L’anno di Linux!

Ormai questa frase è emblematica del periodo natalizio. Un po’ come “Buon anno!”

Io vado un po’ controcorrente, ma non troppo, altrimenti entro nella corrente opposta, quella che dice “sono dieci anni che lo dite e non è ancora successo”. Non è successo semplicemente perché non succederà mai. Non succederà che nel giro di un mese o anche di un anno Linux ribalti la sua situazione di mercato e passi a dominarlo. Si tratta di un processo continuo di erosione delle quote di utenza (non di mercato, è diverso), iniziato a metà degli anni 90 e continuamente rinvigorito.

Le prime schermaglie

Quindi no, il 2008 non sarà “l’anno di Linux”, ma sarà “un altro anno di crescita di Linux”, come sta succedendo da un bel pezzo. Solo che ora sta succedendo più vicino all’utente. Negli anni scorsi Linux ha guadagnato importanti quote nel settore server, spinto da un’ottima affidabilità affiancata da ottime prestazioni (continuamente migliorate) e da una buona facilità di amministrazione (per i tecnici, naturalmente). Anche il costo ha fatto la sua parte, ma diverse distribuzioni non proprio economiche (le RedHat da più di 1000 euro o le SuSE anche più costose) sono andate via come il pane (e hanno fatto schizzare le rispettive azioni in borsa), perché comunque le caratteristiche del sistema sono importanti per il settore. Avere un server con 2 anni di uptime è una richiesta abbastanza comune e, con Linux, alla portata di chiunque. Hardware permettendo. :)

Il fronte

Ha iniziato la Mandrake (ora Mandriva) la battaglia sul fronte desktop, e in seguito Ubuntu ne ha ereditato l’impegno al fronte, forte di una comunità che si stava allargando, di progressi tecnici ingenti ed indirizzati al desktop anche e livello di kernel, oltre che di desktop environment, e di accordi strategici e tecniche di marketing che l’hanno portata ad essere la distribuzione più usata nei desktop nel giro di un paio d’anni. Dalla geniale idea di inviare gratis per posta i CD di installazione della distribuzione agli accordi con Dell e altri produttori per fornire la distribuzione preinstallata, la quota di utenti ha continuato a crescere in modo costante. Ora l’uscita di Vista, con innumerevoli problemi tecnici, periferiche non supportate, sistemi di sicurezza al limite del sopportabile, diminuzione delle prestazioni, ecc. sta avvantaggiando sia Linux che Apple. Gli utenti esperti hanno continuato con la loro distribuzione preferita (Debian, Fedora, SuSE, Slackware, oltre a quelle già citate, si contendono il grosso degli utenti), spostando solo di poco le posizioni precedenti.

“L’altro” fronte

Dall’altra parte c’è stata una guerra silenziosa, combattuta a colpi di infiltrazioni e “sabotaggi”. Linux nell’embedded è cresciuto tanto quanto, se non di più, di Linux nel desktop. Ha iniziato timidamente su pochi dispositivi: gli Zaurus, gli Yopi, l’Agenda, per poi diffondersi a macchia d’olio, spesso nascosto, su PDA, UMPC, PMP, console e cellulari. Fino agli annunci di questi giorni/mesi: OpenMoko, Asus Eee, Android, Kindle, gPC.

Asus prevede di vendere circa 4 milioni di Eee entro il 2008 (e tuttora non riesce a coprire le richieste, se ne vende uno ogni 6 secondi), i gPC sono andati esauriti in due settimane (ora è stato fatto un restock). Il Kindle è andato esaurito in 5 giorni. OpenMoko e dispositivi basati su Android non sono ancora in vendita al pubblico.

Archos usa Linux sui suoi PMP, la GP2X ha visto ormai 4 o 5 versioni (ho perso il conto), Motorola usa Linux “di nascosto” da parecchio, Nokia ha cercato (poco) di nasconderlo sui sugli N770 e N800/N810, sempre Asus lo usa come “S.O. embedded” in una sua scheda madre per navigare e usare Skype senza caricare il S.O. vero e proprio, iRex lo usa nel suo e-book reader, ecc. ecc.

