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contentEditable e i suoi demoni

Nell’ultimo anno, prima per lavoro e in questo periodo per esperimenti personali, mi sto addentrando nella programmazione Javascript, e l’ho fatto scalando la parete più ripida della montagna: contentEditable.

Ho deciso quindi di riassumere qui le varie idosincrasie che ho trovato, sperando che mi servano in futuro per evitare di sbattere di nuovo la testa a sangue contro il muro. Per tutti gli esperimenti ho usato Firefox (tra la 8 e la 10, più o meno)

Preparare l’ambiente

Ci sono due modi per usare contentEditable: definire tutto il documento contentEditable (di solito si usa con un iframe), o definire solo un elemento (la strada che ho seguito io). Nel primo caso basta, da Javascript:

document.contentEditable = true;

Nel secondo basta creare un elemento HTML con la proprietà contenteditable:

<article contenteditable="true"></article>

Fatto questo, io personalmente imposto tre proprietà:

document.execCommand("useCSS", false, true);
document.execCommand("styleWithCSS", false, false);
document.execCommand("enableObjectResizing", false, false);

La prima serve a usare <B> e <I> per fare grassetto e corsivo in Firefox, mentre Explorer (da quel che leggo) usa <STRONG> e <EM>. Se non la si specifica, Firefox riesce a fare peggio che non seguire la semantica di HTML: usa <span style=”font-weight: bold;”></span> e <span style=”font-style: italic;”></span>

La seconda fa la stessa cosa, ma una delle due è deprecata. Per compatibilità io le uso entrambi.

La terza serve ad evitare che, se ci sono oggetti come <img> o simili, l’utente possa ridimensionarli trascinandoli. Si può anche non specificarla, ma io preferisco controllare cosa fa l’utente tramite plugin jQuery che controllano gli spostamenti e i ridimensionamenti.

La cosa importante da notare è che TUTTI i comandi dati tramite execCommand() vanno eseguiti DOPO che c’è un elemento con contentEditable presente e visibile nel DOM. Se state creando l’elemento da Javascript, e fate (con jQuery)

var $el = $('<article />').attr('contenteditable', true');
document.execCommand("useCSS", false, true);
$('body').append($el);

Riceverete una bella eccezione nella console di Firefox. Basta spostare l’execCommand dopo l’append.

Non basta un contentEditable vuoto

Naturalmente non basta un <article contenteditable=”true”></article>, perché, come tutti gli elementi senza contenuto, le sue dimensioni sono 0×0, quindi è invisibile e soprattutto “incliccabile”, e perciò non c’è modo di scriverci dentro. Basta aggiungerci un figlio. Alcuni ci mettono un <br />, ma io preferisco un <p>, che però ha gli stessi problemi, quindi la sintassi completa è:

<article contenteditable="true">
  <p>
    <br />
  </p>
</article>

Perché questa tiritera? Perché Firefox, se state scrivendo dentro un <p>, quando premete Invio chiuderà automaticamente il <p> e ne aprirà un altro identico. In qualsiasi punto siate. Se siete fuori da un <p>, inserirà semplicemente un <br />, con buona pace della semantica (e per la gioia dei cialtroni che fanno spaziature verticali premendo Invio n volte).

Ma ancora non basta! Ma cosa vuole??

Se avete predisposto tutto il suddetto, e avere fatto la vostra toolbar (magari in un prossimo articolo vedremo come) con la possibilità di inserire grassetti, corsivi, liste, ecc., vi scontrerete con un problema assurdo: Se tentate di rendere “lista” il primo elemento del contentEditable, Firefox solleva un’eccezione. Bold e Italic funzionano perfettamente, solo le liste (e gli allineamenti, e forse qualcos’altro che non ho ancora scoperto) danno errore. E` un bug di Firefox, presente fin dalla 2.0, pare. Io l’ho aggirato così:

<article contenteditable="true">
  <p></p>
  <p>
    <br />
  </p>
</article>
Con un <p> vuoto (quindi dimensioni 0×0, quindi incliccabile) prima del contenuto vero. Brutto, ma funziona. Poi il codice si ripulisce lato server, perché ha TANTO bisogno di essere ripulito.

Recensione: PHP and MongoDB Web Development (di Rubayeet Islam – Packt Publishing)

Disclaimer: ho ricevuto il libro per la recensione da Packt Publishing stessa.
Ho cercato comunque di fare una recensione obiettiva.

Recensione generale

In una parola: ottimo. Anche se migliorabile.

