto è più piccolo, in quanto XML non è proprio un formato “risparmioso”, mentre l’eseguibile è cresciuto leggermente, da 36 a 40 KB. In compenso, in memoria, esse occupa 13.3 MB (di cui 8.1 condivisi, quindi 5.2) ed essedue 12.6 (di cui 7.6 condivisi, quindi 5.0). In pratica tutto il risparmio, come previsto, è dato dalla libglade (500 KB) e dal DOM XML per la stessa (circa 200 KB). Il risparmio non è enorme, soprattutto in un sistema che usa già glade per altri software, ma in un sistema embedded come un palmare anche solo quei 200 KB potrebbero essere utili per qualcos’altro.

Per fare un confronto molto spannometrico, geany occupa 19.2 MB (di cui 9.5 condivisi, quindi 9.8) e gedit  28.5 (di cui 15 condivisi, quindi 13.5).

Ora non mi resta che capire dove vadano a finire quei 5 MB, viste le dimensioni dell’eseguibile, ma presumo in strutture di sistema, aree allocate dalle librerie, bitmap dei widget, ecc. Mi piacerebbe capire se si possono ridurre.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Debian su Eee900 (parte 3)]]> http://alex.amiran.it/20080703/debian-su-eee900-parte-3/ 2008-08-09T11:38:09Z 2008-07-03T16:47:54Z Il sistema è installato e funziona. Iniziamo a personalizzarlo.

Dopo aver configurato tutto l’harwdare nella puntata precedente, in questa puntata vediamo come attivare e soprattutto personalizzare la sospensione e l’ibernazione.

In realtà, avendo installato il pacchetto eeepc-acpi-scripts e uswsusp, ed avendo una partizione di swap già attiva, la sospensione dovrebbe già funzionare, ma a me il comportamento di default non piace molto, quindi mi sono messo a studiare cosa succede effettivamente durante queste fasi. Purtroppo alcune parti mi sono ancora oscure, e non sono riuscito ad ottimizzarle, ma qualcosa di nuovo l’ho imparato.

Mi devo scusare per il ritardo di questo articolo, ma mentre stavo per pubblicarlo sono stati aggiornati il kernel, gli script eeepc-acpi-scripts e anche gnome. Sono stato costretto a rivedere tutta la configurazione. Il lato buono è che ora è un po’ più preciso e dettagliato.

Configurazione di base

Innanzitutto avremo bisogno di una partizione di swap, visto che l’ibernazione (non la sospensione) ne ha bisogno.

Se ne avete creata una durante l’installazione, potete usare quella, altrimenti uswsusp supporta anche gli swapfile, quindi possiamo crearne uno con due semplici comandi (attenti a non sbagliare a scrivere qualcosa, qui si inizia a rischiare ;) ). Date, da root:

dd if=/dev/zero of=/home/.swapfile bs=1M count=512
mkswap /home/.swapfile

In questo modo abbiamo creato un file nascosto (notate il punto davanti a swapfile) di 512 MB, posizionato nella partizione con le home, e l’abbiamo trasformato in un file di swap.

Ora la scelta sta a voi. La strada più facile è di utilizzare sempre questo file come swap, con il vantaggio che avrete 512 MB di memoria (virtuale) disponibile in più, ma con due svantaggi:

  1. State usando una flash memory per la swap, che non è molto bello, perché aumenta notevolmente il numero di scritture
  2. Se andate ad occupare la swap perché finite la RAM, l’ibernazione non funzionerà più, perché non ha spazio dove salvare l’immagine della RAM.

Usare sempre la swap

Se volete comunque procedere, almeno limitate al minimo l’uso della swap, editando il file /etc/sysctl.conf (sempre da root, come tutto quello che faremo oggi tranne la config di gnome) e scrivendoci una riga come questa:

vm.swappiness = 0

In questo modo il sistema userà la swap solo se veramente necessario. Infine aggiungete la swap in /etc/fstab per attivarla automaticamente ad ogni riavvio:

/home/.swapfile       none            swap    sw              0       0

Naturalmente questa riga va inserita DOPO la riga che monta la partizione /home (se avete scelto di partizionare come vi ho detto nelle puntate precedenti).

Usare la swap solo per l’ibernazione

Io ho preferito attivare la swap solo quando iberno il notebook, e disattivarla quando lo risveglio, in modo da evitare il più possibile gli svantaggi che ho elencato sopra.