Pochi, fino a pochi mesi fa, si sono accorti di questo fronte di guerra, ma ormai le quote sono importanti e la crescita prevista ancora di più.

Conclusioni

Nei primi paragrafi ho parlato di quote di utenza e non di mercato, perché troppo spesso “i concorrenti” usano le magiche parole “quota di mercato” per dimostrare che Linux non sta sfondando. Però le quote di mercato interessano poco a Linux, perché gran parte delle installazioni vengono effettuate con immagini ISO scaricate da Internet, non acquistate, e quindi non entrano a far parte di una “quota di mercato”. Le quote di mercato vanno bene per farle vedere agli azionisti e farsi dare liquidità o potere decisionale, ma nel complesso contano poco contro un sistema operativo libero. Anche l’acquisto di intere server farm per cambiare il S.O. di domini parcheggiati e falsare le statistiche di Netcraft  contano poco al di fuori dell’assemblea dei soci/azionisti.

Qui non ci sarà una bomba atomica che ribalterà le sorti della guerra da un giorno all’altro, ma anni di trincea a combattere su più fronti porteranno, per dirla con le parole di Linus Torvalds, alla conquista del mondo.

Asus Eee: 10″ sì, 10″ no, …

La saga dei prezzi e dei modelli di Eee non avrà mai fine!

Le notizie continuano ad arrivare contrastanti. Questa, in particolare, è di sabato scorso, ma ho preferito aspettare per vedere se sarebbe stata smentita o cancellata, invece finora nessuno sembra parlarne, nemmeno Asus.

Un rivenditore filippino (PcCorner), nella descrizione tecnica dell’Eee in vendita, sembra essersi lasciato sfuggire un memoriale interno, che elenca tutte le versioni presenti e future dell’Eee, con tanto di prezzo al pubblico. Li riporto qui nel caso venissero rimossi.

Il cambio è circa 1 PhP = 0.016 euro, quindi andiamo dai 256 euro del 701-2G (coerente coi prezzi che si vedono in giro, di 299 $) ai 480 euro del 1001-16G, che io pagherei più che volentieri. Peccato per l’IVA che lo porterebbe a 570 euro, e per le tasse di importazione e robette varie che lo porteranno sicuramente intorno ai 650-700 euro. Sarebbe comunque un prezzo più che accettabile viste le caratteristiche di peso e dimensioni, unite alla potenza più che sufficiente per buona parte degli usi quotidiani, considerando anche il fatto che usa un Pentium-M (quelli del Centrino 1, per capirci) a 1 GHz, invece del Celeron M 900 (downclockato a 630) dei 701. Continue reading

Lista di plugin per jQuery

Come raccappezzarsi nel mare di plugin per jQuery.

jQuery è una libreria in javascript per semplificare lo sviluppo client-side di siti, che offre in pochissimo spazio (20 Kb compressa, meno di 100 non compressa) funzioni utilissime per la navigazione e la modifica del DOM, per le richieste AJAX e per alcune animazioni di base (fading, folding, ecc.).

Per mantenere minimo l’impatto sui download è stato scelto di lasciare a plugin esterni la gestione di funzionalità aggiuntive, e di inglobare solo le più usate nel core. Uno dei plugin più famosi è UI, per la realizzazione di interfacce interattive.

Koller Juenger, nel suo blog, ha raccolto una lista di più di 240 plugin per jQuery, suddivisi anche per categoria e uso. Un lavoro titanico e molto utile.

Amazon Kindle, qualche dettaglio in più

Iniziano a diffondersi i dettagli tecnici del nuovo e-book reader.

Anche Kindle usa Linux come Sistema Operativo, per la precisione un kernel 2.6.10 (vecchissimo, credo abbia 3 o 4 anni) con alcune modifiche che Amazon ha già reso pubbliche, tra cui la possibilità di lanciare il software direttamente dalla flash senza caricarlo in RAM, una caratteristica che sarebbe molto utile anche in altri dispositivi.

La risoluzione video è una classica 600×800. La connessione non è WiFi, ma solo tramite un servizio americano di nome EVDO, una specie di GPRS/UMTS. Il costo di abbonamento dei blog serve appunto a coprire la spesa di connessione per scaricarli (oltre, naturalmente, a far guadagnare Amazon).