A memoria credo sia il primo a trattare l’integrazione tra PHP e MongoDB.
Lo stile è molto scorrevole. I concetti sono spiegati in modo chiaro nella maggior parte dei casi. Fanno eccezione i concetti di programmazione funzionale nel capitolo dedicato a map-reduce, che avrebbero beneficiato di un maggiore approfondimento.
Ogni capitolo presenta diversi esempi di codice per gli argomenti trattati.
I quiz di cui è costellato aiutano a richiamare i concetti appena appresi e a capire se sia il caso di rileggere quanto appena studiato. Peccato che non siano molto numerosi. Le soluzioni ai quiz si trovano alla fine del libro.

Vengono presentati anche alcuni “compiti per casa” (di cui non viene data soluzione, naturalmente) che invitano ad implementare soluzioni diverse da quelle presentate o software che utilizzando i concetti esposti li espandano per creare software più complessi.

La caratteristica che ho apprezzato di più è la presentazione degli esempi: prima viene esposto il codice completo di tutti gli script, e in seguito, durante la spiegazione, vengono riportati i frammenti di codice. Questo consente di avere una visione globale e di poterla studiare da soli. Molti altri testi spezzano i sorgenti rendendoli illeggibili, o integrano la spiegazione in commenti lunghissimi che, senza colorazione della sintassi, li rendono altrettanto illeggibili.

Lo stile adottato sembra distaccarsi un po’ dal classico dei manuali tecnici, per tendere a quello dei testi universitari.

In alcuni casi si ha la sensazione che ci sia molto di più dietro (e spesso a ragione), e che il libro copra solo l’uso base di alcune caratteristiche.
In altri casi è scritto chiaramente (con relativo link) che per approfondire si possono consultare fonti online.

Alcuni piccoli errori tipografici come campi di array separati da :  (come in javascript) invece che da => in PHP, o virgolette dimenticate  nelle chiavi di accesso agli array sono facilmente individuabili e non pregiudicano la qualità del libro.

(more…)

Pogoplug, altra delusione…

Continuo coi miei rant, spero di non sembrare troppo disfattista. Magari nei prossimi giorni parlo un po’ del Galaxy S2, di cui invece sono soddisfattissimo. :)

Circa un anno fa l’agenzia dove lavoro ha comprato un Pogoplug Business. L’esigenza principale era di avere un “file server” semplice da usare, con interfaccia sia web (da dare ai clienti) che “locale” (per montare le condivisioni sui PC della LAN). Era essenziale la multiutenza, in modo da dare, per esempio, una cartella ad ogni utente locale, e una ad ogni cliente, dove potesse caricare i file da mandarci e scaricare quelli preparati da noi.

Per questo siamo andati sulla versione Business, la più costosa, pubblicizzata proprio con queste caratteristiche.

Come funziona

Spiego brevemente come funziona il Pogoplug.

(more…)

Gnome 3, mezzo disastro

L’ho visto in experimental, l’ho tenuto d’occhio per un po’ e finalmente una decina di giorni fa ho deciso di installarlo. Ma me ne sto pentendo.

L’ambiente è stato completamente rivoluzionato. Per alcune cose (poche) in meglio, per altre (molte) in peggio. In generale si nota una spiccatissima tendenze ad assomigliare più possibile a OSX. Per non dire che lo stanno copiando a man bassa. (more…)

Eclipse: Helios, un satellite coi buchi?

Ieri Eclipse (Galileo) ha iniziato a dare di matto.

Già da un po’ avevo notato rallentamenti quando scrivevo un “uguale” (=), ma dopo 3-4 secondi mi mostrava l’autocomplete e mi lasciava continuare a scrivere, salvo perdermi uno spazio ogni tanto. Ho provato a disabilitare l’autocomplete durante la scrittura (lo voglio solo quando premo ctrl-space), ma non ci sono riuscito.

Eclipse bugsMa ieri quei 3-4 secondi sono diventati più di 10 minuti. Non so quanto, e non so se si sarebbe mai ripreso. L’ho killato dopo un buon gelato. E ho iniziato a cercare soluzioni in Internet.

Sembrava un problema legato al fatto di avere troppi file nel progetto, e infatti linkando lo Zend Framework questo numero superava abbondantemente i 1000. Pur perplesso dal fatto (alcuni miei progetti si avvicinano a quella cifra, non oso pensare progetti più importanti), disattivo lo ZF, chiudo tutti gli altri progetti, e continuo a programmare per un po’, finché non si ripresenta il problema anche con “miseri” 150-200 file nel progetto.