Il pacchetto eeepc-acpi-scripts dipende già da pm-utils, che raccomanda uswsusp. Installateli entrambi, mal che vada vi dirà che sono già aggiornati:

aptitude install pm-utils uswsusp

Ora avrete una nuova directory di configurazione, /etc/pm, che contiene varie sottodirectory. Quella che interessa a noi è sleep.d. Creiamo qui dentro il file 00swap:

/etc/pm/sleep.d/00swap
 #!/bin/sh
case $1 in
        suspend|hibernate)
                mkswap /dev/sdb2
                swapon /dev/sdb2
        ;;

        resume|thaw)
                swapoff /dev/sdb2
        ;;
esac

Io ho usato una partizione, ma se avete creato lo swapfile come ho detto sopra, sostituite /dev/sdb2 con /home/.swapfile in entrambe le righe dopo hibernate e in quella dopo thaw.

La riga mkswap serve a ripulire la swap da eventuali immagini salvate in precedenza, in modo da evitare errori durante l’ibernazione.

Ho dovuto impostare la swap sia per hibernate che per suspend, perché pm-utils, quando si usa lo script pm-suspend-hybrid (che sospende e iberna, come vedremo dopo) richiama le opzioni per suspend/resume, e non quelle per hibernate/thaw. Non dovrebbero esserci controindicazioni, a parte un leggero rallentamento (qualche decimo di secondo) durante il suspend “puro”, e il fatto che si perde l’immagine dell’ultimo hibernate quando si va in suspend puro, ma non dovrebbe mai servirvi, a meno che non stiate facendo cose molto brutte.

I nomi vengono passati automaticamente dalle pm-utils quando parte l’azione corrispondente, quindi manteneteli così (suspend, hibernate, resume, thaw).

Basta solo questo file, in quanto gli script qui dentro vengono richiamati in ordine alfabetico durante la sospensione, e in ordine inverso durante il risveglio. Usando 00 all’inizio del nome del file, siamo sicuri che venga eseguito per primo al suspend e per ultimo al resume.

Uswsusp funziona in modo un po’ particolare. Appena parte l’ibernazione cerca di mettere in swap tutto il possibile, poi comprime la RAM e la salva sul resto della swap. Questo provoca uno strano effetto al resume: dopoche riappare la vostra schermata, la SSD “frulla” per un po’, a causa dello swapoff che riporta tutto il contenuto della swap in RAM per poi disattivare la swap. Il sistema rimane comunque usabile, e l’operazione non dura più di qualche secondo.

Ora editate il file /etc/pm/config.d/default. Il mio è così:

SLEEP_MODE="uswsusp"
SUSPEND_MODULES="snd_hda_intel,snd_pcm,snd,snd_page_alloc,ath_rate_sample,ath_pci,wlan,ath_hal"

Questo dice a pm-utils di usare uswsusp come metodo di sospensione, e di provare a rimuovere dal kernel i moduli elencati prima di sospendere o ibernare.

I moduli elencati qui davano problemi con linux-image-2.6.25-1-686, ma almeno il modulo audio sembra non abbia più bisogno di essere rimosso con la nuova linux-image-2.6.25-2-686 (versione 2.6.25-6. Ogni tanto Debian mi perplime…). Sto pensando di mettere qui anche il modulo per la ethernet (atl2), perché, anche se solo una volta, mi ha piantato l’Eee dopo il resume con il cavo ethernet collegato. Dovrò fare altri esperimenti.

Ricordatevi anche di rigenerare la configurazione di uswsusp e l’initrd:

swapon /dev/sdb2
dpkg-reconfigure uswsusp
swapoff /dev/sdb2

Bisogna attivare la swap prima di configurarlo, in modo che la trovi da solo, senza doverla specificare a mano. Naturalmente se avete scelto di mantenere la swap sempre attiva, i due passi non servono, e basta il dpkg-reconfigure.

E rispondete alle varie domande che vi fa. Selezionate la compressione della RAM, altrimenti il thaw sarà lentissimo. Non ho notato differenze sostanzial, invece, tra l’avere scritture preventive o non averle. Alle altre domande normalmente basta premere Invio.

Al termine della configurazione viene rigenerato l’initrd, quindi dovete riavviare per renderlo attivo.

ATTENZIONE!

