SCO nel baratro. Festeggia Novell (e MS?)

Fine della vicenda. Si spera…

Si è conclusa giovedì scorso la vicenda SCO vs Linux, con la decisione definitiva (speriamo) del giudice Kimball contro SCO.

SCO deve pagare a Novell più di 3 milioni di dollari, e sembra che la sua disponibilità di cassa superi di poco il mezzo milione, quindi quasi sicuramente verrà completamente liquidata.

Ma c’è un però, anche se non ufficiale. Come dicevo nel precedente post riguardante il caso (di quasi un anno fa), sono girate voci che fosse stata Microsoft a finanziare l’inizio della causa intentata da SCO contro IBM e Novell. Ora SCO deve pagare a Novell un bel po’ di soldi, e guardacaso MS ha un accordo con Novell. Sicuramente non vedrà un quattrino direttamente, (e probabilmente nemmeno Novell vedrà neanche la metà dei soldi che SCO le deve) ma il fatto che MS stia continuando a comprare “licenze” da Novell per poter vendere assistenza su Linux ai suoi clienti (e protezione contro le cause per i brevetti di MS) mi fa puzzare molto la faccenda.

Giusto per fare un’ipotesi, potrebbe darsi che ora che il giudice ha detto “SCO non ha mai avuto Unix, e non è riuscita a provare di averlo. Unix è di Novell”, inizi la seconda fase: “Unix, e quindi Linux, è di Novell, quindi noi, MS, che abbiamo un contratto con loro siamo distributori autorizzati di Linux/Unix, e tutte le altre distribuzioni sono fuori legge”. Non credo che MS avesse previsto tutto dall’inizio, ma probabilmente si è accorta della verità un paio di anni fa, motivo per cui potrebbe aver stretto l’accordo con Novell.

A pensare male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca. Aspettiamo di vedere cosa succederà nei prossimi mesi, ma sento già puzza di altre mosse legali.

Giappone 2008 – parte 4

Il Giappone non smette di stupire.

Chiudo il “ciclo” di questi post dedicati ad Akihabara con questa gallery, che mi ha lasciato stupito la prima volta che me ne sono accorto.

Passeggiando per Akihabara non capita spesso di guardare il marciapiedi, visto che ci sono vetrine e palazzoni con pubblicità e insegne luminose e non alte anche 6 o 7 piani. E infatti li ho notati per puro caso mentre ci stavamo rifocillando seduti sul guard rail.

Ogni 20-30 metri di marciapiedi sulla via principale c’è uno di questi “tombini”, che in realtà non sono tombini, ma proprio “mosaici” incassati per terra, e sono tutti diversi.

Nonostante i cambiamenti che stanno avvenendo nel quartiere, sono stati preservati in tutti i modi, come potete vedere in una delle foto in cui il marciapiedi è stato riasfaltato, ma rispettando il disegno.

Godetevi la gallery. Dal prossimo post passeremo ad altri quartieri di Tokyo. Ho in serbo Hamamatsucho, con un’extra, Shibuya e un altro extra a Mitaka. Continue reading

Giappone 2008 – parte 3

Rimanendo in tema di Akihabara…

Abbiamo passato talmente tanto tempo ad Akihabara (circa 8 giorni su 11… :) ) che ormai la conosciamo quasi quanto casa nostra, ma quest’anno abbiamo scoperto un pezzo nuovo, molto probabilmente sviluppatosi in seguito alle profonde modifiche che ha subito questo quartiere negli ultimi due anni.

Akiba Ichi

Si tratta di un enorme edificio, che si sviluppa più in larghezza che in altezza. Ce lo si trova davanti uscendo da quella che io chiamo “l’uscita sul retro” della stazione di Akihabara: andando verso l’uscita “Electric Town” la massa di gente vi porterà ad uscire verso sinistra, dove ci sono i primi negozi di cui ho parlato nel precedente post. Uscendo invece sulla destra ci si trova in una piazza sviluppata in lunghezza. Sulla destra si vede un piccolo (per gli standard di Akihabara) negozio tipo duty free. Sulla sinistra un grande palazzo principalmente adibito a uffici e qualche ristorante. Continuando dritti, in fondo si vede una scala che porta a un ponte pedonale coperto per attraversare una strada. Salendo la scala e passando dal ponte pedonale o attraversando la strada si arriva all’Akiba Ichi.

La foto che vedete qui a destra mostra solo una parte dell’edificio, e quello che vedete sullo sfondo è la continuazione dello stesso, e non uno diverso. Nella foto qui a sinistra, invece, metto un particolare dell’entrata.

Lo stile del palazzo è molto moderno: metallo e vetro dominano, e ci sono sia le scale mobili che l’ascensore per raggiungere i piani. C’è anche una specie di “piazza” coperta, dove sono stati posizionati dei tavolini da bar, un po’ come si vede qui da noi all’aperto. Il tutto con aria condizionata.