Allora cancello il workspace e tutte le config di Eclipse e riprendo, pensando a una config corrotta. Dopo aver riscaricato tutti i plugin. Illuso. Dopo 2 ore per ripristinare tutto si ripresenta lo stesso errore. Decido quindi di aggiornare Eclipse, cosa che non avevo fatto perché sembra che la nuova versione abbia problemi con l’SDK Android.

Helios

Ho quindi scaricato la nuova versione (Helios), direttamente con PDT integrato, e ho (re)iniziato a configurare e scaricare plugin.

Ma i plugin non funzionavano.

Apparivano nella finestra dei moduli installati, se tentavo l’update mi diceva che non c’erano aggiornamenti, non potevo abilitarli o disabilitarli, solo rimuoverli. Ma non facevano niente. Niente nuove perspective, niente nuovi progetti, niente finestre aggiuntive.

Scavando (per ore) tra le configurazioni e su Internet non ho trovato niente di risolutivo, finché, alle 9 di sera, ho deciso di insospettirmi del fatto che Helios (Eclipse 3.6) creasse una cartella di nome .eclipse/org.eclipse.platform-3.5.0 nella mia home, e ho messo questo in Google, trovando finalmente il bug report nel tracker di Eclipse.

A quanto pare il nuovo Eclipse vuole scrivere nella directory di installazione quando si installano nuovi plugin. Controllando, infatti, si trova un permesso rws sul gruppo in diverse sottodirectory.

A questo punto ho semplicemente fatto un

chown -R root.adm /usr/local/eclipse-3.6

e ho assegnato il mio utente al gruppo adm (lo era già, in realtà). Tutto ha ripreso a funzionare senza problemi. Mi riservo di valutare i rischi di questa operazione, ma a una prima occhiata sembrano abbastanza limitati (un plugin può spattumare Eclipse, ma nel caso lo reinstallo, e lo poteva fare già prima).

Android

Lo so, sono masochista.

Sul sito di Android è scritto chiaramente di NON usare Helios perché ci sono dei bug irrisolti. Ma io ho la testa dura. E comunque ho tenuto la vecchia versione di Eclipse installata, giusto in caso…

Con Helios ho provato a creare un nuovo progetto di test, con target Android 2.2 e minSdk 3 (Android 1.5). Lo crea e mi dà subito errore dicendo di non trovare la package “android”. Lo aggiungo a mano tra le Referenced Libraries del progetto, e gli errori spariscono, ma ora mi dà errore di conversione da Java a Dalvik. Indagherò nelle prossime ore/giorni.

Io pensavo che i problemi si limitassero a un bug già segnalato, peraltro correggibile in modo abbastanza semplice (Window->Preferences, XML->XML Files->Editor, togliere la spunta a “Use inferred grammar…”).

Update 10:10

Il problema con il package android si risolve semplicemente: Window->Preferences, quindi General->Workspace->Linked Resources, attivare la spunta su “Enable Linked Resources”. Bisogna farlo prima di creare o scaricare qualsiasi progetto Android, altrimenti non ho idea di come aggiungerlo in seguito. :)

I conti… tornano?

Quando si inizia ad avere la sensazione di vivere in paese destinato a diventare “terzo mondo”.

Stavo leggendo l’ultimo numero di Wired, quando trovo un articolo intitolato “Iran, la lunga marcia online verso la libertà”, in cui leggo:

L’Iran è online da vent’anni, e ha uno dei livelli più alti di accesso alla rete in tutto il Medio Oriente (stimato intorno al 40%), oltre al maggior tasso di aumento di utenti (passati dal milione del 2005 ai 23 milioni del 2008).

Arrivato in ufficio, più tardi, trovo una notizia su ZeusNews titolata “Crescono le internaute italiane“, in cui leggo:

Dei circa 20 milioni di italiani online, 8,3 milioni sono donne (il 32%)…

…e mi chiedo come possa un paese in cui è fortissima la censura, il controllo statale, la repressione, essere più avanti di noi (la popolazione totale è più o meno la stessa) nell’accesso a Internet.

Sarà un problema di mentalità? Di ignoranza? Di mancanza di infrastrutture? Di ostruzionismo?

Linux Day 2009 a Treviso

Nona edizione del Linux Day.

Sabato prossimo, 24 ottobre, si svolge in tutta Italia il Linux Day, manifestazione nazionale promossa da Italian Linux Society e realizzata a livello locale da oltre 100 Linux User Group.