Questa operazione (dpkg-reconfigure) va fatta solo la prima volta, o se cambiate la partizione o il file di swap. NON va fatta se cambiate semplici configurazioni negli script di suspend/resume o in quelli di ACPI. Quindi praticamente la farete una volta sola, a meno che non usiate un file di swap e vogliate cancellarlo e ricrearlo periodicamente per evitare danni alla SSD, ma a meno che non mandiate in ibernazione il vostro Eee ogni 5 secondi, non dovreste averne bisogno. Con 3 ibernazioni al giorno la SSD dovrebbe durarvi qualche centinaio di anni.

Provare la configurazione

Se avete appena riconfigurato uswsusp con dpkg-reconfigure, ricordate di riavviare, poi potete provare le varie procedure di sospensione e ibernazione coi i comandi:

pm-suspend
pm-hibernate
pm-suspend-hybrid

Il primo sospende in RAM, il secondo iberna su disco, il terzo fa entrambe le cose. Per risvegliare l’Eee basta premere il pulsante di accensione. Non tenetelo premuto per troppo tempo (4 secondi), altrimenti l’effetto sarà quello di spegnerlo in modo brusco, che comporta anche l’invalidazione del BootBooster (non preoccupatevi, si riattiva da solo al successivo reboot) e, naturalmente, un tempo di boot più lungo, in quanto viene eseguito anche il controllo sui dischi.

Personalizzare tutto

Come ho detto, non mi piacevano i default scelti dal team Debian per l’ibernazione. Ho quindi configurato tutto in modo che:

  • chiudendo il coperchio si attiva il suspend2ram
  • premendo il tasto di accensione/spegnimento si attiva il suspend2disk
  • premendo Fn-F1 si attivano entrambi: lo stato viene salvato su disco ma il sistema entra in suspend2ram. In questo modo il resume è immediato, e se si scarica la batteria comunque si riprende a lavorare senza perdere dati, caricando l’immagine da disco

Vediamo come fare. Il tutto viene controllato dagli script in /etc/acpi. Alcuni li ho dovuti creare io, altri li ho solo modificati. Eccoli qui:

/etc/acpi/events/lid
event=button/lid LID
action=/etc/acpi/actions/mysuspend.sh
/etc/acpi/events/powerbtn
# /etc/acpi/events/powerbtn
# This is called when the user presses the power button and calls
# /etc/acpi/powerbtn.sh for further processing.

# Optionally you can specify the placeholder %e. It will pass
# through the whole kernel event message to the program you've
# specified.

# We need to react on "button power.*" and "button/power.*" because
# of kernel changes.

event=button[ /]power
action=/etc/acpi/actions/myhibernate.sh
/etc/acpi/events/sleep
event=button/sleep SLPB
action=/etc/acpi/actions/myhibernatesuspend.sh

Questi sono i file di configurazione che determinano quale script viene eseguito quando un certo evento ACPI viene attivato. Ho usato nomi diversi da quelli di eeepc-acpi-scripts per le azioni, in modo che non vengano sovrascritti dopo un aggiornamento. Naturalmente verrebbe chiesta conferma, ma è più comodo verificare i cambiamenti e modificare i propri script.

Di seguito gli script veri e propri che vengono richiamati, presenti in /etc/acpi/actions:

/etc/acpi/actions/mysuspend.sh
#!/bin/sh

# do nothing if package is removed
[ -d /usr/share/doc/eeepc-acpi-scripts ] || exit 0

if (runlevel | grep -q [06]) || (pidof '/sbin/shutdown' > /dev/null); then
    exit 0
fi

brn_control=/sys/class/backlight/eeepc/brightness
[ -e $brn_control ] || brn_control=/proc/acpi/asus/brn # pre-2.6.26

brightness=$(cat $brn_control)
pm-suspend --quirk-s3-bios
echo $brightness > $brn_control

Viene verificato che non sia in corso un halt o un reboot (controllando il runlevel o se sta venendo eseguito il comando shutdown), quindi inizia la sospensione tramite “pm-suspend”. Prima del suspend viene salvata la luminosità dello schermo, e ripristinata dopo il resume.

/etc/acpi/actions/myhibernate.sh
#!/bin/sh
# do nothing if package is removed
[ -d /usr/share/doc/eeepc-acpi-scripts ] || exit 0

if (runlevel | grep -q [06]) || (pidof '/sbin/shutdown' > /dev/null); then
    exit 0
fi

brn_control=/proc/acpi/asus/brn

brightness=$(cat $brn_control)
/etc/acpi/actions/wireless.sh off
pm-hibernate
echo $brightness > $brn_control

Lo script è molto simile al precedente, ma ho aggiunto l’opzione per disattivare il wireless, senza riattivarlo al risveglio, contando sul fatto che se sto ibernando il PC, difficilmente quando lo risveglio mi troverò nello stesso posto ed anzi, potrei essere in aereo…

In ogni caso basterà premere Fn-F2 per riattivare il wireless dopo il risveglio.