La memoria interna libera si aggira sui 180 Mb (su 256 Mb), ed è espandibile tramite schede SD (non SDHC, quindi al massimo 4 Gb). Amazon dichiara la possibilità di alloggiare 180 libri, contando circa 700-800 Kb a libro, che sembra ragionevole per un formato compresso e privo di immagini. Più probabilmente si aggireranno sui 1.2-1.5 Mb l’uno.

Il lettore di e-book è invece software proprietario, e onestamente non mi aspettavo niente di meno, visto che utilizza un formato chiuso per i file (chiamato AZW) e quasi sicuramente implementa sistemi di DRM. Permette anche di leggere file Mobipocket e PRC (solo quelli senza DRM, quindi se li avete acquistati potete scordarveli), molto usati sui Palm, e normali TXT. L’unico modo di leggere file di altri formati è di convertirli in doc e quindi inviarli alla propria casella di posta @kindle.com, che viene fornita assieme al dispositivo, per farseli convertire in formato AZW e inviare sul device. Naturalmente a pagamento.

Si possono anche ascoltare mp3 in sottofondo durante la lettura, o ascoltare audiolibri (di Audible). Naturalmente non esiste niente in italiano.

Dalle prime immagini del browser (scusate, non riesco a recuperare il link) sembra sia molto arretrato, e non supporti nemmeno i CSS e Javascript (scordatevi Flash). Wikipedia visualizzata sul Kindle sembra un tipico sito dei primi anni 90.

Dal manuale si evince che utilizza tecnologia Java, quindi probabilmente i vari software sono scritti in questo linguaggio.

Quasi sicuramente il S.O. si trova sulla flash usata anche per i libri, quindi scrivibile (per supportare gli aggiornamenti software). Qualche smanettone ci potrebbe hackerare sopra un FBReader o un GPE-browser con WebKit. Visto che la connessione alla rete sembra compresa nel prezzo, tanto vale sfruttarla.

Diversi dubbi sono stati invece sollevati sulla licenza d’uso del dispositivo, che contraddice in molti punti le parole dello stesso Bezos di qualche anno fa.

Personalmente ritengo che il DRM sia la peggior cosa che si possa applicare a un contenuto digitale, perché va a svantaggio solo degli utenti onesti, come le protezioni sui software. Tutto quello che è software si può crackare, e per l’hardware ci vuole solo un po’ di più. Amazon ha creato il dispositivo per guadagnarci, naturalmente, e da voci che si sentono in giro potrebbe anche venderlo a 50-100 $ invece che a 400, magari con un abbonamento mensile che comprenda un tot di libri, riviste, quotidiani e blog. Un po’ come ha fatto Apple per vendere l’iPhone a 400 $ invece che a 800.

Potrebbe avere molto successo, e spezzare la “barriera” all’adozione degli e-book, ma sicuramente gli smanettoni che si trovano con le mani legate da tutte le condizioni della licenza punteranno su qualcos’altro, come un Nokia N800/N810 o un iRex iLiad, più aperti alle personalizzazioni e potenzialmente terreno fertile per qualsiasi applicazione basata su Linux.

Presentato Amazon Kindle. Il futuro è l’e-book?

Se ne parlava da un pezzo. Erano già girate anche diverse foto e caratteristiche tecniche. Ed è normale, visto che è in lavorazione da 3 anni. Si tratta nel nuovo e-book reader di Amazon, che però non è solo un e-book reader.

Si chiama Kindle, e non sarebbe molto diverso dai vari Sony, iLiad, ecc., se non per il fatto che estende le sue funzioni oltre a quelle della normale lettura degli e-book (e magari che è un po’ più brutto :) ). Il display è un e-paper da 6″, con una risoluzione intorno ai 170 dpi (con due rapidi calcoli approssimati dovrebbe essere circa 500×700 o un 480×800 che sembra più comune).

La novità

Fin qui niente di nuovo, ma integra un dispositivo wireless che sfrutta anche le normali linee telefoniche wireless americane per collegarsi, rendendolo indipendente dal Wi-Fi.

