Giappone 2008 – parte 2

Ci ho pensato per un po’ a cosa mettere nella seconda parte…

Ho finalmente terminato di selezionare, ridimensionare e “panoramizzare” le varie foto. Ce n’erano circa 400, ne ho selezionate circa un centinaio, e le ho divise per argomento.

Oggi parliamo di…

Akihabara

So che tutti lo stavate aspettando, e anche io, visto che, a parte il quartiere dell’albergo, è stato il primo posto dove siamo andati, ed anche quello in cui abbiamo passato più tempo.

Akihabara, come (quasi) tutti sapete, è il quartiere dedicato a Manga, Anime e elettronica di Tokyo. Conosciuto anche come Electric Town, è una mecca per quelli come me.

In realtà quest’anno mi ha un po’ deluso. Rispetto a due anni fa la via principale (Chuo Dori, che intravedete qui di fianco) si è abbastanza spopolata di negozi interessanti. Alcuni si sono spostati nelle stradine parallele, altri sembra abbiano definitivamente chiuso. C’erano lavori in corso in un paio di isolati, quindi probabilmente qualcun’altro sta semplicemente rinnovando.

Ma partiamo dal principio.

La stazione di Akihabara, sulla linea Yamanote, della JR,  è grande ma non immensa, e si apre sia sul lato “geek” dove l’uscita si chiama “Electric Town Exit”, sia sull’altro lato, dove non sono stato, ma pare che l’unica cosa interessante sia il BookOff, negozio di una catena presente in diversi quartieri, dove vendono e acquistano libri, riviste, CD, DVD e fumetti usati. Ci si possono fare ottimi affari, trovando roba quasi nuova a prezzi stracciati, ma qualche volta bisogna fare attenzione a quello che si sta comprando.

L’uscita di Electric Town si presenta come vedete dalla foto qui a fianco. Siamo subito immersi nel lato più “markettaro” di Tokyo.

Ci sono interi centri commerciali che si sviluppano in altezza, come il LLaox che vedete sullo sfondo, e negozietti nascosti dentro i vicoli, che nella foto non vedete, ma si trova (per esempio) sul lato sinistro della strada.

Anime e Manga

Quello che vedete in fondo alla strada sulla destra è il Gamers, del quale riporto un paio di foto qui sotto. Questo è forse l’unico negozio che, in due anni, è raddoppiato di dimensioni. Era un “normale” centro commerciale verticale di 6 piani, mentre ora si è esteso al palazzo vicino (quello blu),

per un totale di 12 piani di materiale: anime, manga, artbook, doujinshi, DVD, modellini, gadget, videogiochi (per ragazze, principalmente) e (se non lo confondo con altri) un intero piano dedicato solo a Gundam.

Una piccola parentesi: in Giappone non si contano i piani come da noi. Il piano terra si chiama 1F (primo piano), e salendo si trovano il 2F, 3F, ecc. Ma i negozi non si limitano a salire, a volte scendono. Il primo piano interrato si chiama B1F.

Solitamente nei piani interrati c’è il materiale… ehm… maialoso. :) Quindi fate attenzione perché tendono a guardarvi male se entrate nel settore “sbagliato” (uomini nel reparto donne e viceversa), anche se ultimamente mi sembra ci sia meno pregiudizio. Ho attirato solo qualche sguardo curioso entrando nel piano delle donne al Mandarake.

E, a proposito di Mandarake, eccolo qui!

La filiale di Akihabara è stata aperta da poco (circa 1 anno), ma è già molto fornita. Non si trova sulla via principale, ma nella parallela a ovest. Il palazzo è abbastanza vistoso, come potete vedere.

Anche qui abbiamo 6 piani di roba, divisi diligentemente. Al primo piano sono in esposizione alcune rarità/antichità (che vedete, parzialmente, nella vetrina della foto), al secondo ci sono accessori da cosplay, al terzo il reparto “per donne” (shojo, J-POP, ecc.), al quarto quello “per uomini” (shonen), poi quello generico (soprattutto artbook e manga) e modellini, action figure, ecc.