Vediamo ora come sospendere e ibernare contemporaneamente:

/etc/acpi/actions/myhibernatesuspend.sh
#!/bin/sh

# do nothing if package is removed
[ -d /usr/share/doc/eeepc-acpi-scripts ] || exit 0

if (runlevel | grep -q [06]) || (pidof '/sbin/shutdown' > /dev/null); then
    exit 0
fi

brn_control=/proc/acpi/asus/brn

brightness=$(cat $brn_control)
pm-suspend-hybrid --quirk-s3-bios
echo $brightness > $brn_control

Lo script è praticamente identico a quello di sospensione, cambia solo il comando eseguito: pm-suspend-hybrid invece del semplice pm-suspend.

Quando avete fatto, riavviate acpid:

/etc/init.d/acpid restart

per ricaricare le impostazioni.

Quel ficcanaso di Gnome

Gnome ha la “brutta” abitudine di prendere il controllo di tutto il sistema di risparmio energetico appena attivate il demone gnome-power-manager. Il problema è che per avere l’indicazione dello stato della batteria sul panel, dovete per forza attivarlo. Non ho ancora capito quali script vada a richiamare per la sospensione, ma quel che è certo è che ignora quelli che abbiamo appena impostato, e gestisce da solo tutto.

Vediamo come disattivare questo comportamento.

Aprite l’editor di configurazione (menu Gnome->Strumenti di sistema->Editor della configurazione) e andate alla voce /apps/gnome-power-manager/actions. A destra avrete diversi flag di configurazione. Io li ho impostati così:

critical_battery           hibernate
critical_ups               shutdown
event_when_closed_battery  v (attivo)
low_ups                    nothing
sleep_type_ac              nothing
sleep_type_battery         nothing

Mentre a /apps/gnome-power-manager/buttons ho questi:

hibernate               nothing
lid_ac                  nothing
lid_battery             nothing
power                   nothing
suspend                 nothing

In questo modo disabilitiamo la gestione dei tasti per Gnome, abilitando la nostra, che funziona anche se usate altri Desktop o Window Manager.

Io ho impostato anche alcuni valori in /apps/gnome-power-manager/backlight:

battery_reduce             v (attivo)
brightness_ac              70
brightness_battery         20
dpms_method_ac             default
dpms_method_battery        default
enable                     v (attivo)
idle_brightness            0
idle_dim_ac                v (attivo)
idle_dim_battery           v (attivo)
idle_dim_time              30

Così la luminosità sarà del 70% con l’alimentazione attiva, e del 20 a batteria, ma potete comunque regolarla con i soliti Fn-F3 e Fn-F4. Quando non usate l’Eee per 30 secondi, se siete “a batteria” la luminosità scende a 0, per risparmiare energia.

Se volete potete sperimentare con gli altri parametri di gnome-power-manager, visto che la gran parte di quelli configurabili qui non sono disponibili dall’interfaccia di configurazione, che è eccessivamente semplificata, secondo me.

Prestazioni

Le prestazioni in fase di suspend, resume sono eccellenti. In pochi secondi (3 o 4) il sistema va in sospensione e si risveglia. In fase di thaw (il risveglio dopo l’hibernate) sono ottime. Dall’avvio del kernel da parte di GRUB al desktop pronto com’era prima passano circa 10-15 secondi.

Il problema, che non ho trovato come risolvere, riguarda l’ibernazione, che impiega circa 30 secondi. Il sistema sembra non fare nulla per quasi 20 secondi, mentre scrive “Snapshotting system”, e poi in meno di 5 secondi scrive l’immagine compressa della RAM su disco. Forse sta comprimendo la RAM. Devo scoprire se c’è modo di fargli usare un algoritmo più leggero.

Conclusioni

Mi pare di non aver scordato nulla, anche se le modifiche da fare sono abbastanza numerose.

Una cosa che non ho preso in considerazione, ma che sarà una bella rogna, è la gestione di periferiche rimovibili. Se mandate in sospensione l’Eee con una penna USB o una SD inserite, quindi le staccate e poi risvegliat, succedono cose molto brutte. Purtroppo non c’è un modo sicuro per sistemare tutto, perché un’applicazione potrebbe avere un file aperto sulla penna, e un umount prima della sospensione non andrebbe a buon fine. Ricordatevi quindi di smontare i device rimovibili prima di sospendere o di non toglierli dopo aver sospeso (o almeno di ricollegarli prima di risvegliarlo).