Attraverso la rete si possono consultare i cataloghi di libri e quindi comprarli, ma anche fare ricerche su Google e su Wikipedia, quindi integra un browser. Ci si può anche abbonare a diversi quotidiani online e ai blog. Amazon ha già annunciato i prezzi: $ 9.99 per un libro (con sconti per libri più vecchi), e $ 0.99 o $ 1.99 al mese per ogni blog. Il dispositivo è un po’ costoso: $ 400.

Purtroppo qui da noi non funzionerebbe, vista anche l’arretratezza tecnologica del nostro paese per tutto quello che riguarda i collegamenti a Internet (UMTS, Wi-Max, ecc.).

Cosa rende questo dispositivo ancora più speciale? Secondo me il fatto che “arrivi” da Amazon, uno dei più grandi, se non il più grande, rivenditore di libri a livello mondiale, gli dà un vantaggio su tutti gli altri. Ora starà ad Amazon decidere se vendere gli e-book solo in formato Kindle o se supportare anche il formato del Sony o i comuni RTF o PDF. In pratica Amazon ha il coltello dalla parte del manico. Se spingerà molto su questo prodotto il suo formato potrebbe diventare uno standard de facto per gli e-book, ma soprattutto potrebbe accelerare l’adozione degli e-book al posto dei libri normali.

Bene o male?

Se sia un bene o un male è un’opinione personale. Secondo me è un bene: meno alberi abbattuti per produrre la carta, meno ingombro nelle librerie, meno peso da portare appresso, una disponibilità immediata di centinaia di testi ovunque ci si trovi. E, con il collegamento adatto, disponibilità di informazioni aggiuntive, possibilità di aggiornare i testi e il software del dispositivo in tempo reale in qualsiasi momento.

Ci sono anche svantaggi, naturalmente: la batteria che finisce quando sei a metà dell’ultimo capitolo, più petrolio/carbone/uranio bruciati per produrre l’elettricità, l’intrinseca fragilità di un dispositivo elettronico rispetto a un libro. Per alcuni anche il profumo della carta, la sensazione di avere un libro in mano, ecc. Ma soprattutto l’odioso DRM che sicuramente sarà incorporato in questo nuovo formato.

Personalmente non ho dubbi che (piano piano) il futuro sia negli e-book. Qualche anno fa la tecnologia non era pronta (dispositivi a bassa risoluzione, batterie insufficienti per un uso normale, peso elevato dei dispositivi, ecc.), ma ormai ci siamo, e la strada è in discesa.

A quelli che rimpiangono il “vecchio libro” vorrei far notare che diversi anni fa un libro non era tale se l’autore non l’aveva scritto a mano, poi si è passati alle macchine da scrivere meccaniche, a quelle elettroniche, e ora praticamente tutti gli autori usano il PC per scrivere. Inoltre vorrei simbolicamente chiedere quando sia stata l’ultima lettera scritta a mano e quando l’ultima e-mail o sms inviato. :)

Forse tra 5-6 anni avremo qualcosa di simile anche in Italia, disponibile per le masse. Nel frattempo noi geek possiamo continuare a usare FBReader o programmi analoghi sui nostri palmari.

Ottimizzare Linux per dispositivi mobili e server (1)

Ci sono molti piccoli accorgimenti che si possono adottare per adattare il nostro sistema Linux all’uso che lo aspetta, che si tratti di un sistema desktop o di un server.

Martin Michlmayr ha pubblicato un paio di articoli su come ottimizzare Linux per l’uso su dispositivi embedded (NSLU2 nel caso specifico): per la riduzione della memoria occupata e per il funzionamento su memorie flash.

Ma molti consigli valgono anche in generale per migliorare le prestazioni di Linux, sia su dispositivi portatili che non. Ne traduco qui alcuni e mi permetto di aggiungerne altri che possono tornare utili, con un’occhio all’uso desktop e uno all’uso server. Continue reading

Mamona 0.1 per Nokia N800 e N810

La distribuzione alternativa per Nokia N800 e N810.

Venerdì è stata annunciata la prima release di Mamona, la 0.1. Si tratta di un ambiente sostitutivo rispetto al Maemo/Scratchbox preinstallato sui dispositivi Nokia N800 e N810. Derivato da OpenEmbedded, punta ad avere un ambiente completamente open source, dalle applicazioni all’ambiente di sviluppo.

