Giappone 2008 – parte 8

Il museo dello Studio Ghibli.

Grazie a un amico che ci ha prenotato i biglietti in anticipo (è meglio farlo 1-2 mesi prima) siamo riusciti ad andare al Ghibli Museum.

autobus1Il museo si trova nel quartiere/città di Mitaka. Ci si arriva con la JR dopo quasi un’ora di treno. Da Hamamatsucho abbiamo preso la Yamanote fino a Shinjuku, e da lì la Linea Chuoo Rapida fino a Mitaka. Dalla stazione al museo ci sono autobus che, anche se non diretti, sono abbastanza riconoscibili, come potete vedere dalle foto.

AutobusIn una decina di minuti l’autobus arriva al museo e al parco che lo affianca.

Arrivati lì con quasi 2 ore di anticipo abbiamo pensato di andare a mangiare qualcosa, e qui la brutta sorpresa (l’unica della giornata, per fortuna): non ci sono ristoranti raggiungibili a piedi. Per fortuna a un centinaio di metri c’è un konbini dove siamo riusciti a recuperare un paio di sandwich (non era molto fornito…).mappaparco

Morale della favola: se dovete mangiare fatelo vicino alla stazione o portatevi qualcosa “al sacco”.

Perdonate la pessima qualità della foto alla mappa del parco. Il parco e il museo sono quelli in alto, indicati dalla grossa freccia gialla. Non lasciatevi ingannare dalle proporzioni. totoroA piedi è abbastanza lunga fino alla stazione!

A una delle due entrate (quella vicino ai campi da tennis) del museo potete trovare un bigliettaio un po’ speciale: Totoro. :)

MuraSeguendo il piccolo vialetto che costeggia le alte mura del museo, coperte di edere e rampicanti e attorniata da piante di tutti i tipi, arrivate all’entrata vera e propria, quella più vicina al parco.

Robot LaputaIl tutto somiglia molto alle ambientazioni di Laputa, e l’effetto è sottolineato dall’enorme robot a grandezza naturale sul tetto del museo.

Attraverso la scala a chiocciola che vedete nella foto, dall’interno del museo si può arrivare “al cospetto” del robot. Purtroppo era vietato fare foto dentro il museo, ma ne potete vedere una nella pagina di Wikipedia dedicata a Laputa.

cartelliAll’entrata, dei “chiarissimi” cartelli in gran parte in kanji indicano le varie direzioni che si possono prendere, ma in realtà il percorso è abbastanza obbligato.

entrataSi entra da questa specie di rifugio antiatomico che vedete nella foto a destra (nel quale riesco a leggere solo “foresta” in kanji, e “Ghibli” (jiburi) in katakana…), dove viene consegnato un pieghevole con le indicazioni sul museo e altro materiale, tra cui una diapositiva con un fotogramma di uno dei film dello Studio Ghibli.

Subito dopo si viene fatti scendere verso il piano interrato del museo. Da qui in avanti non ho potuto fare nessuna foto, ma posso dirvi che vale assolutamente la pena andarlo a visitare.

Le prime due stanze sono forse la parte più simile a un museo, anche se mascherate da parco giochi. Ci sono varie attrezzature usate durante la produzione di film di animazione, e altre che dimostrano come il rapido movimento dei singoli fotogrammi venga percepito come animazione dall’occhio umano. e non sto parlando di apparecchiature grandi quanto una scatola di scarpe, ma anche di un paio grandi come un armadio o un’automobile.

Da qui si arriva a un salone centrale dal quale si raggiungono gli altri ambienti del museo. In particolare ci si può mettere in coda per assistere al cortometraggio proiettato nel piccolo cinema interno, purtroppo solo in giapponese e senza sottotitoli. Cortometraggio è un po’ limitante come definizione, visto che dura intorno ai 20-25 minuti. Noi abbiamo visto “Il giorno che ho cresciuto una stella”.

Al piano terra si trova, da un lato, il Petit Louvre (che, ho scoperto, è presente solo nel 2008 e 2009, poi verrà cambiato con qualcos’altro), una serie di piccole stanze con riproduzioni di capolavori dell’arte, ma anche e soprattutto dei piccoli tocchi di genio, come i buchi nei muri da cui, guardando, si vedono paesaggi 3D ricostruiti in modo molto realistico.

Dall’altro lato si segue un percorso snodato su 4-5 stanze che riproducono lo studio dove lavorano gli artisti dello Studio Ghibli, con scrivanie, cataste di libri, colori, pennelli, studi, provini, cell, modellini di aerei e ricostruzioni di oggetti usati o visti nei film. Il materiale è talmente tanto che non basterebbe una giornata per vederlo tutto. Ne è pieno anche il soffitto.