Nella prossima puntata parlerò delle mie personalizzazioni di Gnome: scorciatoie da tastiera, panel, applet, ecc.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Debian su Eee900 (parte 2)]]> http://alex.amiran.it/20080622/debian-su-eee900-parte-2/ 2008-07-03T16:49:33Z 2008-06-22T15:24:55Z Abbiamo installato il sistema base, ora vediamo come far funzionare tutto (o quasi).

Se avete seguito la prima parte di questa serie, ora avrete la vostra Debian Lenny installata sull’Eee 900, e dovreste avere anche le schede di rete (sia ethernet che wifi) funzionanti. Potete quindi procedere con aptitude (o con synaptic, se avete già installato e configurato X) ad installare tutto il software che vi serve.

Forse lo avete già notato, ma (con il kernel 2.6.24) la scheda audio non funziona, e con lei anche tutti i tasti “azzurri”, come la sospensione e l’audio. Funzionano solo i tasti per la regolazione della luminosità, gestita in hardware. Iniziamo quindi con l’aggiornare il…

Kernel 2.6.25

La prima cosa da fare è di installare un kernel più recente, e già che ci siamo anche gli script per la gestione dei tasti via ACPI (i suddetti “azzurri”).

Avete due possibilità per farlo.

La prima è di prendere i pacchetti dai repository Debian tramite un browser, e poi installarli con dpkg. La seconda (quella che ho scelto io) è di aggiungere i repository di unstable (sid) e di mettere dei pin sulla testing, in modo da mantenere lenny ed avere alcuni pezzi di unstable.

Prendere i pacchetti manualmente

Potete scaricare manualmente i pacchetti dai repository Debian (i link sono al repository principale, ma potere usare un mirror qualsiasi):

Dal primo link scaricate il kernel. In questo momento è il pacchetto linux-image-2.6.25-2-686_2.6.25-5_i386.deb, ma nel frattempo potrebbero essere uscite nuove versioni. Dal secondo link vi servono i pacchetti atl2-modules-2.6.25-2-686_2.6.25+2.0.3-3_i386.deb e eeepc-acpi-modules-2.6.25-2-686_2.6.25+1.0-3_i386.deb, mentre dal terzo eeepc-acpi-scripts_1.0.3_all.deb.

Vi servirà anche il pacchetto per i driver wifi, che però non si trova nei repository ufficiali. Lo trovate qui: http://eeepc.debian.net/pool/non-free/e/eeepc-modules-non-free-2.6/ e si chiama madwifi-eeepc-modules-2.6.25-2-686_2.6.25+0.9.4+r3366-2_i386.deb

Trovate anche il pacchetto dei sorgenti a http://eeepc.debian.net/pool/non-free/m/madwifi-eeepc/ e si chiama madwifi-eeepc-source_0.9.4+r3366-1_i386.deb.

Devo ringraziare Niccolo Rigacci che mi ha dato un paio di dritte sulla ml di Debian EeePC. Sul suo sito trovate anche i driver per la webcam, che personalmente non uso, quindi non ho testato.

Usare il pinning per avere Lenny+Sid

Questo sistema permette di gestire i pacchetti suddetti, e soprattutto i loro aggiornamenti, in modo più semplice, ma attenzione: aptitude (o chi per lui) vi mostrerà come aggiornamenti dei pacchetti già installati (e conosciuti) le versioni di testing, ma vi mostrerà anche, come nuovi, i pacchetti che entrano in sid ma non sono ancora in testing. State quindi attenti quando vedete nuovi pacchetti nella lista. Personalmente preferisco così: ho i pacchetti nuovi appena entrano in unstable, e li aggiorno solo quando vengono aggiornati in testing, e conosco i rischi di questo approccio. Come dicono gli americani, Your Mileage May Vary.