A Treviso l’appuntamento è ormai fisso presso l’ITIS Max Planck di Lancenigo di Villorba, in via Franchini 1, dalle 10:00 alle 18:00.

Quest’anno la formula cambia leggermente, per cercare di venire incontro al meglio alle richieste del pubblico.

La mattina sarà tutta dedicata a una panoramica generale sul mondo Linux, a cosa è, a come funziona e a che software si possono utilizzare. Ampio spazio per le domande del pubblico.

Il pomeriggio prevede due percorsi possibili:

  • in aula magna tre talk da seguire: Virtualizzazione con Virtualbox, SME server e Appliance di rete con Linux
  • in aula “on demand” talk su quello che vuole il pubblico: richiedete un argomento e noi ve ne parliamo (nei limiti del possibile :) )

Per tutta la giornata i membri del TVLUG saranno a disposizione per chiacchierare, per farvi vedere cosa si può fare con Linux e per aiutarvi a installare Linux sul vostro PC o per copiarvi CD e DVD delle ultime distribuzioni uscite.

Venite a trovarci!

OpenMoko WikiReader

La rivoluzione in casa OpenMoko

Ogni tanto mi ricordo di avere anche un blog, e oggi è uno di quei giorni. E scusatemi se è un post polemico.

Probabilmente vi ricordate l’annuncio nell’aprile di quest’anno di Sean Moss-Pultz riguardo il mettere in standby (cioè di ammazzare) il progetto Freerunner per dedicarsi al “Plan B”, un device che avevano già in cantiere e che gli avrebbe permesso di restare in affari.

WikiReaderBene, quel device è uscito, e lo vedete qui in tutto il suo splendore.

Un fantastico dispositivo da 99 dollari, con schermo monocromatico (almeno è touchscreen) e tre tasti. Fornito con una SD da 8 GB con caricato Wikipedia. E vendono pure gli abbonamenti per gli aggiornamenti, mandandoti a casa una nuova SD ogni volta. E non ci puoi fare niente altro che consultare Wikipedia.

Scusate il sarcasmo latente nel post, ma a me pare una str… Voglio dire: il mercato più florido e fervente di questo periodo è quello dei telefonini. Le stime dicono che entro qualche anno gli smartphone supereranno i “dumbphone”, Android, nato dal niente, si prevede che diventerà la seconda piattaforma per smartphone entro il 2012 (dopo Symbian).

Tu hai uno smartphone quasi completamente pronto, con hardware neanche tanto malvagio (e bastava aggiornare la CPU e aggiungere un po’ di RAM per renderlo quasi perfetto), con un software a buon punto, una comunità anche abbastanza collaborativa e blocchi tutto per sviluppare e distribuire una “cineseria” che, prevedo, verrà venduta sì e no nei discount e nei negozi di souvenir?

Bah…

A new Galaxy

Ebbene sì, ho fatto la mia scelta…

Un paio di settimane fa ho finalmente rotto il porcellino e ho comprato il Samsung Galaxy. Ci ho smanettato per un po’ ed ecco qui le prime impressioni.

L’ho comprato in un centro Wind, pagato 399 euro, ed era l’unico disponibile, arrivato quel giorno stesso. Il commessio era quasi dispiaciuto di non averlo potuto mostrare a nessun cliente. :)

Dopo la canonica notte in carica, con ancora tutti gli adesivi protettivi attaccati, l’ho finalmente acceso. La prima cosa che ho fatto è stato configurare la rete WiFi a casa, “spaventato” da storie trovate su Intetrnet di cellulari che si collegano da soli a Internet e finiscono il credito in pochi minuti. Un sentito grazie alle compagnie telefoniche italiane a ai loro prezzi assurdi sul traffico dati.

L’interfaccia è abbastanza (capirete poi perché non “molto”) intuitiva, e le operazioni comuni sono tutte a portata di mano, ma una letta al manuale utente (un po’ striminzito, ma non più di altri cellulari che ho avuto. Solo che questo è uno smartphone…) toglie molti dubbi. In particolare, cliccare sulle icone e aprire la lista delle applicazioni col bottone in basso è, naturalmente, intuitivo, ma capire che dalla lista di applicazioni si può “tenere premuta” un’applicazione per spostarla sul desktop, oppure che la barra in alto è trascinabile per aprire la finestra notifiche non sono immediate, anche se semplici e veloci, così come lo slide verso destra o sinistra che permettono di spostarsi tra i 3 desktop virtuali. In questo è molto “linuxoso”. (more…)