Sulla Chuo Dori, invece, si trovano, praticamente affiancati, l’Animate, l’AsoBitCity e il Lamtarra.

L’Animate è forse il posto migliore dove andare se cercate materiale nuovo. Al primo piano ci sono le novità in fatto di tankobon e di riviste contenitore, oltre a qualche rivista di J-POP o di modellismo. Solitamente è strapieno di gente e si fatica a muoversi tra gli strettissimi corridoi. Ai piani superiori (mi pare 7) si trova tutto il resto. Il quarto e il quinto sono quelli che abbiamo frequentato di più. Ci si trovano principalmente gadget di tutti i tipi, dalle cartoline ai portachiave, dai cuscini ai sottobicchieri, dalle statuine ai portafoto. Naturalmente tutto a tema, e diviso per serie anime/manga.

L’AsoBitCity è probabilmente la seconda miglior scelta per il materiale nuovo. Contiene più o meno gli stessi generi dell’Animate, anche se forse più orientato al “turista” che all’appassionato. Per esempio ci trovate i biscotti o l’udon, come vedete dalle foto.

Dell’AsoBitCity c’è anche un secondo negozio, nelle stradine laterali, non troppo lontano dal Mandarake.

Più o meno il materiale è simile, ma solo nel genere. Quello che trovate in uno quasi sicuramente NON lo troverete nell’altro.

Il Lammtarra è un buco!

I corridoi sono talmente stretti che facevo fatica a passarci da solo con lo zaino in spalla, e dovevo muovermi lentissimo per non far cadere qualcosa. Le pareti sono strapiene di roba, e dovevo fermarmi ogni metro per guardare tutto, dal pavimento fino al soffitto. Perfino la cassa  dove si paga è un buco grande quanto uno sportello Bancomat in mezzo al materiale appeso alla parete.

Anche se è di solo un paio di piani (non sono salito, mi pare perché c’era roba che non mi interessava, forse doujinshi o DVD di idol) cercando bene ci si trova veramente di tutto. Andate a curiosare, ma mettetevi in conto di perderci un po’ di tempo per non lasciarvi sfuggire niente, nonostante le dimensioni.

Il ComicToranoama… non me lo ricordo. Vuoto totale. Probabilmente non ci siamo nemmeno entrati dopo aver visto la vetrina. Non chiedetemi il motivo, non mi ricordo nulla…

Se siete appassionati di gashapon e/o di cosplay, invece, non potete farvi sfuggire il GeeStore! Ma dovete cercarlo bene, perchè ci sono passato davanti almeno 2 volte prima di vederlo! Forse il fatto che l’insegna del Cure Maid Café nasconda quasi completamente il logo del negozio è un buon motivo.

Al piano terra ci sono centinaia (e non sto esagerando) di “macchinette a gettone”, che funzionano con 100, 200 o 500 yen, dove girando la manopola esce un gashapon. A caso. Un po’ come da noi con le macchinine e i pupazzetti nelle palle di plastica, solo che qui sono gashapon.

Se non vi va di sfidare la fortuna, al secondo piano li potete comprare sfusi, già aperti, e ci potete trovare quelli in scatola (sia aperti che chiusi). E ce ne sono decine di migliaia diversi (e nemmeno qui esagero). Al terzo piano si trova la roba rara (sempre gashapon), infatti è per la maggior parte in vetrina chiusa a chiave.

Al quarto piano c’è il reparto cosplay, dove trovare costumi, accessori come spade, anelli, orecchini, ma anche parrucche e trucchi per il viso. Ci si trovano anche magliette “normali” (di Gundam, della Nintendo, di Macross, ecc.) e felpe.