La collaborazione e il legame tra Mamona e OpenEmbedded ha portato e sta portando vantaggi per entrambe le distribuzioni: correzione di bug, supporto per la generazione di pacchetti deb e deb-src, ecc.

Asus Eee: nuovi modelli e novità

Ventata di novità dalla Asus per il suo nuovo mini-notebook.

Voci di corridoio nei giorni scorsi, scaturite da una dichiarazione poco attenta di un manager tedesco (o austriaco?), ipotizzavano una imminente uscita di un modello con flash da 8 Gb, 1 Gb di RAM e soprattutto uno schermo da 10″. Purtroppo oggi Asus ha smentito, dichiarando che il modello da 8 Gb sta per uscire (fine mese), ma avrà ancora lo schermo da 7″, come in realtà avevano già annunciato. Il prezzo dovrebbe essere intorno ai 500$. Le solite voci quindi hanno dirottato, riunendosi a voci simili che circolano già da 2-3 mesi, sull’ipotesi che i modelli da 10″ usciranno a primavera del 2008. Probabilmente un modello da 10″ adesso avrebbe segato le gambe commercialmente ai modelli da 7″, che invece stanno andando benissimo. Tanto che le fabbriche non riescono a produrne abbastanza da soddisfare le richieste, e costringendo la Asus a ritardare le consegne per alcuni mercati, tra cui il Giapponese. Dell’Europa, e soprattutto dell’Italia, si sa ancora poco.

Nei giorni scorsi erano anche stati annunciati i modelli minori della famiglia (256 Mb di RAM, 2 Gb di flash, niente webcam) in diversi colori, ed oggi è stato annunciato ufficialmente anche il modello intermedio (il 4G già uscito) in nero. L’8G dovrebbe essere disponibile sia in bianco che in nero.

Per l’anno prossimo, sull’onda del successo del notebook, Asus ha annunciato l’uscita del modello desktop dell’Eee. Probabilmente sarà un normale PC, forse in un case mini (ITX?) con la famosa interfaccia “Easy” dell’Eee.

Intanto sono iniziati gli hack da parte di utenti che si sono già accaparrati i primi 701/4G: La Debian ha fatto partire un progetto per l’Eee, la Ubuntu ci è già stata installata, e qualcuno si è spinto oltre, installandoci Mac OS X Leopard!

Sviluppo su OpenMoko/OpenEmbedded

La documentazione per sviluppare applicazioni per Linux è vasta, quasi infinita, ma quando si tratta di sviluppare per ambienti embedded non è sufficiente.

OpenEmbeddedO meglio, si può fare con la normale documentazione, ma se il nostro software deve girare su una delle distribuzioni esistenti conviene adeguarsi alle “usanze del luogo”.

OpenEmbedded è una “meta-distribuzione” nel senso che è un calderone da cui si possono generare delle distribuzioni. Le due più famose sono Angstrom e OpenMoko. Saper usare i tool forniti da OpenEmbedded significa quindi saperli usare anche per Angstrom e OpenMoko.

A parte la documentazione sul sito OpenEmbedded stesso, oggi ho trovato un’articolo su IBM DeveloperWorks sulla programmazione per OpenMoko. Sono 13 pagine (in realtà 9, il resto sono link e schede autore/articolo), e si parte dall’installazione dell’ambiente per arrivare a sviluppare un’applicazione completa che riporta alcune informazioni sul sistema. Molto chiaro e semplice da seguire. Naturalmente dà per scontato che si conosca il C e utilizza Gtk+, le librerie alla base di tutte le applicazioni grafiche di OpenMoko.

Google Android: uscito il SDK

Pubblicati gli strumenti di sviluppo di Google per Android.

Ieri è uscito il SDK (Software Development Kit) per il nuovo progetto di Google per conquistare il mondo: Android (di cui ho parlato al momento della presentazione, qualche giorno fa). In rete si è iniziato a parlarne molto, sia per la curiosità, sia perché Google l’ha supportato con un concorso, con in palio un montepremi di 10 milioni di dollari. Continue reading