A new world

Sto pensando di prendere un palmare nuovo…

Sharp Zaurus sl-c1000Da ormai 3 anni vivo quasi in simbiosi con il mio Zaurus SL-C1000 “Akita”, che come il fedelissimo omonimo cane, mi segue un po’ dappertutto. Forse è stato il migliore acquisto che abbia fatto, e svolge ancora egregiamente il suo lavoro (la batteria dura ancora 7-8 ore di uso attivo e mesi in standby), ma sta iniziando a mostrare i segni del tempo. Ormai fuori produzione da quasi 2 anni, anche il supporto del team di Angtrom sta latitando, al punto che ormai da appunto 2 anni non lo posso più aggiornare. Inoltre la mancanza di una connessione WiFi o comunque di rete funzionante ne limita un po’ l’uso. In pratica è diventato un ottimo ebook reader (mi  ci sparo una cinquantina di libri l’anno…), ma ben poco altro.

Allora, visto che mia moglie ci sta sbavando sopra da un po’ (anche lei è una avida lettrice ed è stanca di portarsi libri da 1 Kg in borsa), ho iniziato a guardarmi intorno per vedere cosa offre il panorama Linux di oggi. Le scelte sono fondamentalmente quattro.

Nokia N800/N810

nokia n810Un bell’oggettino, con un bello schermo (800×480) e, nel caso dell’810, una tastiera fisica che mi farebbe molto comodo quando, in giro, mi capita di dover prendere appunti in velocità e magari non ho con me l’Eee. L’ho valutato per un po’, e l’avrei anche trovato a un prezzo stracciato, per le sue caratteristiche, ma poi ho pensato: perché non fare il grande passo e unire il cellulare al palmare, andando su uno smartphone?

Anche perché Nokia sta un po’ stravolgendo il panorama Linux in casa sua: sta portando Maemo verso le Qt, ha acquistato Symbian e lo sta rendendo Open Source, ha preso accordi con Intel per collaborare. Non è ancora chiarissimo verso cosa stia andando.

Allora il primo pensiero è stato…

OpenMoko Freerunner

openmoko freerunnerUn progetto interessante, due anni fa. Bellissimo lo schermo da 640×480, anche se forse un po’ piccolo. Peccato per il resto dell’hardware, e in particolare la scarsa flash memory interna (pur se espandibile con microSD) e la limitazione a reti telefoniche 2G. Ma avrei anche potuto sopportarlo (non mi collego mai in mobilità, e il WiFi integrato sarebbe stato più che sufficiente), ma le vicende degli ultimi mesi in casa OpenMoko mi hanno fatto pensare.

In definitiva la piattaforma hardware è stata abbandonata a sé stessa. Il nuovo modelli ha solo una piccola correzione hardware che toglie il ronzio di sottofondo (bug del precedente modelli, sistemabile con una saldatura), ma non offre maggiore memoria interna (sia RAM che flash) e non è ancora chiaro se scaricando la batteria fino al minimo si rimane ancora fregati.

Dal lato software si vedono continuamente, nei blog degli sviluppatori, nuove versioni del software di sistema. Peccato che ci siano 3-4 versioni di sistema operativo con forse una trentina di sviluppatori, quindi tutto è perennemente in beta e non si capisce nemmeno se ci si può telefonare.

In pratica è diventata una sala giochi per gli sviluppatori. Il che non mi sarebbe dispiaciuto, se non avessi la necessità di un device funzionante e con un po’ di software stabile disponibile, quindi ho valutato le due iniziative “commerciali”:

Palm Pre

palm preDopo anni di attesa finalmente la Palm è riuscita a presentare il suo cellulare basato su Linux, e gli è anche riuscito abbastanza bene, con una CPU a 600 MHz, 256 MB di RAM, 8 GB di flash. Peccato per la risoluzione dello schermo, che ormai sembra standardizzata tra i cellulari, di solo 320×480 (metà del mio Zaurus e del Freerunner, quasi 1/3 del Nokia N8x0).

Grazie a un bug della prima versione del S.O., alcuni sviluppatori sono anche riusciti a “rootarlo”, e quindi ad accedere agli internals del S.O.. E perfino ad installarci Debian!

Il sistema non è male, anche se lo sviluppo di applicazioni è un po’ limitato, visto che i programmi devono praticamente essere delle webapp scritte in HTML5, CSS e Javascript, anche se c’è supporto per database SQLite.