Al quinto piano c’è il Maid Café. Mia moglie mi ha squadrato abbastanza male quando le ho proposto di andarlo a vedere, quindi non ve lo posso descrivere. :)

Si tratta di bar dove le cameriere sono vestite da… cameriere, ma come nei manga: pizzetti, microgonne, scollature tattiche, ecc. A seconda del tipo di Maid Cafè si va dal soft dove “non succede niente” all’hard, dei quali ho solo sentito parlare perché hanno i vetri oscurati, quindi bisognerebbe “toccare con mano”. Nella foto ne vedete uno abbastanza “soft”, al primo piano con vetrine sulla strada.

Spesso c’è anche un collegamento a Internet, quindi se avete bisogno di una scusa per andarci, eccovela! ;)

Quella che vedete qui di fianco, invece, è la foto di un interno di un negozio. Non mi ricordo quale, onestamente. Dovete sapere che è severamente vietato fotografare gli interni dei negozi, quindi se un giorno sparirà la foto (o io con tutto il blog) sapete perché. ;)

L’ho scattata mentre stavamo prendendo la scala mobile per il piano successivo, approfittando del fatto che ero nascosto alla vista dal bancone. Volevo darvi un’idea di cosa ci si trova all’interno. Quella che vedete in fondo è una statua a dimensioni reali (di una quindicenne giapponese… ;) ) di Fate Stay Night. I vestiti sono in stoffa, naturalmente. Questo era il piano delle action figure. Sopra c’era il piano dei videogiochi.

Elettronica

Non fatevi ingannare dalla scarsità di foto di questa sezione. I negozi di elettronica sono (molto) più numerosi di quelli di anime e manga, ma anche più anonimi nell’aspetto, quindi meno interessanti da riportare in foto.

Quello che vedete qui è lo Tsukumo (non ci sareste mai arrivati, eh?). Anche qui, di solito, sono ordinatamente divisi per piano. Al primo piano spesso c’è una mostra di roba commerciale (notebook, palmari, ecc.), e nei piani successivi i vari componenti. Un piano per le schede madri, uno per le CPU e le ventole, uno per le schede video, uno per i case, uno per gli apparati di rete e, anche se quest’anno sono un po’ diminuiti, un piano per i modder: neon, tubi variamente cromati per i sistemi di raffreddamento a liquido, ventole che indicano la temperatura tramite led, ecc. ecc.

Di queste dimensioni non ce ne sono molti, forse 3 o 4, da quanto il The Computer, il più grosso di tutti, ha chiuso sembra che anche altri ne abbiano seguito la sorte. Lo vedete qui di fianco, è quello in fondo alla strada. Erano 7 piani enormi, intorno ai 5-600 mq l’uno, anche se forse un po’ troppo “per turisti”. C’era un piano quasi interamente dedicato alla robotica: servomeccanismi, carrozzerie, motori, ecc. Ora invece sembra che la robotica sia passata di moda, è sparita da quasi tutti i negozi, per lasciar posto ai più comuni componenti per PC, alla pletora di notebook di tutte le forme, dimensioni e costi e a smartphone e simili.

Nella stessa foto, e in questa, vedete due scorci delle vie laterali di Akihabara, dove si sono concentrati la maggior parte dei negozi interessanti. La Chuo Dori, infatti, è ormai invasa di centro commerciali (LLaox, Sofmap, ecc.) e dei loro affiliati (non si vede subito, ma ve ne accorgerete quando vi daranno la borsa alla cassa), oltre che dai ristorantini e dalle sale giochi, di cui parlerò dopo.

In queste stradine, come dicevo, si trova la roba interessante. Ci sono negozietti più piccoli, spesso di un solo piano o di due al massimo, ma hanno spesso prezzi più bassi e una scelta di marche e modelli molto più ampia.

Bisogna stare attenti, però. Alcuni di questi negozi vendono roba usata o semplicemente stock ritirati da magazzini, senza nessun controllo. Qui di fianco un esempio. Quello che vedete nei vasconi azzurri poggiati a terra intorno al negozio è tutta roba da stock, venduta a prezzi stracciati (tipo 500 yen, circa 3 euro, per un mouse o per un lettore di schede USB). Di solito funziona, ma non aspettatevi la garanzia. Quello che è scritto nei cartelloni sopra, invece, di solito è materiale nuovo e garantito, e lo trovate all’interno, in dignitose scatole o in vetrina.