Ma in mezzo alla modernità si trovano anche delle “chicche retrò” come quella che vedete qui di fianco, in bambù, con le classiche campanelline augurali.

I primi tre piani dell’edificio sono dedicati ai ristoranti. Se non sapete decidervi, o se siete “vigliacchi gastronomici” e non volete adeguarvi alla cucina Giapponese (male, perché è molto buona, e ve lo dice uno “difficile”), qui troverete ristoranti con specialità americane, cinesi, e perfino un bar e una pizzeria all’italiana.

Ma trovate anche una ventina di altri ristorantini con cucina orientale, alcuni più generici, altri più specialistici. Noi abbiamo approfittato di uno specializzato in katsudon (li preparavano in almeno 15 modi diversi) e di uno un po’ più generico e più raffinato, con un servizio al tavolo impeccabile. Nonostante tutto non siamo mai riusciti a spendere più di 2500 yen in tutto (più o meno 16 euro, per due persone!)

Non abbiamo mai approfittato, invece, dei ristoranti occidentali. La volta scorsa (nel 2006) siamo andati a mangiare al KFC (per il semplice motivo che si vede in alcune storie di City Hunter e volevamo provarlo!), mentre quest’anno abbiamo cercato di sfruttare ogni occasione per provare un ristorantino diverso. Solo in uno siamo andati due volte, per due motivi: avevamo fame e ci stavamo passando davanti, e cucinavano veramente bene!

Ma se me lo chiedessero, non saprei indicarne uno dove abbiamo mangiato male. I giapponesi hanno una specie di culto per la preparazione del cibo. Tutti i piatti, oltre che buoni, sono anche belli da vedere, accompagnati sempre da ciotoline di verdura, riso, salse, ecc. E praticamente ovunque nel giro di 5 minuti dall’ordine il piatto è pronto e servito.

Non posso dire la stessa cosa di come lo consumano. Sarà perché eravamo in un quartiere commerciale, ma la parola d’ordine sembrava sempre “finire prima possibile”. Noi eravamo delle mosche bianche, perché stavamo lì anche 20-25 minuti a gustarci il pranzo.

Anime Center

Il motivo per cui abbiamo “scoperto” l’Akiba Ichi è che, guardando la mappa di Akihabara che avevamo trovato in omaggio in un negozio, abbiamo notato un “Anime Center” presente al suo interno. Dal nome ci sembrava una specie di esposizione, quindi non ci siamo passati subito, lasciandola per “quando eravamo stanchi di girare i negozi”.

Non abbiamo sbagliato del tutto, visto che una buona metà è dedicato proprio a un’esposizione di oggetti, statue, locandine e altro dedicati agli anime, ma c’è anche un negozio annesso.

Ci sono anche alcuni… non so come definirli… “demo” di come funziona l’animazione e il disegno, come quello che vedete qui di fianco.

Premendo il tasto, il cilindro ruota e, guardando verso lo specchio centrale, si vede Atom correre fluidamente.

C’è un wall-screen dove vengono trasmessi continuamente trailer di anime, film e qualche videogioco.

Infine c’è un punto informativo con disponibili mappe del Giappone, di Tokyo e di Akihabara in diverse lingue, flyer e depliant informativi sulle nuove uscite al cinema e addetti a cui fare domande.

Sullo sfondo di questa ultima foto si vede anche l’entrata dello shop.

Pensavamo che fosse “inuticaglia”, ma ci siamo dovuti ricredere. La si potrebbe definire roba per turisti, ma in realtà è per turisti appassionati di manga. Ci abbiamo trovato la maglietta lenticolare di Atom, il salvadanaio a forma di Tezuka (come si disegna lui nei suoi fumetti), la carta igienica di Black Jack, i biscotti di Evangelion e moltissima altra roba che non abbiamo visto in nessun altro negozio di Akihabara.

Se cercate qualcosa da regalare o dei souvenir a tema, non lasciatevelo scappare.

Quando ci siamo ritornati la seconda volta, all’esterno dell’Anime Center, nel corridoio, c’era una coda di almeno 200 persone. Entrando ne abbiamo capito il motivo: in un angolo c’è anche una sala di incisione insonorizzata che non avevamo notato alla prima visita dove, a gruppi, stavano registrando canzoni. Non abbiamo capito cosa fosse di preciso, ma probabilmente era una concorso per cantanti dilettanti o una selezione per qualche doppiaggio. Purtroppo non era permesso fare foto, quindi non ne posso allegare una.

Un aggiornamento sul post precedente

Purtroppo una brutta notizia. Ricordate la foto di quell’edificio nero che ho messo nel post precedente, lo Tsukumo? Beh, sembra che la crisi economica e il cambiamento di abitudini dei giapponesi (che comprano sempre di più online) lo abbia fatto fallire. Peccato, perché era in attività da molti anni, ed era un punto di riferimento importante ad Akihabara.