Ecco come fare: dovete aggiungere i repository di sid e di Debian EeePC in /etc/apt/sources.list:

deb http://ftp.debian.org sid main contrib non-free
deb-src http://ftp.debian.org sid main contrib non-free

deb http://eeepc.debian.net/debian lenny main contrib non-free

Io ho messo anche il repository per i sorgenti, non si sa mai…

Dovete quindi modificare /etc/apt/preferences in modo da impostare lenny come standard:

Package: *
Pin: release a=testing
Pin-Priority: 1001

Tutto qui. Lanciate aptitude e premete “u” per aggiornare la lista dei pacchetti, dopdiché dovreste avere disponibile tutta la lista dei pacchetti elencati sopra disponibili per l’installazione: linux-image-2.6.25-2-686, atl2-modules-2.6.25-2-686, eeepc-acpi-modules-2.6.25-2-686, eeepc-acpi-scripts-1.0.3, madwifi-eeepc-modules-2.6.25-2-686.

I tasti Fn

Dopo aver installato i vari pacchetti, i tasti Fn dovrebbero (più o meno) funzionare tutti, ma, a dire il vero, per la maggior parte delle funzioni non mi hanno soddisfatto del tutto.

Prima di tutto, se volete avere un feedback a schermo, conviene installare anche il pacchetto aosd-cat. Gli script appena installati prevedono già la sua presenza e vi scrivono a schermo le operazioni che fate, se il desktop manager lo supporta. Io uso Gnome e non ho problemi.

Lasciando da parte la sospensione (di cui parlerò la prossima volta), e la luminosità (che funziona in hardware) rimangono i tasti per (dis)attivare il WiFi, per attivare un monitor esterno, per avviare applicazioni e per la regolazione del volume.

Vi dico subito che non ho ancora provato ad usare monitor esterni, quindi mi riservo l’argomento per un articolo futuro. Il tasto per avviare applicazioni (Fn-F6) non è ancora previsto, e non funziona nemmeno come hotkey su Gnome, quindi per ora è inutile.

I tasti per l’audio hanno bisogno di una ritoccatina per funzionare. Innanzitutto bisogna impostare quale volume vanno a modificare, nel file /etc/default/eeepc-acpi-scripts:

VOLUME_LABEL="Master"
HEADPHONE_LABEL="Capture"

Il modello 900 usa label diverse da quelle già impostate (LineOut e iSpeaker) che vanno bene per il 701, credo.

In questo stesso file poteteabilitare l’OSD (sempreche abbiate installato aosd-cat) e scegliere il relativo font. Quello di default è perfettamente leggibile anche con la risoluzione più alta del 900 rispetto al 701, quindi potet lasciarlo così (DejaVuSans 24). Potete impostare anche la risoluzione del monitor esterno attivato con la combinazione Fn-F5 ma, come dicevo, non l’ho ancora testato.

Un’altra modifica che ho fatto io è stata proprio sugli script di gestione del volume. Di default alzano o abbassano il volume del 2% per ogni click, ma io preferivo dover cliccare meno, quindi l’ho messo a 5%. Basta modificare /etc/acpi/actions/hotkey.sh e cercare le due righe che seguono, cambiando il 2 già presente con il 5 che vi mostro qui:

...
	amixer -q set $VOLUME_LABEL 5- unmute
...
	amixer -q set $VOLUME_LABEL 5+ unmute
...

Se siete smanettoni della bash, in questo script potrete cambiare il comportamento dei vari tasti (tranne il suspend, la chiusura del coperchio e il pulsante di accensione). State attenti a quel che fare e ricordate che questo file viene sovrascritto (ma vi chiederà conferma) quando aggiornate il pacchetto eeepc-acpi-scripts.

Se usate Gnome, l’applet di regolazione del volume si aggiornerà automaticamente quando premete questi tasti, quindi non è necessario impostarli nelle “Scorciatoie Da Tastiera”.

Per quanto riguarda il wireless, lo script funziona disabilitando completamente la scheda WiFi, quindi non viene solo spenta la radio, ma è come se la scheda venisse rimossa dallo slot.

Se usate Network Manager (e la relativa applet per Gnome) dovete editare /etc/network/interfaces e cancellare tutto quanto riguarda la scheda wlan0, in modo da permettere a NM di gestirla da solo. Se anche con la rete ethernet avete un server DHCP, cancellate anche tutto quello che riguarda eth0: NM gestisce anche l’hotplug del cavo ethernet. In pratica qui dovrebbe rimanere solo la configurazione di “lo” (localhost).

Quando attivate il WiFi, NM se ne accorge e inizia a scandagliare le reti WiFi disponibili. La Atheros non è proprio un fulmine a fare lo scan delle reti, quindi portate pazienza per 10-20 secondi e dovreste avere il vostro collegamento.