Purtroppo non sopporto il tipo di tastiera che ha. I tasti sono troppo piccoli. Se avessero fatto lo slider dalla parte lunga sarebbe stato un po’ meno “blackberroso”, magari non si sarebbe potuto scrivere con una mano sola, ma almeno sarebbe stata usabile. Scartato. Non rimane molto tra cui scegliere…

Android

htc g1Il primo cellulare con questo S.O. è stato l’HTC G1, detto anche Dream, e ha fatto sognare per un po’ parecchia gente. Ormai è un anno che è sul mercato, ma per una cosa è ancora insuperato: la tastiera fisica. Anche se aggiunge un po’ di spessore al telefono, sarebbe perfetta in un device aggiornato, con linee un po’ più arrotondate e, grazie ai nuovi componenti di dimensioni ridotte, magari montato su un device più snello. Purtroppo il quantitativo di RAM (192 MB) e flash (256 MB) è ridotto a misure di oltre un anno fa. La CPU è buona (528 MHz) e lo schermo è il tristemente diffuso 320×480, ma qui da 3.2″. Punto debole denuinciato da molti la durata della batteria.

In seguito al suo successo (ne sono stati già venduti più di 1 milione), altri modelli l’hanno seguito a ruota, e quest’anno si preannuncia come “l’anno di Android”. htc magicL’HTC Magic (chiamato anche “G2″ da alcuni) è già sul mercato da un po’, e sono usciti o in uscita (sul mercato italiano) il Samsung i7500 Galaxy e l’HTC Hero. Entro fine anno si prevede che i modelli sul mercato, da vari produttori, saranno almeno una ventina, e già si parla di Motorola e di Sony Ericsson.

Intanto le note dolenti: sempre lo stesso schermo 320×480 e niente tastiera fisica. Per il resto, ognuno si distingue dagli altri per alcuni particolari, ma tutti integrano le caratteristiche salienti di Andoid: connettività 2G, 3G, WiFi, Bluetooth, GPS e accelerometri integrati, touchscreen e, naturalmente, applicazioni sia ufficiali che di terze parti basate sulla VM dalvik disponibili in rete.

HTC è il pioniere di Android e si trova in vantaggio rispetto agli altri. Se il Magic è una piccola evoluzione del Dream dal punto di vista hardware (raddoppiata la flash, a 512 MB, ma la RAM, la CPU e lo schermo sono rimasti uguali) e software (monta Android 1.5 contro l’1.0, comunque aggiornabile, del G1), HTC Herol’Hero è un passo più lungo. La RAM è stata portata a 288 MB, la flash rimasta a 512 MB e la CPU a 528 MHz, ma l’interfaccia “classica” di Android è stata completamente stravolta da HTC, e sono stati creati appositamente diversi widget per integrare meglio tutte le funzioni “social” del telefono. Purtroppo non ha un connettore standard da 3.5mm per le cuffie/microfono, ma solo una ExtUSB, che non ho ancora capito se è fisicamente compatibile con le prese microUSB standard.

Rimane il dubbio se questa nuova interfaccia implichi qualche incompatibilità con le applicazioni standard di Android Market, o se possa andare in conflitto con widget di terze parti. Vedremo i primi test cosa diranno.

Per quanto riguarda Samsung Galaxy i7500il Samsung Galaxy, non sono ancora riuscito a trovare specifiche hardware complete, ma credo che la CPU sia la “solita” 528 MHz, mentre la RAM dovrebbe essere oltre i 256 MB, forse 288 (ne dichiarano 192 MB liberi). Punti forti sono la memoria flash, di ben 8 GB, e lo schermo Amoled. Inoltre sembra che la tastiera a schermo abbia un feedback tramite la vibrazione del telefono. Ho provato questa funzione sul Samsung YP-P3 e, nonostante non riesca a dare lo stesso feeling delle tastiere fisiche, è comunque molto utile per capire se un tasto lo si è premuto o meno, senza essere costretti a fare su-e-giù con lo sguardo tra la tastiera e l’entry widget.

Per il resto la GUI è “classic Android”, e fortunatamente i connettori per cuffie/microfono e microUSB sono standard, quindi si potranno usare gli accessori che si preferisce. Non è ancora chiaro se l’accesso al market sarà completamente libero o limitato. Durante la conferenza di presentazione è stata un po’ fumosa la questione. Ma il video pubblicitario di presentazione è simpatico. :)

Sembra anche che il prezzo in Italia sarà di 399 euro, un centinaio di euro in meno rispetto all’Hero e, visto la dotazione hardware, mi fa propendere molto verso questo modello.

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