Al primo piano c’è uno stanzone per i bambini (sotto i 12 anni) con un enorme Nekobus, e la scala per arrivare sul tetto a vedere il robot di Laputa. Un breve corridoio decorato con le locandine dei film in proiezione (quest’anno c’erano Ponyo e Sky Crawlers) porta all’uscita dal museo, dove è presente un piccolo negozietto che vende un po’ di tutto, dai pelouche alla cristalleria, dai modellini del Savoia in varie scale alle magliette, dai portachiavi ai biscotti, ecc. ecc.

Fuori dal museo c’è anche un caffé. Qui ho potuto riaccendere la macchina fotografica e fare una bella panoramica di tutto, anche se stava facendo buio e la luce non era eccezionale, ma dà un bell’effetto con le luci accese.

panoramica

Se avete notato quello strano puntino rosa in basso a destra nella foto precedente, eccolo ripreso in primo piano. :)

maialinoAll’uscita ho cercato di fare altre foto dei dintorni e, soprattutto, del robot sul tetto, ma la qualità è indecente, quindi ve le risparmio.

Il giro completo è durato circa 3 ore, ma se potessi tornarci sono sicuro che non me ne basterebbero altre 3 nemmeno per vedere solo quello che mi sono perso in questo giro, nonostante il museo non sia grandissimo e, a parte l’entrata, non si trovi calca di gente in ogni stanza, grazie al numero chiuso di visitatori.

Se pensate di andare a Tokyo e amate anime e manga, accettate un consiglio: non potete rinunciare a una visita a questo museo.

Giappone 2008 – parte 7

Shibuya. Il quartiere “fashion”.

Un paio di giorni del nostro viaggio li abbiamo passati a Shibuya. Probabilmente è il quartiere di Tokyo più conosciuto al mondo, finendo anche come circuito nel videogame “Race Driver: GRID“. Sicuramente è uno dei più affollati. Si trova sulla Yamanote, a una solHachikoa fermata da Harajuku (famoso per i negozi di alta moda e alto costo) e a tre da Shinjuku (reso famoso da City Hunter). Purtroppo è dalla parte opposta di Akihabara… ;)

La stazione della JR è enorme, e chissà perché il treno si fermava sempre esattamente dalla parte opposta all’uscita, quindi toccava farsi 3-4 minuti a piedi per uscire. Appena fuori, in una affollatissima piazza, cercando in mezzo alla gente si può trovare la statua di Hachiko, uno dei cani più famosi del mondo assieme a Balto e Rin-Tin-Tin.

Lo spettacolo fuori della stazione probabilmente si presenta proprio come la maggior parte della gente intende il Giappone: alti palazzi a specchio con megaschermi in cui gira di continuo pubblicità di vestiti e cantanti. Qui sotto potete vedere un panorama a quasi 360° dalla piazza davanti alla stazione. Per gustarvi l’effetto stampatela e fatela diventare un cilindro. ;) Continue reading

Buone feste (con regalino)

Stavolta però il regalo l’hanno fatto a me. ;)

Siamo quasi alla fine del 25 dicembre, ma non potevo esimermi dal fare i migliori auguri ai miei fedeli lettori. :)

Quest’anno non sono riuscito a preparare un regalino di Natale da scaricare, ma in compenso il team di LXDE ne ha fatto uno a me, accettando oggi alle 16:19 (15:19 UTC, 23:19 ora del maintainer) la patch a LXterminal per l’impostazione dei colori e del traceback, ad opera mia e di Giggio.

Grazie Fred e PCman!

Update 26/12/2008

Fred ha rilasciato oggi la nuova versione di LXterminal, la 0.1.4, che comprende questa e altre patch! :)

Giappone 2008 – parte 6

Una delle poche “concessioni turistiche” che ci siamo presi.

Entrata del tempioHo dovuto insistere per riuscire a fare almeno una visita veloce al tempio di Zojo-ji, che si trova a pochi metri dalla Torre di Tokyo, nel quartiere di Hamamatsucho. Purtroppo il brutto tempo che ci ha accompagnato per quasi tutto il viaggio non ci ha dato tregua, e il cielo è sempre stato nuvoloso. Per fortuna almeno non ha piovuto.

Il nome completo del tempio è San’en-zan Kodo-in Zojoji (三緑山広度院 増上寺), e si tratta del tempio principale della setta buddista Jodo (Terra Pura).

Famiglia TokugawaNel 1598 è stato spostato alla posizione attuale da Tokugawa Ieyasu, ed è diventato il tempio della famiglia Tokugawa, che molti appassionati di anime e manga ricorderanno perché si tratta della famiglia a cui si rifaceva l’anime dello Shogun Mitsukunimito.