A proposito di NM, ho provato a usarlo per collegarmi con il cellulare via Bluetooth, tramite PPP (su GPRS) ma sembra che il modulo PPP funzioni solo se un’altra rete è attiva, configurandosi come VPN, quindi in pratica inutile. Sto cercando altre soluzioni, ma per ora ho paura che l’unico modo sia usare g-ppp-on o applet simili per Gnome.

CAPS? NumLock?

Un’ultimo dettaglio, prima di chiudere, riguarda i tasti CAPS e NumLock, per i quali l’Eee non ha led di stato. Su suggerimento di Davide Cavalca ho installato l’applet lock-keys-applet per Gnome, e attivato solo questi due (l’applet prevede anche lo ScrollLock, se vi serve).

Concludo qui questa seconda parte. La prossima volta parleremo di sospensione e ibernazione.

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Alex http://alex.amiran.it <![CDATA[Debian su Eee900 (parte 1)]]> http://alex.amiran.it/20080619/debian-su-eee900-parte-1/ 2008-06-22T15:35:03Z 2008-06-19T17:18:02Z Si comincia!

Non ho resistito… Ho provato ad utilizzare Xandros sull’Eee, ma i repository ufficiali non hanno praticamente software oltre a quello preinstallato, e quelli aggiuntivi per xandros 4 hanno una selezione di software veramente misera, e nessuno che si integri con l’interfaccia Easy (non mostrano le icone, insomma). Oltretutto, passando in modalità desktop/advanced ci si ritrova con KDE, che a me non piace per niente.

Motivo per cui ho installato Debian dopo nemmeno 2 giorni di utilizzo, ed ora la sto configurando a puntino. Ho deciso di riportare qui i vari passi che ho fatto (e che farò) sia per tenerne traccia, sia per aiutare chi voglia fare la stessa cosa. Quindi…

Da dove partire?

Innanzitutto vi consiglio di procurarvi una scheda SD. Io ne avevo una vecchissima (comprata col mio primo Zaurus 5500 direttamente dagli USA) da 128 MB, più che abbondanti per quello che ci serve. Dovrebbero bastare anche schede da 16 MB, ma ve ne consiglio una da 32 MB. Non metteteci dati importanti, e se li avete copiateli da qualche altra parte, perché questa scheda non la potrete usare per niente altro (vi spiegherò poi perché ;) )

Poi andate sul sito di DebianEeePC a scaricare l’immagine dell’installer, che occupa circa 16 MB (per questo consigliavo almeno 32 MB di SD).

Io l’ho scaricata direttamente dall’Eee, e sempre da lì ho “flashato” la SD con il comando dd, come indicato nella pagina di download. La scheda viene vista come /dev/sdc, se non ricordo male.

L’immagine dell’installer occupa tutta la chiavetta, indipendentemente dalle dimensioni della stessa, con un filesystem FAT32 da 16 MB. Probabilmente si può sfruttare in qualche modo lo spazio in più, magari con parted per allargare la partizione, ma non ho provato, anche perché non è una partizione…

Se siete avventurosi, potete provare a crearvi da soli un installer customizzato per sfruttare tutto lo spazio sulla chiavetta, magari mettendoci del tool di ripristino/recupero aggiuntivi.

Ed eccoci al motivo per cui quella chiavetta è “persa”: è un ottimo sistema per avere un “CD di ripristino”. Basterà far partire l’installer, selezionare lingua e tastiera, rilevare i dischi e quindi passare alla seconda tty con alt-F2 per avere una shell con un discreto numero di comandi base disponibili. Mi ha già salvato una volta, dopo una modifica a fstab un po’ “avventurosa”!

Le partizioni

Bene, avete flashato l’installer sulla SD, non vi resta che riavviare l’Eee con la SD inserita, e (se non avete modificato la sequenza di boot del BIOS) partirà l’installer Debian.

Non starò qui a spiegarvi i vari passi. Se volete Debian (e non, per dire, Ubuntu) sull’Eee significa che siete molto appassionati di questa distro, quindi sapete come installarla. ;)

L’unico punto su cui voglio soffermarmi sono le partizioni.

L’Eee 900 monta, di serie, due SSD: una da 4 GB (vista come /dev/sda) e una da 16 GB (come sdb). La prima è suddivisa in 4 partizioni. sda1 (da 2.5 GB in ext3) contiene il sistema base Xandros, mentre sda2 (da 1.5 GB) contiene un fs ext2 che viene montato tramite unionfs assieme a sda1. Il risultato è un fs con 1.5 GB liberi. Quando installate aggiornamenti o nuovi software, questi vengono messi in sda2, e i file “nascondono” i loro corrispondenti in sda1. Una spiegazione un po’ arzigogolata, ma l’effetto finale è che se incasinate il sistema installando roba sbagliata o modificando qualche file che non dovevate toccare, basta cancellare tutto da sda2 per tornare alla configurazione di fabbrica. Ed è quello che fa l’utility di ripristino fornita col computer.