Ci sono anche negozi che vendono SOLO “crapware”. Ritirano materiale rotto e lo rivendono per chi cerca pezzi di ricambio da smontare. Non danno garanzia, non cambiano la merce venduta, ecc.

Si possono fare buona affari, invece, comprando materiale usato. I Giapponesi, in genere, hanno una cura quasi maniacale per quello che comprano, e lo rivendono spesso con tutti gli accessori, manuali, CD e scatola originale. L’importante è saperli riconoscere: basta ricordarsi che “usato” (o anche “vecchio”) si dice “furui”, e si scrive 古. Io me lo ricordo perché sembra una tomba con tanto di crocefisso. ;)

Troverete SEMPRE il kanji nei negozi che vendono sia nuovo che usato, quindi controllare sul cartellino del prezzo. Se c’è, significa che è materiale usato. Naturalmente al Mandarake non è specificato, perché lì si sa che tutto il materiale in vendita è usato, così come in alcuni negozio che seguono la stessa politica.

I negozi di videogiochi sono abbastanza numerosi, e spesso sono divisi per console (un piano Sony, uno Nintendo, uno XBOX e PC) o per nuovo (su un piano) e usato (su un altro). Ma c’è anche il Neverland che al primo piano ha videogiochi e accessori per console, e al piano superiore action figure e oggettistica anime/manga (comprese sveglie, puzzle, abbigliamento).

Tra l’usato, le console più “rivendute” sono la PSP e il DS, ma anche il Wii (e soprattutto il WiiFit, di cui ho visto almeno una trentina di scatole in un solo negozio), mentre non ho visto XBOX360 (forse perché si rompono e le buttano ;P) e solo un paio di PS3.

Andavano moltissimo i videogiochi dedicati alle ragazze. Non so come si chiamino, ma sono “l’evoluzione” al femminile di quelli che andavano tantissimo tra i ragazzi una decina di anni fa. Scopo del gioco è civettare coi vari ragazzi (e in alcuni casi anche con qualche ragazza) fino a ottenere la sospirata dichiarazione d’amore. OK, quelli per ragazzi finivano quasi sempre con una scena di sesso, mentre qui è più sentimentale, ma la meccanica è quella. Credo ce ne sia qualche migliaio di titoli, in uscita continua, perché quelli del 2007 erano venduti a un terzo del prezzo anche nuovi.

Per chi fosse curioso, quest’anno tra gli oggetti più “spinti” dai negozi c’erano, naturalmente, i netbook come l’Asus Eee, il MSI Wind e l’Acer Aspire One. Ma praticamente dappertutto c’era il Willcom D4 a un prezzaccio (circa 230 euro al cambio). Sono stato tentato più di una volta, poi ho deciso di controllare le recensioni in Internet e ho scoperto che non arrivava a 1 ora di autonomia: ha perso tutto il suo fascino.

Altro

Sulla via principale, come dicevo, si trovano anche le sale giochi.

Le due più vistose sono il SEGA Planet e il Taito Station. La struttura è abbastanza simile. Al primo piano ci sono le “macchinette mangiasoldi”. Quelle che da noi si trovano solo nelle sagre, dove si infila la moneta, si dirige un braccio meccanico tramite due tasti e/o un joystick, quindi si conferma, il braccio scende, fa finta di raccogliere qualcosa dal fondo, e poi fa finta di depositarlo nello slot per il ritiro. Ne ho osservati parecchi, ma ne ho visto solo uno vincere qualcosa (un’action figure, per la precisione). Non capisco perché continuino a giocarci, se non per cercare di fare i fighi con le ragazze che li accompagnano…

Ai piani superiori ci sono i videogames veri e propri, esattamente come nelle nostre sale giochi. Due anni fa andavano fortissimo i giochi “alla Guitar Hero”, con chitarre, batteria e bonghi, mentre quest’anno erano totalmente ignorati, e la gente si concentrava sui soliti picchiaduro e, saltuariamente, sui giochi di guida. Anche l’affluenza in generale è calata parecchio. Purtroppo non si potevano fare foto all’interno.