Nella foto qui a fianco potete vedere il simbolo della famiglia inciso sulle porte di una specie di capitello all’interno del giardino del Tempio.

Purtroppo la parte principale del Tempio era in ristrutturazione proprio in quel periodo, quindi non si poteva ammirare la facciata, ma dalla foto potete vedere quanto sia vicino alla Torre di Tokyo, mentre nel sito ufficiale potete vedere la facciata com’è.

Fortunatamente le due ali laterali erano visibili, e le potete ammirare nelle foto seguenti.

Ala sinistra Facciata in ristrutturazione Ala destra

La parte a sinistra non l’abbiamo visitata. Abbiamo pensato fossero le strutture di studio e residenza dei monaci, mentre quella a destra è un piccolo negozietto che vende portafortuna e souvenir del tempio e della famiglia Tokugawa.targheaugurali

Vicino alll’edificio adibito a negozietto ci sono le caratteristiche lavagne in cui lasciare messaggi augurali e desideri personalibigliettiaugurali.

Alcuni messaggi sulle targhe di legno erano anche in inglese, ma la maggior parte, naturalmente, in giapponese.

Tutto il giardino è pieno di piccole e grandi strutture che la maggior parte degli occidentali, me compreso, conosce solo superficialmente grazie ai manga e agli anime.

Qui sotto potete vedere una foto panoramica a 180° di centinaia di piccole statuine con delle girandole, che mi hanno lasciato impressionato già due anni fa, quando le avevo viste di notte da fuori del Tempio, di ritorno dalla visita alla Torre. Quest’anno ho deciso di fare una foto:

panoramaVi lascio alla gallery qui sotto per tutte le altre foto. Ho l’impressione che qualsiasi cosa io possa dire potrebbe rovinarne la bellezza, già messa a dura prova dalle mie scarse qualità di fotografo. :)

Giappone 2008 – parte 5

Ecco il quartiere dove abbiamo alloggiato.

Hamamatsucho è un quartiere abbastanza tranquillo. Ci eravamo già stati nel 2006, durante il nostro primo viaggio in Giappone, e, visto che che lo Shiba Park Hotel ha quattro stelle ma è comunque uno dei più economici offerti dalla JALPAK per i pacchetti di viaggio, e visto che ci siamo trovati molto bene, ci siamo tornati anche quest’anno.

Torre di TokyoL’hotel si trova in una stradina laterale, e non sulla via principale che va dalla stazione della Yamanote alla Torre di Tokyo. Già, perché la famigerata Torre si trova proprio in questo quartiere, come potete vedere dalla foto.

Nella stessa foto potete vedere anche l’entrata della via che porta al tempio che sarà oggetto del prossimo post.

A parte queste due cose non c’è molto da vedere in questo quartiere, ma la sStazionetazione della Yamanote è a qualche centinaio di metri dall’albergo, e da lì si può raggiungere praticamente qualsiasi punto della città grazie a una rete capillare di treni, anche se sarebbe meglio chiamarli “metropolitane di superficie” visto la frequenza con cui passano. Date le dimensioni della città, la comodità è assoluta.

Perdonate la pessima foto, ma mi è venuto in mente di scattarla solo l’ultimo giorno, mentre tornavamo all’aeroporto in autobus. Un centesimo di secondo dopo e quel camion mi avrebbe rovinato completamente l’immagine. :)

World Trade CenterVicino alla stazione si trova anche il World Trade Center, che non ha praticamente niente in comune con le (vecchie) Twin Towers di New York, tranne forse il fatto che si tratta di due palazzi, uno di fronte all’altro.

Ho visto dalle tabelle esterne che dovrebbe esserci un osservatorio sulla cima, ma non ci siamo andati, e posso presumere che con “observatory” intendano una terrazza da cui guardare il panorama, più che un osservatorio come lo intendiamo noi.

Ma la “vera attrazione” del quartiere è il konbini, Konbinicomodamente posto a metà strada tra la stazione e l’albergo, dove ci fermavamo ogni sera a prendere degli onigiri per placare la fame o altre delikatessen come il succo di mela,  il latte, il pane al cioccolato, i biscotti ripieni o altre cose del genere per la colazione.

L’albergo non era particolarmente economico da questo punto di vista, mentre al konbini si trovano prezzi veramente stracciati su tutto. Ci si trovano anche riviste e altre cose di uso comune. Un po’ come le botteghe di quartiere che da noi stanno pian piano sparendo.

Anche questo contribuisce ad accentuare l’apparente paradosso del Giappone: strade a 6 corsie attorniate da negozietti come questo e da “trattorie” in mezzo a palazzoni di 20-30 piani, il tutto spesso perfettamente integrato nel paesaggio.