Le altre due partizioni sono un po’ particolari. Occupano 8 MB ognuna (corrispondenti a 1 cilindro, il minimo possibile su questa SSD). sda3 contiene una copia del BIOS, e presumo che serva per farne il flash. Teoricamente basta scaricare l’aggiornamento del BIOS dal sito Asus, copiarlo qui dentro con un nome particolare e riavviare l’Eee perché il BIOS venga automaticamente flashato.

sda4 invece serve per la funzionalità BootBooster. Quando viene attivata (dal BIOS) questa modalità, dopo il primo avvio il BIOS copia qui dentro un’immagine dei suoi registri e di quelli della scheda video. Al riavvio successivo li legge e non deve più fare lo scan dell’hardware, riducendo da 10 a 0,5 secondi il tempo di boot.

Per l’installazione di Windows XP, Asus consiglia di eliminare tutte le partizioni e di farne una unica per il S.O.

Per l’installazione di Debian io vi consiglio di eliminare le prime tre, di tenere sda4 così com’è, e creare sda1 che copra il resto del disco. Se cancellate sda4 o se ne cambiate il tipo (di default “ef”), il BIOS non vi presenterà più l’opzione per il BootBooster. Se la mantenete, cercate di non scriverci mai niente sopra, altrimenti rischiate che non si avvii più l’Eee.

Potete decidere di tenere anche sda3 per flashare il BIOS, ma c’è una procedura che permette di farlo da una SD o da una chiavetta USB, quindi non fatevi troppi problemi.

Per quanto riguarda il secondo disco, io l’ho usato (come nella Xandros originale) per metterci /home, quindi marcate la partizione come “da formattare” e procedete con l’installazione.

Update 22 giugno 2008

Come vedremo nei prossimi articoli, potete usare un file per l’ibernazione del sistema, ma alcuni metodi di ibernazione permettono di salvare l’immagine della RAM solo su una partizione di swap. Quindi, se volete usare uno di questi sistemi, dovreste creare una partizione di swap su uno dei due dischi (consiglio sdb). La dimensione può essere della metà della RAM se avete intenzione di comprimere l’immagine o delle stesse dimensioni della RAM senza compressione. Ma ne parleremo più approfonditamente.

L’installazione

L’installer contiene già i driver per le due schede di rete (ethernet e wifi), quindi potrete configurarle durante l’installazione e scaricare i pacchetti direttamente dai repository Debian.

La distribuzione utilizzata è Lenny (Debian testing, mentre vi sto scrivendo) per diversi motivi. Il principale è che lenny contiene un kernel 2.6.24, che supporta meglio l’hardware dell’Eee 701. Inoltre contiene diversi componenti necessari al funzionamento dei driver aggiuntivi. Come vedremo in un prossimo articolo, è necessario installare il 2.6.25 da sid (unstable) per avere il supporto alla scheda audio.

Il resto dell’installazione non presenta alcuna differenza con una standard. Io ho scelto GRUB come bootloader perché lo preferisco, ma l’Eee è un normale PC, quindi se preferite LILO, usate quello.

Conclusioni

Il lavoro del team Debian Eee è stato veramente grandioso. Praticamente non c’è alcuna differenza con un normale PC, e alla fine dell’installazione tutto l’hardware funziona senza problemi.

Se avete configurato il wifi durante l’installazione, ve lo ritroverete già configurato, funzionante ed attivato al riavvio. I tempi di boot sono ancora altini, ma vedremo in seguito come accorciarli.

Io ho, come sempre con Debian, deselezionato tutti i meta-pacchetti (Ambiente Desktop e Sistema Base) durante l’installazione, quindi al riavvio mi sono trovato la mia (bella) shell da cui, con aptitude, ho installato quello che mi serviva. Vedremo in seguito cosa installare e come configurarlo al meglio, per ora vi dico che l’ambiente completo (X, Gnome, Ooo, Firefox, ecc.) mi occupa 2.7 GB sulla root. Magari non potrete installare sia Gnome che KDE, ma di spazio ce n’è in abbondanza.

Alla prossima puntata.

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