Un’enorme delusione è venuta anche dal Linux Café. Se lo volete visitare, è giusto dietro la Mandarake.

Perché una delusione? Beh, vi riassumo cosa mi è successo, poi valutate voi. Il secondo giorno di permanenza, mi porto dietro l’Eee, memore del fatto che qui c’era il collegamento gratuito a Internet. Entro e, tanto per cominciare, nel locale si fuma. Ci relegano in un angolo in fondo, dove c’è lo spazio (non è una saletta, è proprio delimitato da una specie di steccato) per non fumatori.  Passando guardo i monitor dei presenti e hanno tutti Windows… Ordino, accendo l’Eee, trovo una decina di reti WiFi, tutte protette. Chiedo (o meglio, faccio chiedere a un amico) al bancone, e un solerte cameriere ci raggiunge. Gli giro fiducioso il netbook, lui lo guarda per un attimo, poi mi chiede “che S.O. è?”… “Linux”, gli dico io. Gli apro il popup di Network Manager e gli faccio vedere le reti disponibili, me ne indica una, la attivo, mi dà un URL, ci vado, lui legge e poi mi spiega che devo avere l’abbonamento per collegarmi. Sigh. Vabbè, mi collegherò dall’albergo. Metto via tutto e, dopo 2 minuti, arrivano due tizi al tavolo di fianco a noi, acendono il portatile con Vista e due sigarette. Ci alziamo e scappiamo.

Due giorni dopo ci ripasso davanti e cosa ci trovo? La presentazione ufficiale di Windows Server 2008 e dell’XBox 360. Nella foto potete vedere il personale Microsoft cha sta sbaraccando tutto.

Addio, Linux Café Akihabara.

Ma ad Akihabara si trova anche altro, come potete vedere dalle foto. L’onnipresente Pachinko, che, per chi non lo sapesse, è una specie di slot machine, dove, invece che soldi, si infilano carrettate di palline di ferro che poi cadono dall’alto. Il gioco consiste nel catturarne il più possibile con i meccanismi controllati dagli appositi comandi. Quando si è stanchi di buttare i soldi per comprare palline nuove, si riportano al banco quelle recuperate e, in base alla quantità, si vince un pupazzetto o altri gadgettini del genere.

Un po’ imboscati si trovano anche negozi che vendono DVD (e altro) di idol o di ex-idol. Forse qualcuno ricorda il “fenomeno idol” che ha invaso il Giappone qualche anno fa. Beh, buona parte delle ragazzine che allora hanno avuto i loro 15 giorni di fama, poi sono finite a girare… ehm… filmini. Per la maggior parte sono un po’ come il nostro “soft-porno” o “erotico all’italiana”, o come le pubblicità delle linee erotiche che passano in TV di notte, ma mi hanno detto che ce ne sono anche di hard. Onestamente non ho indagato troppo.

Cambiando totalmente target, in mezzo ad altissimi palazzoni, strade trafficate, fili elettrici che oscurano il sole, ristoranti che diffondono profumo di cibo, strilloni schiamazzanti che se potessero ti trascinerebbero dentro il negozio, si trovano anche squarci di pace e tranquillità come questo micro-tempietto incastonato nell’angolo di un palazzo.

Il Giappone è bello anche (e forse soprattutto) per questi contrasti, e ne vedrete altri esempi quando parlerò di Hamamatsucho e di Shibuya.

Sicuramente ho dimenticato di parlare di qualcosa che, all’inizio del post, avevo in mente, ma WordPress mi avvisa che sono quasi a 3000 parole, quindi forse è il caso che mi fermi qui.